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Un uomo vero. Una figura possente del ‘900 quella di Giovanni Paolo II, proclamato Santo da papa Benedetto XVI il 1° maggio 2011. Definito da alcuni “il Papa della semplificazione”, ha messo insieme complessità e diversità. Un pastore e un politico. Un politico vincente, per gli storici. Il papa degli appelli drammatici, diretti. Un uomo vero esprimeva quello che aveva nel cuore. Testimone di speranza.

La capacità, quella di papa Wojtyla, di vivere il proprio tempo guardando la Storia da un osservatorio costante di apertura, di dialogo, di rinnovamento. Per risvegliare coscienze. Primo papa straniero, primo papa ad entrare in una sinagoga in una moschea. “Bisogna che qualcosa qui cambi”. Una frase diventata uno slogan, quella detta per la prima volta, nel 1983  ad Haiti durante la Messa, tra interminabili applausi. Il papa carismatico, che nel suo pontificato ha saputo comporre gli opposti, affermare la centralità della persona in una visione integrale dell’umanità.
Queste sono alcune riflessioni emerse in un incontro tenutosi a Roma presso lo storico Circolo Tennis Club Parioli, in occasione della presentazione dell’ultimo libro di Gian Franco Svidercoschi e Giacomo Galeazzi dal titolo “Chi ha paura di Giovanni Paolo II? Il papa che ha cambiato la storia del mondo”.

Relatori Silvia Costa, già europarlamentare, il Card. Edoardo Menichelli e lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Organizzatrice della serata Emanuela Andreoli. Un interessante e originale volume che, in occasione della ricorrenza della caduta del muro di Berlino, riprende le tematiche del pontificato e del modello di Chiesa attuato da Santo Papa Giovanni II.

Ma io vorrei ricordare oggi Papa Wojtyla soprattutto per l’impegno verso le donne. Un’attenzione autentica nei confronti di ciascuna donna. Alla quale si rivolge direttamente e quasi confidenzialmente nella celebre “Lettera alle donne” (29 giugno 1995), diffusa alla vigilia della IV Conferenza mondiale sulla donna promossa dall’ Organizzazione delle Nazioni Unite a Pechino. Un documento straordinario nel quale il Papa parla “al cuore e alla mente di tutte le donne” e dice  “vorrei rivolgermi direttamente ad ogni donna, per riflettere con lei sui problemi e le prospettive della condizione femminile nel nostro tempo, soffermandomi in particolare sul tema essenziale della dignità e dei diritti delle donne considerati alla luce della Parola di Dio”.

In una prospettiva positiva, propositiva, radicale, che nasce dalla difesa della dignità della persona umana, ma anche dal riconoscimento dell’impegno quotidiano, costante, silenzioso. “Grazie alla donna-madre, alla donna-sposa, alla donna-figlia e alla donna-sorella, alla donna-lavoratrice, alla donna-consacrata”. “Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo, e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani”.

Oggi più che mai attuale, La Lettera alle donne, in un tempo di violenza fisica e psichica, e di discriminazione in varie forme verso la donna. Un messaggio potente, recepito in maniera universale da donne di diversa cultura personale, sociale, religiosa, che aprì confronti e dialoghi anche tra le non credenti. Un messaggio in continuità con la lettera pastorale Mulieris dignitatem del 1988, in cui Papa Woityla affermava il fondamento biblico della parità tra uomo e donna (entrambi creati da Dio a sua immagine e somiglianza) e denunciava le ingiustizie e gli abusi perpetrati per secoli nei confronti delle donne.

A tutte le donne Giovanni Paolo II chiede perdono. Un punto di partenza per aprire un dialogo sempre vivo durante il suo pontificato. Una richiesta rinnovata nella “giornata del perdono” nella prima domenica di quaresima dell’anno giubilare del 2000: “Preghiamo per tutti quelli che sono stati offesi nella loro dignità umana; preghiamo per le donne, troppo spesso umiliate ed emarginate”.

E – si legge ancora nella vibrante Lettera – “Un impegno di rinnovata fedeltà all’ispirazione evangelica che, proprio sul tema della liberazione delle donne da ogni forma di sopruso e di dominio, ha un messaggio di perenne attualità, sgorgante dall’atteggiamento stesso di Cristo. Egli, superando i canoni vigenti nella cultura del suo tempo, ebbe nei confronti delle donne un atteggiamento di apertura, di rispetto, di accoglienza, di tenerezza”. Una parità concreta, anche nel sociale: nell’ esortazione apostolica Christifideles laici, Papa Woityla dice:”È del tutto necessario passare dal riconoscimento teorico della presenza attiva e responsabile della donna nella Chiesa alla realizzazione pratica”.

E, ancora nella Lettera alle donne: “È urgente ottenere dappertutto l’effettiva uguaglianza dei diritti della persona e dunque parità di salario rispetto a parità di lavoro, tutela della lavoratrice-madre, giuste progressioni nella carriera, uguaglianza fra i coniugi nel diritto di famiglia, il riconoscimento di tutto quanto è legato ai diritti e ai doveri del cittadino in regime democratico. Si tratta di un atto di giustizia, ma anche di una necessità. I gravi problemi sul tappeto vedranno, nella politica del futuro, sempre maggiormente coinvolta la donna: tempo libero, qualità della vita, migrazioni, servizi sociali, eutanasia, droga, sanità e assistenza, ecologia, ecc. Per tutti questi campi, una maggiore presenza sociale della donna si rivelerà preziosa, perché contribuirà a far esplodere le contraddizioni di una società organizzata su puri criteri di efficienza e produttività e costringerà a riformulare i sistemi a tutto vantaggio dei processi di umanizzazione che delineano la civiltà dell’amore”.

Una visione “olistica” della vita e dell’essere umano, quella di Giovanni Paolo II, in cui corpo, anima e spirito si coniugano armonicamente. Ma anche una visione profonda del significato delle relazioni tra uomo e donna e della capacità della donna di comprendere il senso pieno della condizione umana. Un messaggio diretto e dirompente per il mondo e per la società. Un messaggio di fiducia e di speranza per la donna. Da condividere oggi  più che mai con l’uomo. E anche un monito ancora attuale per le Istituzioni, la società, e il mondo del lavoro.

Un libro sul pontificato di Wojtyla, il papa che ha chiesto perdono alle donne

Un uomo vero. Una figura possente del ‘900 quella di Giovanni Paolo II, proclamato Santo da papa Benedetto XVI il 1° maggio 2011. Definito da alcuni "il Papa della semplificazione", ha messo insieme complessità e diversità. Un pastore e un politico. Un politico vincente, per gli storici. Il papa degli appelli drammatici, diretti. Un uomo vero esprimeva quello che aveva…

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