Skip to main content

Il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, ha avuto un colloquio telefonico con il signore della guerra dell’Est libico, il capo miliziano Khalifa Haftar, che gode di questo genere di contatti politico-diplomatici perché diventano una forma di legittimazione. Haftar guida una milizia (nota con la sigla Lna) – sponsorizzata da Russia ed Emirati Arabi, secondariamente da Egitto e Francia – che sta cercando dal 4 aprile del 2019 di rovesciare il governo legittimo che l’Onu ha insediato a Tripoli (noto con la sigla Gna).

Il contatto con l’aggressore che dall’Est sta cercando di intestarsi il Paese come nuovo rais – ma trova la forte opposizione delle forze delle Tripolitania, ormai passate alla controffensiva – arriva a pochi giorni di distanza da una telefonata simmetrica, in cui Conte ha parlato con il presidente del Consiglio presidenziale, il premier del governo internazionalmente riconosciuto Fayez Serraj.

Serraj aveva chiesto a Roma un’assistenza (di tipo tecnico militare) per disinnescare le trappole esplosive che gli haftariani hanno lasciato attorno a Tripoli dopo la ritirata pesante di queste ultime settimane. L’hinterland della capitale, soprattutto le aree civili, è stato infestato di mine e IED posizionati dai miliziani di Haftar – un corpaccione eterogeneo composto da pochi libici, e poi mercenari ciadiani e sudanesi, alcuni siriani collegati alle forze sciite pro-regime, e contractor militari della russa Wagner.

L’Italia continua a rinunciare alla scelta di campo sulla Libia – che altri Paesi, come la Turchia, hanno fatto molto chiaramente guadagnando peso politico internazionale. Roma aveva un posizionamento netto che ha contraddistinto gli anni precedenti – quando aveva attivamente partecipato all’insediamento di Serraj nella base di Abu Setta, operazione condotta in strettissima partnership con l’Onu.

Il governo italiano ora conferma la linea della doppia sponda, posizione che ha portato avanti anche in passato ma con maggiore discrezione e funzionalità. Soprattutto, lo ha fatto in momenti in cui la richiesta italiana ad Haftar – ossia tornare al tavolo delle trattative – poteva essere ancora spendibile: ora Tripoli non vede già un interlocutore potabile nel signore della guerra dell’Est, responsabile di svariati bombardamenti contro i civili in questi ultimi tredici mesi.

Domenica, quattro bambini sono rimasti uccisi e sette persone ferite in un attacco condotto con l’artiglieria (razzi Grad) dagli haftariani su Souq Al Tholatha e Al Mansoura, nel centro di Tripoli, dove è stato colpito anche l’ex cimitero di guerra italiano.

Il 7 maggio, la stessa artiglieria di Haftar ha colpito un edificio a poca distanza dall’ambasciata italiana (e turca). Nel corso di questo ultimo anno, i droni emiratini haftariani hanno bombardato l’aeroporto di Misurata, dove si trova un ospedale militare italiano. A novembre, una batteria anti-aerea russa operante per conto di Haftar ha abbattuto un drone Reaper italiano sopra a Tarhuna (roccaforte di Haftar in Tripolitania, assediata da settimane).

Oggi, lunedì, secondo quanto afferma palazzo Chigi in una nota, Conte avrebbe chiesto ad Haftar di ritornare nel solco del “processo a guida Onu” e di implementare “il seguito della Conferenza di Berlino”, la riunione diplomatica dagli esiti fallimentari che avrebbe dovuto, a gennaio, avviare il processo di pacificazione con un cessate il fuoco che non è mai stato rispettato.

Il premier Conte ha ribadito “l’ineludibilità della soluzione politica, il rifiuto di ogni opzione militare e la necessità di un immediato cessate il fuoco”. Haftar non ha mai avuto reale intenzione di seguire il percorso politico, ma ha sempre pressato per il confronto militare spinto anche dai suoi sponsor esterni – ora soprattutto dalla Russia, posizionamento che ha risvegliato l’interesse americano sul dossier.

Conte chiama Haftar. Italia ancora indecisa sulla Libia

Il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, ha avuto un colloquio telefonico con il signore della guerra dell'Est libico, il capo miliziano Khalifa Haftar, che gode di questo genere di contatti politico-diplomatici perché diventano una forma di legittimazione. Haftar guida una milizia (nota con la sigla Lna) – sponsorizzata da Russia ed Emirati Arabi, secondariamente da Egitto e Francia – che…

2 giugno, no alle divisioni. Così Mattarella umilia la politica dei partiti (tutti)

"Desidero ringraziarli tutti e ciascuno. L'Italia - in questa emergenza - ha mostrato il suo volto migliore. Sono fiero del mio Paese". L'occasione è il Concerto dedicato alle vittime del coronavirus in occasione della Festa della Repubblica, a parlare è il Capo dello Stato Sergio Mattarella. Al centro delle sue parole, un messaggio fondamentale: è necessario cercare unità, coesione, collaborazione, quella…

Da Cdp e Mef a enti locali e imprese. Ecco la convenzione da (ulteriori) 12 miliardi

Dodici miliardi di euro direttamente dentro il sistema produttivo italiano non sono pochi, di questi tempi. Soprattutto se si tratta di debiti delle Pubbliche amministrazioni verso le imprese. In queste ore è arrivato il via libera dal ministero dell'Economia alla convenzione con Cassa Depositi e Prestiti che permetterà il pagamento di 12 miliardi di debiti della Pubblica amministrazione nei confronti…

Le proteste in Minnesota segnano la fine di Immuni? L'analisi di Monti

Di Andrea Monti

Una serie di tweet della rete americana NBC News rilancia la notizia secondo la quale le autorità del Minnesota useranno i dati dei software di contact-tracing per il contrasto al coronavirus nell’ambito delle operazioni di ordine e sicurezza pubblica rese necessarie a seguito delle proteste antirazziste scoppiate per la morte di George Floyd causata da un operante della polizia. Minnesota…

Come ridare dignità a politica e istituzioni. Il commento di Reina

L’Italia è in una fase di preoccupante emergenza sanitaria, ma anche di riconosciuto declino politico, istituzionale, sociale ed economico. La vicenda che riguarda la pandemia da Covid-19 è quella che tiene maggiormente in ansia gli italiani. Non meno rilevanti però sono i fatti che in queste settimane stanno chiamando in causa le istituzioni, la scarsa tenuta morale dei partiti politici,…

Poesia di cinema e letteratura. 50 anni dalla morte di Giuseppe Ungaretti

La notte tra il primo e il 2 giugno 1970 ci lasciava Giuseppe Ungaretti. Ai suoi funerali, rito cattolico, lo Stato italiano non era presente. Tra i tre più noti poeti ermetici, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo e appunto Ungaretti, come le antologie scolastiche ce li hanno tramandati a partire dal secondo Novecento, quest’ultimo fu quello che non ebbe mai il…

Nel cuore dei mondi

Che ce ne accorgiamo o no, camminiamo nel profondo dei mondi perché questa è la nostra vocazione di esseri umani. Tutt’altro che facile, anzi rischioso, tale cammino ci mette di fronte a una infinità di differenze spesso negate. Il fenomeno che chiamiamo globalizzazione ha una impronta solo occidentale. È come se i nostri paradigmi, che certo non vogliamo sminuire per…

Prima, durante e dopo il Covid-19. Come ripensare ai valori dei brand

Prima del Covid-19 il racconto di marca e il comportamento aziendale era orientato da certi temi e valori. Poi è arrivata la pandemia. Come si è trasformato durante la quarantena e come dovrà diventare domani in fase due e tre? Soprattutto per rilanciare una domanda che sembra impaurita e paralizzata cosa si dovrà raccontare? COME ERAVAMO: IL POTERE DEL SUCCESSO…

Generali e Mediobanca, l'allarme del Copasir sulle mire francesi

L’allarme non poteva suonare più chiaro. La possibile longa manus dei francesi su Mediobanca e Generali preoccupa il Copasir. A parlare è il presidente del comitato, il deputato della Lega Raffaele Volpi.  Con un comunicato, esprime “una sensibile e consapevole preoccupazione relative a dinamiche che potrebbero in futuro intercettare l'interesse condiviso del Paese”. Sotto la lente del Copasir c’è la…

Momento Sputnik anche per la Cina? Molinari racconta l’assedio all’Occidente

"Non credo che la Cina possa permettersi una nuova Tienanmen". Maurizio Molinari, direttore di Repubblica, già direttore de La Stampa e a lungo inviato negli Stati Uniti e in Israele, ne è convinto. Il presidente Xi Jinping non supererà una linea rossa a Hong Kong, semplicemente perché, ora, non può permetterselo. Certo, altrove, il governo cinese ha già varcato linee…

×

Iscriviti alla newsletter