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Il capitolo del contratto tra Lega e M5S su sicurezza, legalità e forze dell’ordine contiene alcuni punti che potrebbero perfino ottenere un appoggio bipartisan e altri su cui servirebbe capire meglio che cosa si vuole fare. Il verbo più importante usato nel testo, però, è “scomputare”, cioè calcolare le spese relative fuori dai vincoli di bilancio: lo si scrive nel paragrafo riguardante la polizia locale, ma sembra difficile non applicarlo anche al resto. Vediamo in dettaglio.

ORGANICI E CONTRATTI

Per il comparto sicurezza, quindi le forze dell’ordine, si prevede “un aumento del personale, rinnovo dei contratti in essere e riordino delle carriere”. Se ne deduce che si intende proseguire sulla linea dell’ultimo governo puntando a fare ancora meglio: infatti, dopo alcuni anni di blocco del turn over, il piano di potenziamento di quest’anno prevede circa 7 mila unità per Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza ed è stato impostato un piano quinquennale. Allo stesso modo, è stato rinnovato il contratto 2016-2018 che scade alla fine di quest’anno: comprendendo anche il comparto Difesa (che non fa parte di questo capitolo) nel gennaio scorso sono stati stanziati 150 milioni di euro per 450mila lavoratori complessivi. L’anno scorso, inoltre, è stato anche approvato il riordino delle carriere.

MEZZI E FORMAZIONE

Più fondi servono per investimenti: “Autovetture, armi non letali come taser o key defender, nonché armi e giubbotti antiproiettile adeguati ai rischi connessi alle minacce terroristiche” è scritto nel contratto, così come si prevedono “corsi antiterrorismo (C.A.T.) per tutti gli operatori che svolgono attività di controllo del territorio, compresi gli operatori delle specialità”. In parole povere, andrebbe sostituita buona parte dei mezzi a disposizione: a parte le autovetture, procurare armi e giubbotti più adatti a fronteggiare eventuali terroristi significherebbe munire ogni poliziotto, carabiniere o finanziere dei mezzi oggi a disposizione delle unità Api dei Carabinieri e Uopi della Polizia, una via di mezzo tra i normali agenti e i corpi speciali (Gis dei Carabinieri, Nocs della Polizia e Atpi della Finanza). I costi sarebbero elevatissimi.

VIDEOCAMERA SULLA DIVISA

Nel contratto si aggiunge che “si dovranno dotare tutti gli agenti che svolgono compiti di polizia su strada di una videocamera sulla divisa, nell’autovettura e nelle celle di sicurezza, sotto il controllo e la direzione del Garante della privacy, con adozione di un rigido regolamento, per filmare quanto accade durante il servizio, nelle manifestazioni, in piazza e negli stadi”. L’idea è vecchia di alcuni anni e da tempo è sollecitata dal centrodestra: nel marzo dell’anno scorso Gianni Tonelli, allora segretario del Sap (Sindacato autonomo di polizia) e oggi deputato della Lega, organizzò una conferenza stampa con parlamentari di Lega, FI e FdI sollecitando anche questa misura che sarebbe utile per provare come opera un agente in piazza e anche per dimostrare quello che accade in certe celle. L’intento era di difendere gli agenti ingiustamente accusati, ma anche gli inammissibili abusi che sono stati commessi in alcune occasioni, oggi al centro di processi, forse non sarebbero avvenuti con una videocamera. Nel materiale diffuso in quell’occasione si proponeva un emendamento al decreto sulla sicurezza urbana all’epoca in discussione per modificare certi calcoli nella Legge di stabilità 2017 (a valere sul 2018) e ricorrendo al fondo per il finanziamento degli investimenti di cui alla Legge di stabilità 2016: non si indicavano però i costi reali perché solo le videocamere sulle divise costerebbero parecchi milioni di euro.

LE SPECIALITÀ E LA POLIZIA LOCALE

“Intervenire per l’ammodernamento del complesso di strutture in uso alle forze dell’ordine nonché per il potenziamento e la valorizzazione dei presidi di sicurezza di specialità (postale, di frontiera, stradale, ferroviaria e nautica)” probabilmente significa un gigantesco piano infrastrutturale. Riguardo alla Polizia locale si parla di “normativa datata” e di “presenza di agenti sul territorio distribuita in modo non omogeneo”. Ma se è locale, che vuol dire non omogeneo? Comunque è “necessario un riordino del comparto” e occorre quanto segue: “Accesso alle banche dati Sdi (sistema di indagine); migliore definizione dei compiti della polizia locale; obbligatorietà di dotazioni strumentali minime; tavoli regionali per il coordinamento della sicurezza urbana e della Polizia locale con sottoripartizione in aree vaste; contratto collettivo. Si dovrà puntare a scomputare le spese relative al settore dai vincoli di bilancio”. Una rivoluzione che potrà essere valutata solo se ci sarà una proposta di legge dettagliata.

BULLISMO

Si pensa a uno sviluppo della cyber security con specifico riferimento al bullismo nelle scuole sul quale c’è un approccio duro: “Misure repressive per chi commette il reato e premianti per chi lo denuncia: prevedere sanzioni amministrative nei regolamenti scolastici; numero verde unico nazionale; premialità per gli studenti che denunciano episodi di bullismo (borse di studio); videocamere nelle scuole”.

OCCUPAZIONI ABUSIVE E CAMPI NOMADI

Sono due emergenze non semplici da affrontare. Gli alloggi “detenuti illegalmente sono circa 48mila” ed è necessario “velocizzare le procedure di sgombero attraverso l’azione ferma e tempestiva qualora non sussistano le condizioni di necessità certificate”. I controlli spettano alle Asl e ai Servizi sociali, ma “le sole condizioni di difficoltà economiche non possono mai giustificare l’occupazione abusiva. Gli occupanti abusivi stranieri irregolari vanno rimpatriati”. Riguardo ai rom, sono circa 40mila quelli che vivono nei campi e “il 60 per cento sono minori”. Anche qui l’approccio è duro: “Sono pertanto necessarie le seguenti azioni: chiusura di tutti i campi nomadi irregolari in attuazione delle direttive comunitarie; contrasto ai roghi tossici; obbligo di frequenza scolastica dei minori pena l’allontanamento dalla famiglia o perdita della potestà genitoriale”. La premessa, oggettiva e lamentata da molti cittadini che abitano soprattutto nelle periferie, è che chi abita in quei campi commette regolarmente reati e rappresenta “un grave problema sociale”.

IL GIOCO D’AZZARDO

È noto il fenomeno della dipendenza e anche in questo settore il contratto Lega-M5S propone soluzioni radicali: “Divieto assoluto di pubblicità e sponsorizzazioni; trasparenza finanziaria per le società dell’azzardo; strategia d’uscita dal “machines gambling” (Slot machines, videolottery) e forti limitazioni alle forme di azzardo con puntate ripetute; obbligo all’utilizzo di una tessera personale per prevenire l’azzardo minorile; imposizione di limiti di spesa; tracciabilità dei flussi di denaro per contrastare l’evasione fiscale e le infiltrazioni mafiose”. Non è chiaro se sono comprese anche le scommesse sportive, oggi considerate gioco d’azzardo regolamentato, e le cui pubblicità inondano le trasmissioni sportive. Inoltre, nel contratto si prevede “il rilascio dell’autorizzazione all’installazione delle slot machine solo in luoghi ben definiti”, e dunque non nei bar o nei distributori di carburante, “la limitazione negli orari di gioco e l’aumento della distanza minima dai luoghi sensibili (come scuole e centri di aggregazione giovanile)”.

SICUREZZA STRADALE

Non manca la previsione di maggiori risorse, stavolta per “il piano nazionale di sicurezza stradale”, oltre a più limitazioni per le patenti straniere, mentre si vuole premiare l’automobilista corretto con sconti sull’assicurazione o sul bollo auto visto che quello scorretto è punito con il taglio dei punti della patente. Come si vede, tutto ruota attorno al quel verbo: “scomputare”…

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