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I sorrisi delle foto ufficiali sono quelli delle grandi occasioni, stando alla versione per la stampa “le opportunità di pace per la Siria non sono mai state così alte” e “lo spirito di Astana è stato conservato”. Ma la verità è che la quadra non si trova e la Turchia sta continuando a battere i pugni sul tavolo e premere sul solito punto: l’esclusione dei curdi dalle trattative.

Così, il triangolare di Sochi ieri fra Russia, Turchia e Iran si è risolto con un altro appuntamento per il futuro.

E se il presidente russo, Vladimir Putin, si è limitato a dire che l’obiettivo è trovare una soluzione duratura in Siria, il presidente Erdogan si è lasciato scappare che i lavori vanno avanti “nonostante tutti i problemi e le provocazioni”.

Impossibile sapere con certezza a chi si riferisse, anche perché, sul capitolo Siria, Ankara ha problemi un po’ con tutti, soprattutto per il modo con cui intende affrontare la situazione nel nord del Paese, dove ci sono le milizie dello Ypg, con i curdi siriani. La Turchia vorrebbe condurre una massiccia operazione militare contro la sigla, che viene considerata vicina al Pkk e quindi terrorista. Ma questo vorrebbe dire coinvolgere migliaia di civili e soprattutto consentire alla Mezzaluna di creare una forte zona di influenza. Ipotesi che piace poco non solo a Mosca, ma anche agli Stati Uniti, che dalla Siria stanno per andare via, ma che prima di questo devono risolvere il problema dell’esuberanza turca.

Mosca ha ribadito di essere favorevole alla creazione di una zona di sicurezza. Progetto che vede Turchia e Iran concorrenti. Ma chi e come gestirà questa zona è ancora tutto da vedere.

Il prossimo appuntamento dovrebbe essere in Turchia. O almeno questi sono i desideri di Ankara. E, nelle speranze di Erdogan, Putin e Rohani, potrebbe salutare la formazione del comitato costituzionale siriano. Ma siamo ancora nel campo del condizionale e delle speranze. Damasco, che gode comunque dell’appoggio di Mosca, sta mettendo paletti sulla composizione del comitato.

Sta di fatto che, arrivati all’undicesimo trilaterale, sono state create quattro zone di de-escalation del conflitto nelle zone di Idlib, Homs, Ghout e Deera. Ma il cessate il fuoco permanente rimane una chimera.

Mosca deve tenere a bada la Turchia anche su un altro fronte. Ankara fa sempre più fatica a vedere Bashar al-Assad al suo posto, non solo per le condizioni poste sul comitato costituzionale, ma soprattutto ora che il presidente sta cercando di mandare avanti le armate governative per conquistare Idlib, il ché vorrebbe dire vincere la guerra.

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A Sochi sorrisi ufficiali, ma molti nodi ancora da sciogliere sulla Siria

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