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“Non c’ è altra scelta”, gli alleati Nato devono aumentare le loro spese per la Difesa, ha detto Donald Trump da Londra. “Il primo ministro e io siamo d’accordo che i nostri alleati della Nato debbano aumentare le loro spese per la difesa. Abbiamo lavorato entrambi molto duramente a tal fine”, ha dichiarato il presidente americano ai giornalisti dopo un incontro con la premier dimissionaria Theresa May.

“Ci aspettiamo che un numero crescente di nazioni soddisfi il requisito minimo del 2 per cento del Pil: per affrontare le sfide odierne, tutti i membri dell’alleanza devono adempiere ai loro obblighi e non hanno scelta”, ha detto Trump. L’obiettivo del 2 per cento del Pil in spese militari è stato deciso nel vertice gallese del 2014, e a distanza di cinque anni sono molti i membri dell’alleanza a non rispettarlo – l’Italia per esempio è ferma poco sopra all’1 per cento.

Il Regno Unito e gli Stati Uniti, insieme a Estonia, Lettonia Polonia e Grecia, sono gli unici dei 26 paesi membri che superano il due per cento, con giganti come la Germania all’1,24 – aspetto che più volte è stato criticato e che sta dietro a parte delle polemiche tra Trump e la cancelliera Angela Merkel.

Il presidente americano sta utilizzando la visita di stato a Londra per mettere in chiaro alcuni lineamenti di interesse riguardo all’Europa. La considerazione sulle spese per la Difesa è stata anticipata da alcune indicazioni rivolte alla prossima leadership inglese sul futuro del paese. Il Regno Unito è di fatto senza un governo – May si dimetterà appena Trump lascerà il suolo inglese – e senza una strategia chiara sulla Brexit.

Trump sta cercando di usare diversi argomenti per ampliare la spaccatura tra Londra e Bruxelles giocando su una posizione di forza piuttosto netta. Gli americani offrono al governo inglese un nuovo accordo commerciale non appena il Regno Unito sarà fuori dall’Ue – accordo su cui Washington gioca leve a proprio vantaggio, consapevole di una posizione di forza.

Sottolineare le differenze su vari dossier, in questo caso l’investimento inglese nel settore militare – 2,10 del Pil – contro quello medio degli altri membri europei, fermo all’1,5, serve anche per marcare la discontinuità con l’Europa su cui Trump vuol costruire il nuovo corso della special relationship.

Quello militare è un ambito interessante perché le presidenze statunitensi da molto tempo che ne sottolineano gli squilibri. Con Trump questa necessità di riequilibrio è diventata un vettore con cui la Casa Bianca esercita la propria azione internazionale, sia sul campo commerciale che su quello politico. E il settore Difesa è terreno di perfetta sovrapposizione dei due piani.

La vicinanza con cui Washington partecipa alla politiche saudite, sposandone cause e assetti, è per esempio anche legata a un enorme accordo sulla vendita di armamenti americani. Quegli oltre cento miliardi di intesa non rappresentano solo l’incasso di una mole di lavoro enorme per l’America First trumpiano, ma anche una teorica garanzia che l’Arabia Saudita inizierà a giocare un ruolo più assertivo e impegnato all’interno dei dossier mediorientali.

Trump vuole un impegno analogo da parte dei membri Nato. Più investimenti nella Difesa per gli Stati Uniti significano maggiore divisione dei compiti a livello internazionale, maggior impegno degli alleati sui vari dossier comuni, dei quali l’America sente da tempo un peso eccessivo.

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