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La Camera dei deputati ha confermato la fiducia al governo sul decreto legge Ucraina bis, che contiene le misure urgenti per contrastare gli impatti, economici e umanitari, della guerra in corso nel Paese esteuropeo. I voti a favore sono stati 391, 45 quelli i contrari e due gli astenuti. Il testo è stato già approvato dal Senato a fine marzo. In occasione del voto al senato, il premier Mario Draghi aveva avuto anche un colloquio al Quirinale con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, interpretato come un messaggio inviato soprattutto al capo politico dei 5 stelle, Giuseppe Conte, critico sulla linea del governo di aumentare le spese militari.

Il Dl Ucraina

Il testo del decreto prevede la partecipazione fino a settembre di militari italiani alle operazioni e missioni messe in campo dall’Alleanza Atlantica per rafforzare la deterrenza e la sicurezza del fianco orientale, a cominciare dallo schieramento della forza di reazione rapida Vjtf, oltre alla conferma dei dispositivi italiani attualmente schierati nelle missioni Nato attive. Sul piano dell’assistenza a Kiev, il testo stabilisce la cessione gratuita di mezzi ed equipaggiamenti militari. Inoltre, l’Italia rafforza la cooperazione e l’assistenza al governo ucraino per tramite del ministero degli Esteri.

L’iter parlamentare

Il voto era previsto già lunedì, ma è slittato dopo che per ben tre volte era mancato il numero legale dei parlamentari per procedere con la seduta, con la Lega che ha registrato il maggior numero di assenti. L’aula è stata riconvocata il giorno dopo per il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità al decreto presentate da Fdi, rigettate dall’Aula, che ha poi potuto procedere oggi al voto sulla fiducia.

L’informativa di Draghi

Intanto è attesa per domani l’informativa del presidente del Consiglio alle Camere, anche alla luce dell’incontro avuto la settimana scorsa a Washington con il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Il passaggio del premier alle Camere, si recherà prima al Senato e successivamente alla Camera, non prevede alcuna votazione da parte delle assemblee, nonostante continui il pressing del Movimento 5 Stelle per una nuova votazione sulla posizione italiana in merito all’invio delle armi in Ucraina.

Impossibile una retromarcia

Tuttavia, imprimere ora una retromarcia agli impegni presi anche a livello internazionale sarebbe una decisione inspiegabile da parte dell’Italia. Sulla questione era intervenuto anche il presidente del Copasir, Adolfo Urso, a margine dell’audizione del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, sul decreto per l’autorizzazione sulla cessione di equipaggiamenti militari all’Ucraina. Dopo il “via libera” al documento, e la secretazione del suo contenuto per motivi di sicurezza nazionale, il senatore aveva infatti ricordato come il Parlamento avesse “approvato praticamente all’unanimità un provvedimento che autorizza il Governo alla cessione degli armamenti per l’intero 2022”.

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