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Durante i primi anni della Guerra Fredda l’Estonia, che era una delle Repubbliche che costituiva l’Unione Sovietica, non aveva nessun contatto con il resto del mondo tranne che per poche centinaia di turisti stranieri che visitavano la capitale Tallinn. Negli anni ’60 i leader estoni capirono però che un po’ di turismo avrebbe fatto bene al Paese, specie alle casse dello Stato che avrebbero incassato un po’ di valuta forte.

Fu così che il 7 luglio 1965 venne ripristinato il regolare servizio di traghetti tra Tallinn e Helsinki attraverso il quale migliaia di finlandesi ed esuli estoni nostalgici si riversano nella capitale estone.

Per i sovietici però, se da una parte c’era soddisfazione per gli introiti nelle casse dello stato grazie alla valuta forte dei turisti, dall’altra c’era il timore che tra i visitatori si nascondessero delle spie che avrebbero potuto mettersi in contatto con i dissidenti politici e con i Fratelli della Foresta, un gruppo di partigiani che avevano compiuto numerose operazioni di sabotaggio e guerriglia contro il governo sovietico.

Per questo motivo i leader comunisti decisero la costruzione di un hotel nuovo di zecca nel quale tutti i turisti stranieri vi avrebbero soggiornato. Per renderlo all’altezza degli standard occidentali i sovietici affidarono i lavori di costruzione ad una ditta finlandese e, quando nel 1972 fu inaugurato, diventò l’edificio più alto di tutta Tallinn. Fu chiamato Intertourist Viru, come tutti gli altri hotel dell’omonima compagnia sovietica Intertourist, il cui compito era l’organizzazione e la cura dei viaggi dei visitatori stranieri all’interno del territorio dell’Urss. L’hotel aveva 22 piani e sull’ultimo c’era un grande ristorante dal quale gli ospiti potevano ammirare il centro storico della città e il panorama sul golfo di Finlandia.

Ma l’hotel nascondeva un segreto che tutti i dipendenti conoscevano, ma di cui non parlavano mai, un piano nascosto sopra il ristorante dove non arrivava l’ascensore e non erano ammesso nessuno, fatta eccezione per gli agenti Kgb, che vi avevo installato una stazione di ascolto per spiare gli ospiti dell’albergo. Vi si accedeva da una porta seminascosta sulle scale del 22esimo piano che aveva un cartello con la scritta “Sin ei ole midagi”, che in estone significa “Qui dietro non c’è niente”.

Molte delle camere d’albergo nascondevano infatti dispositivi di ascolto: i microfoni vennero nascosti nei muri, nei telefoni, nei vasi dei fiori, furono posizionati anche nel ristorante, nella sauna, negli ascensori e perfino nei pesanti posaceneri del night club, l’unico locale della città autorizzato a restare aperto fino alle 3 di notte.  Persino i portieri erano spie del Kgb perché erano loro ad avere i maggiori rapporti con i clienti dell’albero e per questo conoscevano i loro movimenti nella città.  Tra gli ospiti della struttura i giornalisti stranieri erano sotto stretto controllo perché il Kgb era interessato ai loro spostamenti e ai loro eventuali incontri; gli agenti russi volevano sapere innanzitutto se fossero spie, e poi con chi parlavano a Tallinn e cosa avrebbero scritto sull’Unione Sovietica una volta tornati a casa. L’hotel era poi dotato di potenti antenne sul tetto capaci di captare i segnali radio da Helsinki, a 50 miglia di distanza dall’altra parte del Mar Baltico, o dalle navi che passano lungo la costa estone. Insomma, una struttura costruita proprio per spiare tutti gli ospiti stranieri che visitavano la città.

Nell’agosto del 1991 però le cose cambiarono; mentre Mosca era nel caos per via del colpo di stato, con il sequestro di Gorbaciov e della moglie e il tentativo di alcuni ministri e generali di bloccare le riforme Perestrojka e Glasnost, il Parlamento estone dichiarò l’indipendenza dell’Estonia il 20 agosto.  Dalla sera alla mattina, gli agenti del Kgb scapparono via in fretta e furia portando solo le cose più importanti e, quando il giorno dopo i dipendenti estoni salirono al 23esimo piano, trovarono i segni di una partenza veloce: dispositivi elettronici rotti, carte sparse e posacenere traboccanti. Nessuno toccò nulla e la porta fu richiusa.

Pochi anni dopo, l’hotel Viru fu privatizzato e acquistato dalla catena finlandese Sokos Hotels. I nuovi proprietari non crebbero ai loro occhi quando salirono al 23esimo piano e, dopo aver visto tutto, presero la decisione di lasciare tutto intatto così com’era e ristrutturare tutto il resto dell’hotel.

Oggi è diventato il Museo del Kgb dell’hotel Viru e tutto è rimasto a quella notte dell’agosto 1991: il pavimento di linoleum ingiallito, una vecchia macchina da scrivere con ancora dentro un foglio e altri fogli sparsi sulla scrivania e per terra, il posacenere ancora pieno di mozziconi di sigaretta spenti più di 20 anni fa, una maschera antigas abbandonata sulla scrivania e un lettino verde oliva nell’angolo insieme a molte apparecchiature radio con scritte in cirillico.

I segreti dell’hotel delle spie di Tallinn

A Tallinn c’era un hotel in cui il Kgb, durante la Guerra Fredda, spiò tutti i turisti, l’Intertourist Viru. Molte delle camere d’albergo nascondevano infatti dispositivi di ascolto: i microfoni vennero nascosti nei muri, nei telefoni, nei vasi dei fiori, furono posizionati anche nel ristorante, nella sauna, negli ascensori e perfino nei pesanti posaceneri del night club. E oggi…

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