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Nel dibattito transatlantico sulla regolamentazione delle nuove tecnologie entra in campo, con tutto il suo peso, il Consiglio di sicurezza nazionale (Nsc), organo che assiste il presidente degli Stati Uniti nelle decisioni più importanti, ed è presieduto dallo stesso Joe Biden. La settimana scorsa, alla vigilia del suo viaggio in Europa, è partita una lettera dal Nsc destinata alla delegazione dell’Unione europea a Washington. Il contenuto è stato rivelato da Trade Secrets di FT, e fa trapelare una certa tensione per gli ultimi sviluppi tra Bruxelles e Strasburgo.

L’amministrazione Biden è preoccupata delle “politiche protezionistiche che prendono di mira esclusivamente le aziende americane”, in particolare dopo il report di Andreas Schwab, eurodeputato tedesco del Ppe che ha suggerito di modificare la bozza di Digital Markets Act (Dma), di cui è relatore, in chiave decisamente anti-Big Tech.

Schwab in un’intervista al Financial Times ha definito Google, Amazon, Apple, Facebook e Microsoft “il problema principale” per la tutela della concorrenza nell’Ue. La questione ruota intorno alle società gatekeeper, cioè quelle che operano in più paesi, hanno un impatto significativo sul mercato, e collegano un gran numero di utenti a un gran numero di aziende.

Quando a dicembre la Commissione europea ha annunciato i regolamenti Digital Markets Act (Dma) e Digital Services Act (Dsa), i criteri includevano tra i gatekeeper una ventina di aziende, tra cui alcune con sede in Europa (come Booking.com). Ma per Schwab bisogna restringere il campo. Non più 65 miliardi di euro di capitalizzazione ma 100 miliardi, non più 6,5 miliardi di euro di giro d’affari negli ultimi tre anni ma 10 miliardi.

Non solo: per ricadere nella definizione aggiornata da Schwab bisogna offrire “due o più servizi da piattaforma”, cosa che escluderebbe l’europea Booking.com (che offre principalmente servizi turistici) lasciando invece il gruppo di testa delle americane. Nel report si legge che il Dma “dovrebbe essere indirizzato verso le compagnie con un chiaro ruolo di gatekeeper per il loro ruolo e impatto sul mercato interno”.

Schwab ha precisato il suo pensiero: “Arriviamo alle prime cinque [che sono tutte americane], magari alla sesta, Alibaba. Ma non includiamo una settima per coinvolgere anche un’azienda europea per far felice Biden”. Praticamente una legge ad aziendam, per usare una locuzione impropria ma chiara, che colpisca solo le Big Five della Silicon Valley.

Queste frasi non sono state accolte con leggerezza dal Nsc, perché “rendono la cooperazione normativa tra gli Stati Uniti e l’Europa estremamente difficile e inviano un messaggio che la Commissione [europea] non è interessata ad impegnarsi con gli Stati Uniti in buona fede per affrontare queste sfide comuni in un modo che sia utile ai nostri comuni interessi condivisi”, si legge nella lettera.

Non è solo l’esecutivo americano a essere contrariato dall’atteggiamento dell’eurodeputato: il Digital trade caucus, che riunisce i parlamentari che si occupano di tecnologia, ha avvertito Biden che una simile legislazione europea “danneggerebbe in modo sproporzionato le società americane”.

Dal Nsc hanno precisato che gli estratti della lettera non ne riflettono l’intero contenuto. L’obiettivo è un “dialogo costruttivo”, per costruire un terreno comune sulle politiche digitali e capire meglio le proposte europee.

In effetti, a livello intergovernativo, i rapporti tra Stati Uniti e Unione Europea sono in fase di netto miglioramento, con l’accordo al G7 sulla tassazione minima globale, il summit in corso a Bruxelles, la rinnovata alleanza strategica nella Nato e la pax sulla questione Boeing-Airbus. Ma a quanto pare a Strasburgo, dove le sessioni in presenza sono riprese la settimana scorsa, non è arrivato il memo aggiornato sui nuovi rapporti euro-atlantici…

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