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Quando i pionieri americani hanno occupato i territori a ovest del Mississipi, nel selvaggio West, hanno realizzato strade, ferrovie e portato il telegrafo. Poi hanno costruito insediamenti stabili innalzando empori, saloon, barbieri e tutti gli altri servizi. Credo che lo stesso valga per lo spazio. I primi pionieri dello Spazio hanno costruito ferrovie verticali e strumenti di telecomunicazioni accompagnandoci fino a qui. Ora però è tempo di inaugurare una nuova fase economica e sociale. È il momento di costruire gli empori e i saloon del cosmo e certamente saremmo felice che i coloni di questa nuova economi e i gestori di queste nuove attività siano degli italiani.

Allo stato attuale, Roma investe oltre 2 miliardi nel budget dell’Agenzia spaziale europea (Esa), pari a circa 16 miliardi. L’Italia ha una nuova governance esecutiva con il Comitato ministeriale coordinato direttamente da palazzo Chigi ed è aiutata dall’Intergruppo parlamentare che in questa legislatura consta di circa cento parlamentari tra deputati e senatori, diversi dei quali sono qui oggi a dare supporto istituzionale alla New space economy. Lo Stato quindi, sia come struttura di governance, sia come budget, c’è ed è molto attento allo Spazio.

Come Parlamento e come governo inizieremo un lavoro strutturale di sensibilizzazione delle imprese italiane e dei capitali di investimento potenzialmente interessati allo Spazio. Questo sia per motivi di visione di sistema-Paese, sia soprattutto per motivi puramente egoistici. Perché alla fine, se il settore spaziale americano gode di partenariati in cui i privati sono titani come Jeff Bezos ed Elon Musk, certamente in Italia non possiamo dire lo stesso. Per ora non abbiamo dei Bezos e dei Musk nello Spazio, però abbiamo dei Bezos e Musk nell’agroalimentare, nel turismo, nel digitale e in tanti altri settori. E così, se una parte di questi capitali intuiranno i servizi spaziali e vi investiranno, allora avremo costruito come Italia un partenariato competitivo nel mondo e avremo posto le basi per reggere la sfida del cosmo e per democratizzarlo.

Abbiamo la fortuna di essere in un nuovo momento “Amazon”. È il nuovo 1994. Per una volta anticipiamo la concorrenza e rendiamo l’Italia il punto di riferimento della New space economy e il centro del capitalismo multiplanetario. Abbiamo il potenziale e la tradizione per farlo. È davvero semplice. Dunque il mio invito alle aziende è, visti gli ottimi ritorni economici, di non considerare la New space economy come qualcosa di esotico ma di nostrano. Non come qualcosa di stravagante ma di concreto. Il Parlamento è aperto ed è a vostra disposizione.

Il nuovo West è nello Spazio. Le opportunità per l’Italia raccontate da Niccolò Invidia

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