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Carles Puigdemont è di nuovo in libertà. Il leader indipendentista catalano, ricercato per il suo ruolo nel referendum per la secessione della Catalogna nel 2017, è atterrato a Bruxelles, dopo essere stato arrestato poche ore in Italia.

L’ex presidente catalano prevede di tornare in Sardegna domenica per partecipare all’udienza di lunedì sull’estradizione richiesta dalle autorità spagnole, come ha spiegato in un comunicato l’avvocato Gonzalo Boye.

In un articolo, il quotidiano spagnolo El Diario sostiene che tutte le analisi che pronosticavano la fine del governo con l’arresto di Puigdemont non hanno una base giuridica, ma sono parte di un desiderio represso: “Il reazionario patrio aveva già un futuro tracciato, Puigdemont sarebbe stato processato in Spagna in maniera immediata, ponendo fine al tavolo di negoziazione e di conseguenza al governo di coalizione […] Non è durato né 12 ore questo pronostico che confondeva i ‘sogni’ con la via che veramente sta prendendo la politica in Catalogna”.

Tuttavia, c’è chi crede che la situazione è in costante evoluzione. L’arresto di Puigdemont in Italia avrebbe compromesso l’equilibrio (già precario) del governo spagnolo guidato dal socialista Pedro Sánchez, al punto di mettere in dubbio la continuità dell’attuale legislatura. Perché sono davvero tanti i dossier a rischio per un mancato accordo con gli indipendentisti catalani. Il più importante: l’approvazione dei bilanci generali dello Stato.

Per evitare questo scenario catastrofico Sánchez eviterà qualsiasi movimento o contatto con la Procura che possa contribuire all’estradizione di Puigdemont, secondo la stampa spagnola. Una fonte del palazzo di governo La Moncloa ha dichiarato al sito VozPopuli che l’esecutivo è consapevole che, prima o poi, l’ex presidente catalano sarà processato in Spagna. Ma preferiscono aspettare più tempo possibile per il ritorno in patria, evitando così uno strappo nell’alleanza con il partito Esquerra Republicana de Catalunya (Erc), uno dei principali soci nella coalizione di governo.

A Madrid cercano anche di evitare che Puigdemont sia processato prima che il Tribunale di Giustizia Europeo si pronunci sulla sua immunità parlamentare. Il processo contro l’ex presidente catalano accende il dibattito sulla persecuzione contro Puigdemont. “E i giudici che devono decidere in Lussemburgo non sono insensibili a quanto si legge sui media – hanno spiegato le fonti del governo a VozPopuli -. Che succederebbe se, per esempio, l’Italia consegna Puigdemont e un anno dopo il Tribunale mantiene l’immunità?”. È questa la domanda che si fanno in molti, anche nel nostro Paese…

Inoltre, il governo vuole isolare Puigdemont per restare legato al suo discorso in Catalogna e dare più influenza agli alleati di Erc. Con i leader indipendentisti graziati, riattivare i meccanismi di giustizia per l’ex presidente potrebbe solo danneggiare il processo di dialogo e ridare forza ai secessionisti più radicali, come sostiene in un editoriale il sito Catalunya Press.

Non ci sono dubbi però che la vicenda dell’arresto di Puigdemont, e la probabile estradizione in Spagna, riguarda il suo futuro politico e quello del movimento indipendentista. Come sottolinea in un editoriale El Español, se un giorno Puigdemont vuole guardare in faccia di nuovo il leader Oriol Junqueras “dovrà accettare che l’unica soluzione è il ritorno in Spagna per essere processato per i reati di sedizione e prevaricazione, e aspettare un successivo indulto. Giocare come il gatto col topo, cercare con l’ineffabile avvocato Gonzalo Boye di sfruttare tutte le crepe del diritto e le contrazioni dei Paesi europei e le loro istituzioni può essere gratificante nel breve periodo. Ma, quanto può durare? Due anni, fino ad esaurire tutte le risorse possibili?”. Il processo contro Puigdemont sul territorio spagnolo sembra un fatto ineludibile, per la Spagna, l’Italia e anche per il resto dell’Europa.

L’arresto di Puigdemont minaccia la Spagna (e c'entra l'Italia)

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