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La strada delle scorciatoie a fronte di quella con cui sciogliere i nodi. Questo il bivio che attende l’Italia secondo l’ex ministro Vincenzo Scotti che analizza con Formiche.net non solo l’emergenza sanitaria del Covid, ma anche i problemi che affliggono la maggioranza.

La inquieta il fatto che senza un mandato della magistratura le forze dell’ordine potranno entrare in un domicilio per controllare quanta gente si ospita in casa?

Bisognerebbe leggere attentamente il Dpcm e come viene formulato perché i temi sul tavolo sono molteplici. Questo in particolare credo sia da affidare alla prudenza e all’attenzione del presidente del Consiglio, che è un giurista.

Ha ragione il premier ad escludere un nuovo lockdown?

Sì, credo che occorrano misure molto calibrate: rispetto all’inizio dell’emergenza, questa volta c’è bisogno di una forte comprensione reciproca tra politica e scienza, provando assieme a trovare una soluzione, la meno invasiva ma la più efficace. Sono due necessità che vanno mediate alla fine nella stesura del documento.

Il Recovery Fund sarà decisivo per riformare le deficienze italiane? E in che modo non mancare questo grande appuntamento?

La strada è stata già imboccata dall’Ue che ha fatto la scelta di intervenire nella crisi, aprendo ad un intervento verso i Paesi in difficoltà tramite finanziamenti e contributi, rendendo questa crisi non un fatto isolato ma della comunità nel suo insieme: per questa ragione da affrontare con uno spirito solidaristico. Difficile, ora, tornare indietro: l’abilità dei negoziatori eviti il perdere ulteriore tempo. Vedo due priorità al momento: da un lato rendere i tempi i ragionevoli, quindi restando ancorati al programma dell’Ue e dall’altro disporre di una regia di insieme che tenga assieme tutti i progetti. Ciò al fine di non intenderli come una somma generica di interventi, ma piuttosto come una serie di misure da mettere in pratica come un disegno armonico per lo sviluppo complessivo del Paese.

Prima di trovare un candidato comune per il Campidoglio e Palazzo Marino cosa dovranno fare Pd e M5s?

Valutare la convergenza di intenti della loro azione: il difficile è individuare un comune obiettivo ed una ragione politica condivisa. Non possono procedere insieme solo come un escamotage per uscire dalle difficoltà del momento. Si tratta di realizzare una svolta nel nostro Paese: avvicinare un partito storico e tradizionale come il Pd ad un contenitore che, dopo essersi affermato come movimento, deve provare ora a farsi di governo per amministrare.

Al Senato i numeri preoccupano. Dal centro potrà arrivare un sostegno al governo? Cosa pensa delle nuove iniziative centriste come Insieme?

Oggi ciascuna forza politica è chiamata a fare delle scelte coraggiose, non legate ad una lotta personale o contro qualcuno ma perché il paese si trova dinanzi ad una svolta epocale: per questa ragione solo sciogliendo i nodi si potrà avere un futuro. Penso alla volontà italiana di riscattarsi da una lunga fase di depressione che, come noto, inizia prima dell’emergenza sanitaria e possiamo individuarla nel 2008, con la crisi economica che poi sfociò in Ue. Ci portiamo dietro da quell’anno molti detriti e abbiamo bisogno di uscirne fuori, tramite riforme strutturali nei settori chiave. Le forze politiche in maggioranza devono capire come stare assieme: non dimentichiamo che le ultime elezioni hanno dimostrato una spinta alla coesione, non alla frantumazione.

La fragilità dell’attuale quadro politico rende ipotizzabile un Mattarella bis?

Sono scettico, perché dinanzi alle difficoltà non avrebbe molto senso scegliere nuovamente la strada della proroga, tra l’altro non gradita allo stesso presidente uscente. Individuare scorciatoie per tamponare la situazione non avrebbe molto senso. Invece penso che l’unico modo per affrontare al meglio il futuro sia sciogliere i nodi.

Mattarella bis? No alle scorciatoie. L'affondo di Scotti

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