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Una posizione ufficiale della Commissione europea sulla Libia smentita dalla Commissione stessa. C’è un po’ di confusione a Bruxelles ed è meglio restare ai fatti che sono innanzitutto la lettera inviata il 18 marzo dal direttore generale per le Migrazioni e gli Affari interni della Commissione, Paraskevi Michou, al direttore dell’Agenzia Frontex, Fabrice Leggeri, nella quale si ricorda la legittimità dell’area Sar libica e si sottolinea quanti migranti siano stati salvati e ricondotti a terra dalla Guardia costiera di Tripoli. Una logica conseguenza è che si considerano quelli libici come porti sicuri, anche se la Michou non usa questi termini.

La lettera è stata resa nota dal Viminale con l’annuncio che il ministro Matteo Salvini ha aggiornato la recente direttiva sulla sorveglianza delle frontiere marittime e per il contrasto all’immigrazione illegale, quella che ha trovato la prima applicazione nel caso della nave Mare Jonio, aggiornamento che ha sorpreso la Commissione: la portavoce Natasha Bertaud si è limitata a ricordare che “la Commissione ha sempre detto che al momento in Libia non ci sono le condizioni di sicurezza necessarie e per questo motivo le imbarcazioni con bandiera Ue non possono avere il permesso di sbarcare in Libia e mai lo avranno”. Salvini ha replicato invitando a leggere con attenzione la lettera nella quale c’è il riconoscimento del ruolo della guardia costiera libica la cui affidabilità “è una gratificazione per l’Italia” ed è la base su cui è stata aggiornata la direttiva. Sta di fatto che, a meno di ulteriori novità, la lettera del direttore per le Migrazioni costituisce una svolta nei rapporti tra Stati e animerà certamente polemiche da parte di chi sostiene l’impossibilità di restituire i migranti salvati in mare alle autorità di Tripoli temendo che finiscano nuovamente in centri di detenzione, come hanno subito ripetuto numerose organizzazioni.

I SUCCESSI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA

Nella lettera si ricorda che la Libia ha ratificato la convenzione di Amburgo del 1979 sulle aree Sar (ricerca e soccorso) e che nel dicembre 2017 l’autorità libica per i porti e il trasporto marittimo ha notificato all’Imo (l’Organizzazione internazionale marittima) la propria area Sar: proprio in base alla convenzione di Amburgo, ha effetto immediato in quanto dichiarazione unilaterale. Ciò significa che la responsabilità delle operazioni di soccorso in quell’area Sar è dei libici e la Commissione riconosce i risultati raggiunti dalla Guardia costiera libica grazie anche al supporto dell’Unione europea come equipaggiamenti e addestramento. L’anno scorso, secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni, la Guardia costiera libica ha salvato e riportato a terra 15.358 migranti mentre fino al 22 febbraio di quest’anno ne ha salvati o intercettati 779.

LA GARANZIA DEL PERSONALE ONU

Un passaggio centrale della lettera, che consentirebbe di considerare di fatto quelli libici come porti sicuri, è rappresentato dalla presenza di personale dell’Oim (agenzia delle Nazioni unite) che si occupa di raccogliere i dati nei porti dove vengono sbarcati i migranti salvati: il 62 per cento a Tripoli, il 19 nel porto di Al Khums e l’11 per cento ad Azzawya. Nella lettera del direttore generale Michou si riconosce il lavoro svolto dalla missione Eunavfor Med-Sophia nell’addestramento dei libici e si ricorda che il Governo di accordo nazionale di Tripoli è riconosciuto dall’Onu.

COINVOLGERE TUNISIA ED EGITTO

Ma c’è un altro passaggio interessante: anche Tunisia ed Egitto andrebbero considerati alla stregua di Italia e Malta nelle operazioni di soccorso e, se ne deduce, anche di accoglienza. Infatti nella lettera si ricorda che quando viene attivata la Guardia costiera libica in caso di emergenza la comunicazione è inviata anche alle Guardie costiere di Italia e Malta. A proposito dell’Italia si sottolinea che, nonostante non si possa parlare di centro di coordinamento contiguo perché il nostro Paese non confina con la Sar libica, stiamo supportando molto i libici durante gli eventi Sar e nelle comunicazioni. Quella direzione generale della Commissione europea ritiene quindi appropriato includere, oltre a Malta, anche Tunisia ed Egitto, elemento che aiuta l’Italia che più volte ha cercato di indicare anche porti tunisini come i più vicini per uno sbarco. Infine si precisa che il quartier generale dell’Eunavfor Med non dev’essere considerato una sala operativa di coordinamento Sar: lo scopo della missione è altro anche se in caso di necessità ha contribuito a salvare migranti in difficoltà.

LA DIRETTIVA AGGIORNATA

La lettera ha fatto aggiornare la direttiva di Salvini che ora chiede ai vertici delle forze dell’ordine, delle Capitanerie di porto e della Marina di “garantire alle autorità libiche il legittimo esercizio delle proprie responsabilità nelle procedure di ‘search and rescue’” anche con un “sostegno operativo nell’ambito della cooperazione internazionale” rispettando la “salvaguardia della vita umana”. Una postilla: se oggi una struttura della Commissione considera quelli libici come porti sicuri è perché ci sono rappresentanti dell’Oim ed è giusto ricordare che l’Onu è in Libia grazie all’attività svolta da Marco Minniti negli anni scorsi quando l’Italia ha avviato un certo tipo di lavoro in Libia. Suo malgrado, Salvini deve ringraziare il suo predecessore se oggi segna un punto a favore sulla gestione degli sbarchi.

L’OPERAZIONE SOPHIA

Intanto è stata ufficialmente prorogata al 30 settembre la missione Eunavfor Med-Operazione Sophia dopo il mancato accordo dei giorni scorsi: l’Italia, in particolare con Salvini, chiedeva una modifica delle regole d’ingaggio perché gli sbarchi non fossero solo in Italia, ma non se n’è fatto ancora niente. Nel comunicato ufficiale del Consiglio europeo si afferma che il comandante dell’operazione, l’ammiraglio Enrico Credendino, “ha ricevuto istruzioni di sospendere temporaneamente, per motivi operativi, lo spiegamento delle forze navali dell’operazione” mentre aumenterà la sorveglianza aerea e il sostegno alla Guardia costiera e alla Marina libiche. Prima missione navale senza navi, almeno per i prossimi sei mesi, Sophia mantiene formalmente l’obiettivo principale di smantellare il traffico di esseri umani. Anche in questo caso si può aggiungere una postilla: dal giugno 2015 le navi della missione hanno soccorso il 9 per cento del totale dei migranti e solo quando era indispensabile il loro intervento, una percentuale minima. Oggi che gli sbarchi sono quasi azzerati, l’eventuale arrivo in Italia di migranti salvati da Sophia sarebbe prossimo allo zero. Eppure per una questione di puntiglio, giusta perché è doveroso che l’Europa si faccia carico pro quota ma pur sempre puntiglio, l’Italia rischia concretamente di perdere il comando della missione in autunno quando probabilmente la Francia (come si ammette anche da noi) è pronta a subentrare. Detenere il comando significa avere una posizione privilegiata nell’acquisizione di informazioni di intelligence sui traffici e sulla situazione libica che rischiamo di cedere per un puntiglio. Ricorda quel marito che si taglia gli attributi per fare torto alla moglie.

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