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“Faccio appello al Parlamento italiano di agire per passare la risoluzione a sostegno delle aspirazioni democratiche di Hong Kong”. Dopo il durissimo comunicato dell’ambasciata cinese a Roma che ha condannato la conferenza stampa di Joshua Wong al Senato con il Partito radicale e Fratelli d’Italia, l’attivista democratico ha fatto un appello al Parlamento italiano e ai suoi politici con un con un thread su Twitter: la democrazia, ha aggiunto, è il migliore strumento contro la Cina, l’Italia se ne faccia portavoce.

LA RISPOSTA DI DI MAIO

“La dichiarazione di Pechino sulla mia partecipazione al Parlamento italiano è una irresponsabile e irragionevole minaccia alla libertà di parola. Rivela l’ambizione della Cina a esportare il suo regime autoritario e la sua censura in Italia e in altre democrazie nel mondo”, ha proseguito Wong, sempre in riferimento al comunicato di ieri. A rispondere al governo cinese, nella serata di ieri, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio:  “I legami commerciali con tanti altri Paesi non possono mettere in discussione il rispetto delle nostre istituzioni, del nostro Parlamento e del nostro governo – ha detto a margine di un incontro con gli attivisti del Movimento Cinque Stelle a Venosa. L’invito al governo cinese è di “rispettare le conferenze che approfondiscono le questioni di livello internazionale”, anche quando non sono di suo gradimento (qui tutti i dettagli). Oltre al ministro degli Esteri, anche tanti esponenti politici di maggioranza e opposizione hanno denunciato le ingerenze cinesi, definendole inaccettabili (qui per maggiori dettagli).

IL COMMENTO DEGLI ORGANIZZATORI

“Da molto tempo seguiamo il rapporto con la Cina”, anche promuovendo iniziative, “per mantenere pressione su un Paese che parla di stato di diritto ma che per il Politburo cinese è la fredda applicazione della legge” soprattutto quando questa non è “in sintonia con i diritti umani”. Matteo Angioli, segretario di GlobalCRL (Global Committee for the Rule of Law), ha commentato con queste parole alla agenzia Agi la videoconferenza che si è tenuta in Senato giovedì con Joshua Wong. L’associazione, intitolata a Marco Pannella, e’ stata tra gli organizzatori dell’appuntamento al quale hanno partecipato parlamentari e non, spingendo il portavoce della rappresentanza diplomatica di Pechino a puntare il dito contro politici italiani, tacciandoli di “comportamento irresponsabile”.

“Già nel 2017 avevamo cercato di ospitare al Senato Dolkun Isa, presidente del Congresso mondiale uiguro, che non potè entrare nemmeno per un caffè perché c’erano state pressioni sulla presidenza del Senato. Isa era nella lista dell’Interpol, ma prese liberamente l’aereo, girava per Roma; quando però si trattò di entrare al Senato, fu avvicinato da agenti della Digos che gli impedirono di entrare”. Tra gli esempi di violazione dello stato di diritto in Cina, il segretario di GlobalCRL ha citato la detenzione di “milioni di uiguri in campi rieducativi, per non parlare di quello che sta accadendo da decenni in Tibet”.

UNA DICHIARAZIONE IRRAGIONEVOLE

La dichiarazione dell’ambasciata della Repubblica popolare cinese in Italia, che ieri ha pesantemente biasimato i parlamentari italiani per aver ospitato in videoconferenza il leader degli attivisti democratici di Hong Kong, Joshua Wong, “è la prova di quanto sia irragionevole Pechino”, ha aggiunto Wang sentito dall’Agi, dopo essere stato informato del comunicato.

Il cinguettio di Wong all'Italia: una risoluzione per la democrazia a Hong Kong

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