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Lunedì 20 gennaio comincerà una settimana decisiva per la politica italiana qualunque saranno gli esiti degli appuntamenti più importanti: dal voto della Giunta delle immunità sul caso Gregoretti alle elezioni regionali di Emilia Romagna e Calabria. Decisiva per gli equilibri parlamentari, per la sorte del governo (che secondo molti troverebbe comunque linfa per andare avanti) e importanti anche per gli equilibri del centrodestra tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

La data del 20 gennaio è stata confermata per la votazione della Giunta delle immunità del Senato sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del leader leghista, accusato di sequestro di persona nei confronti di 131 migranti trattenuti a bordo della nave Gregoretti della Guardia costiera. La politica ci ha abituati a calcoli che prescindono dal merito delle questioni e, se non ci saranno nuove sorprese, lunedì 20 il voto potrebbe essere favorevole a Salvini per poi ritrovarsi nell’Aula di Palazzo Madama a febbraio dove invece potrebbe essere ribaltato.

Il voto decisivo del presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, sulla conferma del 20 come aveva stabilito il presidente della Giunta, Maurizio Gasparri, non ha sorpreso nessuno e le accuse reciproche fanno parte del gioco. Il ragionamento giallorosso è stato: conviene di più consentire a Salvini di lucrare elettoralmente su un eventuale processo o “disarmarlo” provvisoriamente?

L’ipotesi che la resa dei conti vera ci sarà in Aula a febbraio, avanzata per prima sulla Stampa un paio di giorni fa, sembra concreta, ma la vera domanda è un’altra: siamo di fronte a un tentativo di eliminazione di un avversario politico per via giudiziaria? L’ipotesi di sequestro di persona contestata da Salvini con il concetto del preminente interesse pubblico, anche se la sua memoria difensiva è incentrata solo sulla condivisione di tutto il governo su certe scelte e non sul reato in sé, può aprire discussioni giuridiche. Inoltre, come molti nei mesi scorsi avevano dimenticato che saremmo arrivati a questo punto, ora si dimentica che c’è un’altra inchiesta in corso per fatti analoghi dello scorso agosto relativi alla nave Open Arms e sui quali la procura di Agrigento ha inviato gli atti a quella di Palermo che ancora non comunica le sue conclusioni al Tribunale dei ministri del capoluogo siciliano.

Il problema è che nei prossimi mesi ci saranno sviluppi, non sappiamo quali, anche sull’inchiesta dei presunti fondi russi e su quelle connesse ai 49 milioni di fondi pubblici che la Lega deve restituire. Da mesi, anche da preoccupate fonti parlamentari leghiste, si parla di “tempesta giudiziaria” in arrivo, ma nessuno sa dire niente di più e nemmeno se si tratti di sviluppi di inchieste già aperte o di altre per ora sconosciute. Dietrologie a parte, ogni inchiesta ormai è commentata solo su basi politiche e quindi, a seconda delle simpatie, si insiste sulla persecuzione di un politico o invece sulla necessità di rispettare la legge.

Qualunque sarà l’esito delle regionali in Emilia Romagna, le inchieste in qualche modo legate a Salvini andranno avanti e, pur con la dovuta presunzione di innocenza, ciò comunque renderà fragile la politica e molto difficili i tentativi di collaborazione istituzionale bipartisan come vorrebbe, per esempio, Giancarlo Giorgetti.

Settimana di fuoco per Salvini (e per il governo). Il punto di Vespa

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