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Joe Biden in testa nei sondaggi e, per la prima volta, nella raccolta dei fondi: Donald Trump stanco e un po’ sfatto, dopo il flop del comizio a Tulsa sabato sera. E che a beffare il magnate presidente e la sua campagna siano stati su Tik Tok una banda di ragazzini, fan del K-pop, il pop coreano, non migliora il quadro e non giova né al morale né alla credibilità.

Secondo il New York Times, centinaia di adolescenti si sono registrati in massa all’evento di Tulsa via Tik Tok “per fare uno scherzo” e il loro post ha avuto milioni di visualizzazioni e di adesioni. Così Trump ha parlato di un milione di richieste di biglietti e gli organizzatori s’attendevano cento mila persone, al punto da prevedere un palco all’esterno del Bok Center, che è poi stato smantellato all’ultimo minuto.

A conti fatti, dentro l’impianto di Tulsa, capace di 19 mila posti a sedere, sono entrate 6200 persone secondo la Cnn, che cita il dipartimento dei vigili del fuoco locale, o 12 mila persone passate attraverso i metal detector, secondo gli organizzatori. Comunque, molte meno della capienza.

C’è un altro indizio del momento difficile della campagna del magnate presidente: a maggio, Biden ha raccolto più soldi di Trump, toccando gli 80 milioni di dollari, la cifra più alta da lui ottenuta in un mese nella corsa alla Casa Bianca, mentre il presidente e il partito repubblicano hanno incassato 74 milioni di dollari. Lo scrive Politico, secondo cui Trump mantiene un netto vantaggio sul totale dei fondi raccolti: 265 milioni in cassa a fine maggio, mentre Biden, a fine aprile, ne aveva circa 100 milioni.

Trump è rientrato ieri alla Casa Bianca visibilmente stanco e poco entusiasta: camicia sbottonata, cravatta rossa slacciata, cappellino rosso della sua campagna in mano, il pollice levato in un cenno di saluto ai media, il magnate dava l’impressione di avere accusato il bagno di folla mancato dell’appuntamento in Oklahoma, dove nel 2016 ottenne i due terzi dei voti.

Ma il presidente è già pronto a ripartire: domani, martedì, sarà sul confine con il Messico in Arizona per celebrare il completamento di oltre 300 km di muro lungo la frontiera. Per Usa 2020, l’Arizona è uno Stato in bilico: Trump farà tappa a Yuma sul confine e poi andrà a Phoenix per fare un discorso ai giovani americani. In Arizona, i contagi di coronavirus sono quasi raddoppiati, dopo la riapertura.

In proposito, fa discutere una frase del presidente a Tulsa: ridurre i test per ridurre i contagi contati, affermazione che il suo staff ha cercato di derubricare a “battuta” – anche se, quando l’ha detta, non pareva tale. Biden denuncia “una delle ammissioni più accusatorie nella storia della presidenza … per nascondere la sua atroce cattiva gestione della peggior crisi sanitaria in molte generazioni … Non era uno scherzo, era una confessione”.

Fronte coronavirus, negli Usa si sono ieri avuti ‘solo’ 250 decessi – la domenica il computo risulta sempre inferiore alla media -. Alla mezzanotte sulla East Coast, si contavano negli Stati Uniti quasi 120 mila vittime e quasi 2.280.000 contagi, secondo i dati della Johns Hopkins University. Ieri, Peter Navarro, un consigliere molto ascoltato dal presidente Trump, ha detto che la Casa Bianca si sta preparando per un’eventuale seconda ondata di coronavirus in autunno: “Riforniamo le riserve, in vista di un possibile problema in autunno, facciamo tutto quello che possiamo”.

Domani, è anche il giorno dell’uscita del libro di John Bolton ‘The Room Where It Happened’, che la Casa Bianca ha inutilmente cercato di bloccare. Al Daily Telegraph, il diplomatico ed ex consigliere per la Sicurezza nazionale, repubblicano dichiarato, ha detto di volere votare per Biden alle presidenziali. “Nel 2016 votai per Trump e non per Hillary Clinton. Ma ora, avendo visto questo presidente da vicino, non posso farlo di nuovo: lui non rappresenta la causa repubblicana che voglio sostenere”, ha spiegato. “Il presidente non conosce la differenza tra interesse nazionale e personale, cosa che è molto pericolosa per il Paese … Non c’è coerenza o strategia: una decisione presa oggi può facilmente essere cambiata domani”.

Infine, la famiglia del defunto musicista Tom Petty ha formalmente diffidato Trump dall’utilizzare in campagna il brano ‘I Won’t Back Down‘, suonato nel comizio di Tulsa: “Siamo fermamente contro il razzismo – spiegano i familiari di Petty – e contro ogni tipo di discriminazione, Tom Petty non avrebbe voluto che una sua canzone fosse usata per una campagna di odio”. Il nome di Petty, chitarrista, cantante e compositore, si aggiunge a quello di una lunga lista di artisti e gruppi musicali che hanno diffidato Trump dall’utilizzare le loro canzoni nei suoi rally: fra glki altri, Neil Young, Rihanna, Elton John, Rem, Adele, Guns N Roses, i Rolling Stones, Pharrell, Queen, Prince, Aerosmith, Earth Wind and Fire.

Da Bolton a TikTok, tutte le grane (anche economiche) di Trump

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