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Mai come quest’anno Torino durante la Fiera del libro ha avuto i riflettori puntati. Certo i motivi del dibattito hanno visto schieramenti diversi mettersi da una parte e dall’altra. Ma il bilancio finale è 5mila visitatori in più rispetto allo scorso anno. Un risultato che in teoria dovrebbe mettere d’accordo tutti su quello che sarà il futuro della manifestazione. Invece i dubbi si insinuano, anche se le voci che si alzano cercano di buttare acqua sul fuoco.

I NUMERI DEL SALONE

I visitatori totali della Fiera sono stati 148mila, con punta massima toccata sabato, record di presenze 15mila in un’ora e mezza.

Le polemiche che la hanno accompagnata alla fine hanno dato un input in più alla buchmesse, ma hanno anche creato un caso editoriale quale è “Io sono Matteo Salvini. Intervista allo specchio”, dell’editore Altaforte, vicino Casapound, “pietra dello scandalo” e scritto dalla giornalista de Il Giornale Chiara Giannini. Uscito in libreria il 9 maggio è su Ibs al diciannovesimo posto tra i libri più venduti e al terzo posto su Amazon.

LE POLEMICHE E LA FINE DELLA KERMESSE

“È stato un Salone del Libro molto ben riuscito, con numeri positivi, soddisfazione di tutti, editori, librai e pubblico. Un patrimonio che abbiamo difeso con i denti, da preservare e che ora consegnano nella mani della giunta che seguirà dopo le elezioni di fine mese”. Durante la conferenza finale di questa 32esima edizione queste sono state le parole dell’assessore alla Cultura della Regione Piemonte Antonella Parigi. E sull’esclusione dell’editore Altaforte ha ribadito l’appoggio alla scelta dell’organizzazione: “È stata l’unica cosa da fare per uscire dall’empasse. Per impedire che un donna internata nei campi di concentramento si sentisse obbligata a non mettere piede al Salone. Un evento, il Salone, che per noi ha rappresentato sempre un tempio di libertà e dialogo”.

In discussione però è stato messo il direttore, ovvero Nicola Lagioia, al vertice della manifestazione dal 2016, da quando cioè la Fiera nel capoluogo piemontese era stata messa in discussione con l’ipotesi di un’unica data da spostare a Milano. Le dimissioni sono state richieste dal consigliere comunale leghista, Fabrizio Ricca: “Nicola Lagioia deve dimettersi e deve fare lo stesso il suo direttivo. Non è francamente accettabile che il direttore di un evento importante come il Salone del Libro, evento in crescita e con una credibilità democratica internazionale da difendere, faccia partire un boicottaggio contro lo stesso evento che organizza”.

In soccorso del lavoro di Lagioia sono arrivati sia la sindaca di Torino Chiara Appendino: “Non permetteremo alla Lega di distruggere il lavoro di tre anni col quale abbiamo faticosamente salvato il Salone. Nicola Lagioia, direttore della rinascita del Salone, non si tocca, è patrimonio della città”, sia il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino: “Lagioia non si tocca. Ha saputo raccogliere l’eredità del Salone, rilanciarla, rafforzarla. È il direttore ideale un questo momento e per i prossimi anni. Ci sono i risultati a dimostrarlo”.

Anche la senatrice del M5S in commissione cultura, Danila De Lucia è intervenuta sul caso appoggiando Lagioia: “L’incontestabile successo e la qualità dell’edizione corrente del Salone del libro di Torino testimoniano l’ottimo lavoro svolto dal suo direttore Nicola Lagioia. La richiesta di dimissioni avanzata dalla Lega è inopportuna quanto strumentale. Non è possibile in un Paese civile confondere apologia di reato e pluralismo democratico”.

IL SALONE DI NICOLA LAGIOIA

“Io sono un uomo di dialogo, da parte mia la polemica è chiusa, è superata”. Ha detto alla fine della buchmesse il direttore del Salone del libro di Torino, Nicola Lagioia. “È anche normale che il Salone generi polemiche – ha spiegato – è una delle agorà più importanti di questo Paese in cui si parla di cultura e la cultura è anche scontro di idee purché rimanga civile”. “Ho ancora due anni e stiamo cercando di restituire un Salone più forte di come l’abbiamo preso”, specifica lo scrittore Premio Strega 2014 incalzato sulla richiesta di dimissioni. “In questi primi due anni abbiamo ricompattato tutto il fronte editoriale riportando al Salone tutta la filiera del libro. Abbiamo riassorbito la spaccatura editoriale, riassorbiremo anche quella politica”.

“È la comunità ad affidarci il compito del Salone ed è alla comunità che dobbiamo rendere conto. Qui – ha sottolineato Lagioia – è arrivato il Paese reale e tutto è cambiato. Ci ha travolto con la voglia di difendere questo Salone che magari ha destabilizzato qualcuno”.

A conferma delle parole di Lagioia c’è da sottolineare che durante i giorni della Fiera il direttore ha voluto incontrare sia Francesco Giubilei, l’editore di Historica e Giubilei Regnani, citato nell’ormai celebre post di Christian Raimo sui presunti editori sovranisti, sia Pierangelo Buttafuoco intervenuto al Lingotto per parlare di tutti i ribelli della storia della letteratura.

ARRIVERÀ UN CODICE ETICO?

Il problema adesso è quello di non trovarsi di nuovo impantanati nella stessa situazione di quest’anno con un editore prima accettato e poi rifiutato dalla Fiera. Il metodo su cui si sta ragionando è l’adozione di un codice etico, che secondo Giulio Biino, presidente del Circolo dei Lettori, tra gli enti organizzatori della rassegna, è la via più praticabile. “Se si chiede a chi vuole partecipare al Salone di sottoscriverlo, se ci si impegna, per esempio, a non fare apologia del fascismo e poi lo si fa, è più facile, da un punto di vista giuridico, risolvere un contratto, anche se entra sempre in gioco un aspetto di valutazione”.

Perplessità invece quelle espresse da Lagioia sul tema codice etico: “Ha dei pro e dei contro, può essere un’arma a doppio taglio, diventare discrezionale. Non è da prendere alla leggera, bisogna trovare un modo che possa evitare che diventi un arbitrio, non deve andare a detrimento della libera circolazione delle idee, ma deve rendere ogni decisione più fluida. Uno può tranquillamente venire al Salone e dire: la democrazia mi fa schifo, il problema è se fa capire che può fare qualcosa che la democrazia la mette in crisi”.

Molto scettico al riguardo anche lo storico direttore generale di Mondadori Gian Arturo Ferrari che in una intervista rilasciata a La Verità e ripresa da Dagospia esprime il suo dissenso sulla questione: “La libertà di espressione non è negoziabile. Quello che la costituzione impedisce è la ricostituzione del partito fascista”.

Intanto appuntamento al prossimo anno per la Fiera, dal 14 al 19 maggio 2020 e come sostiene Il Libraio per capire il futuro del Salone bisognerà attendere invece molto meno ovvero “l’esito delle Regionali in Piemonte, in programma, come le Europee, domenica 26 maggio”.

Il Salone del libro di Torino sta pensando a un codice etico

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