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È stato il weekend del G20 a Roma, ma è stato anche il weekend delle decine di migliaia di persone a sostegno del Ddl Zan. In oltre 44 piazze da Aosta a Palermo, abbiamo visto manifestare spontaneamente un popolo pacifico ed eterogeneo, eppure molto arrabbiato per quanto accaduto in Senato questa settimana. D’altra parte non c’è un sondaggio di opinione che non registri una maggioranza schiacciante a sostegno del disegno di legge contro la omotransfobia. Il tema non è più considerato divisivo, anzi. Proprio, la mancata approvazione è stata percepita come un diritto negato a centinaia di migliaia di persone in Italia.

Tra palazzi e opinione pubblica, anche dopo quel vergognoso applauso al Senato, sembra essersi scavato un solco ancora più profondo. Anche i media tradizionali non sembrano davvero aver capito la portata dell’evento. Alcuni si lanciano in interpretazioni politiciste, altri si arrampicano sugli specchi attraverso mistificazioni e semplificazioni su influencer e nuove celebrity, sostenitori – ognuno a suo modo – della norma.

Tutto questo avviene due settimane dopo il trionfo del Pd e del centrosinistra alle amministrative. Trionfo che non solo ha rimesso la chiesa al centro del villaggio, per citare Rudy Garcia, cioè il Pd è tornato a essere l’unico perno possibile di qualsiasi alleanza vincente anti nazionalisti. Allo stesso tempo ha rilanciato le ambizioni del segretario Letta, che mentre tranquillizza Conte e gli alleati 5S, inevitabilmente li spinge giorno dopo giorno in un cono d’ombra di visibilità e consenso. E infatti la maggior parte dei sondaggi registra il Pd come primo partito.

Sul Ddl Zan il Pd ha avuto una posizione nettissima, niente compromessi sulla vita e sui diritti delle persone. Lo ha fatto alla Camera, lo ha fatto prima della pausa estiva al Senato. Le sue scelte sono state coerenti. Anche a rischio di perdere, come è successo questa settimana. Ma se ha perso nelle dinamiche parlamentari, ha sicuramente vinto la fiducia di quelle piazze. Sta ricostruendo, per usare un termine antico, una vera connessione sentimentale con il Paese. Il Pd può perciò tornare a dialogare con un pezzo enorme di opinione pubblica e ad avere di nuovo ambizioni di guida. Perché se il Palazzo si chiude alle richieste delle piazze, solo il Pd può comprendere quelle ragioni e farle proprie.

Tra tutti i partiti che sostengono il governo Draghi il Pd è quello che sta lavorando maggiormente alla costruzione del suo profilo politico. La pax draghiana – se così si può dire – sta facendo un gran bene a Letta e ai dem. Certo, è una pace a termine, e il temine è l’elezione del Presidente della Repubblica. Quella partita come è ben noto, si giocherà solo in Parlamento. E aver recuperato la connessione con il Paese, purtroppo o per fortuna, non avrà nessun peso nel ruolo che il Pd giocherà sul prossimo inquilino del Colle.

Ddl Zan e non solo, il Pd nel solco tra palazzi e piazza. Scrive Nicodemo

Sul Ddl Zan il Pd ha avuto una posizione nettissima, niente compromessi sulla vita e sui diritti delle persone. Lo ha fatto alla Camera, lo ha fatto prima della pausa estiva al Senato. Le sue scelte sono state coerenti. Anche a rischio di perdere, come è successo questa settimana. Ma se ha perso nelle dinamiche parlamentari, ha sicuramente vinto la fiducia delle piazze

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