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La municipalità di Kiev ha diffuso una mappa informativa su dove si trovano i rifugi anti-aerei. Il contesto è il rafforzamento militare russo ai confini ucraini, oggetto di attività diplomatiche di vario ordine fino alla telefonata diretta tra il presidente statunitense, Joe Biden, e il russo Vladimir Putin. Mosca continua a sostenere che si tratta di normali attività della Difesa (esercitazioni routinarie); Washington, Bruxelles e Londra si dicono preoccupate; dopo i colloqui del Gruppo di contatto trilaterale i leader di Francia, Germania e Ucraina hanno chiesto la rimozione di tutte le truppe russe; Kiev continua a tenere alta l’attenzione (le informative da Kiev sui rifugi anti attacco servono anche a questo, ossia a dire che l’Ucraina sta prendendo sul serio quanto sta accadendo appena oltre il Donbass, la regione di contatto dove i separatisti filorussi combattono contro le forze regolare dal 2014, e dove l’Osce continua a individuare mezzi militari russi, segno di un’assistenza che Mosca continua a dare ai ribelli ucraini).

L’Ucraina occupa un ruolo importante nella “intera gamma di problemi” di cui Biden ha proposto a Putin di discutere in un incontro in un paese terzo durante la recente telefonata — proposta che il Cremlino ha detto di valutare, anche alla luce del nuovo round di sanzioni che Washington ha sganciato contro Mosca, colpendo anche il coinvolgimento in Ucraina. Da Kiev, con sponda l’Italia, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, denuncia che mai come ora ci sono stati tanti soldati russi al confine (già fatto notare dalla Casa Bianca): motivo per cui l’Europa — ambiente culturale e politico che l’ucraino tiene a far passare come proprio — non può arrendersi. Significherebbe “perdere tutto ciò che fa del nostro continente uno spazio libero e di pace”, dice parlando su Repubblica. Sono parole cercate: Zelensky era stato anche messo in discussione per le sue ostinate volontà di dialogare con Mosca, ma ora ricorda che il suo paese è anche pronto a difendersi.

E lo fa calcando un aspetto: non è solo una questione di liberare “un territorio occupato” dell’Ucraina (il Donbass e la Crimea), ma è in gioco la democrazia. Ossia alza la questione su uno dei temi globali attorno a cui Biden intende compattare gli Stati di diritto occidentale contro gli autoritarismi. La destabilizzazione dell’Ucraina destabilizza l’Europa intera, dice — non a torto: la crisi delle relazioni tra Ue, Usa e Russia s’è aperta con la guerra bel Donbass e l’annessione della Crimea, nel 2014. Zelensky calca anche sulla richiesta di aderire al Piano d’azione per l’adesione alla Nato: è l’elemento che “preconizza per tornare alla pace” (l’inclusone ucraina all’alleanza le concederebbe la capacità di deterrenza frutto della difesa collettiva dell’articolo 5).

Zelensky, dopo l’incontro trilaterale (che si è svolto a Parigi, con la cancelliera tedesca collegata in video conferenza) s’è detto pronto a tenere colloqui a quattro che includevano il presidente russo per calmare le relazioni. Ha poi suggerito che un incontro separato tra Biden e Putin potrebbe aiutare a risolvere alcuni problemi, ma che non dovrebbe esserci una discussione sostanziale sull’Ucraina senza i rappresentanti ucraini presenti.

Mentre i social network diventano le forme di diffusione di importanti dati osint lungo il confine, intanto la questione si allunga anche in mare. La Russia ha annunciato l’intenzione di chiudere lo stretto di Kerč, motivo: esercitazioni. Lo stretto, tracciato da un ponte con cui Putin ha collegato fisicamente la Russia alla Crimea, è un punto talassocratico fondamentale per Kiev: si trova nell’angolo nord orientale del Mar Nero, chiudendo la sacca del Mar d’Azov. Vi si affacciano dal lato ucraino Mariupol, porto commerciale, e la simbolica città di Yalta; da quello russo, Rostov sul Don, sede del Distretto Sud delle Forze armate russe (comando guidato dal generale Aleksander Dvornikov; uno che a metà marzo dichiarava che i nuovi sistemi missilistici terra-aria S500 e S350 possono essere dispiegati per proteggere la Crimea).

Due notti fa attorno a Kerč s’è rischiato (di nuovo) lo scontro a fuoco quando cinque barchini da pattugliamento russo hanno compiuto manovre provocatorie davanti a tre gun-boat ucraine. Del confronto marittimo della partita in corso fa parte anche la decisione degli Stati Uniti di annullare il dispiegamento pianificato di due navi da guerra nel Mar Nero. Lo hanno annunciato funzionari turchi (che ricevono richieste di passaggio anticipate secondo la convenzione di Montreaux). Non è chiaro se sia stata una scelta per de-escalare le tensioni, ma può essere. Intanto l’attaché militare americana in Ucraina, la colonnello Brittany Stewart, pochi giorni fa ha visitato la sede della 72esima Brigata meccanizzata “Cosacchi neri” posizionata sul fronte del Donbass: Stewart indossava la mimetica con sopra il distintivo col teschio e la scritta “Ucraina o morte” (usato anche da gruppi di destra).

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