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I conti non tornano sulla Tav, ma stavolta sul serio. I due azionisti del governo hanno posizioni diametralmente opposte sulla Torino-Lione. Il che pone un quesito di base: ma alla fine la Tav si farà o no? Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli due giorni fa ha provato a dare una risposta direttamente a Formiche.net, che si può riassumere più o meno così: se l’analisi costi-benefici (che arriverà prima di metà mese) darà esito negativo allora la Tav rimarrà sulla carta. Altrimenti, ipotesi difficile a dire la verità, se ne parlerà.

Peccato che proprio oggi il capo politico del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, abbia definitivamente affossato l’opera, affermando chiaro e tondo che finché il M5S sarà al governo, la Tav può rimanere nel cassetto. Tutto ok, anzi no. Perché proprio ieri l’altro socio di governo, Matteo Salvini, visitando il cantiere di Chiomonte ha dato la sua versione della faccenda. Che, ma non è una novità, dista anni luce da quella di Di Maio.

La Tav, è il messaggio di Salvini, deve essere ultimata per due motivi. Primo, con la Torino-Lione si sgonfierebbe e non poco il traffico su gomma, fino a 1 milione di Tir all’anno. Secondo, chiudere i tunnel finora scavati costerebbe più del loro completamento (la Lega ha calcolato in 24 miliardi il costo del non fare la Tav). Insomma, la Tav si deve fare. Proprio ieri, in un’intervista a Formiche.net, il viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia aveva insistito sulla necessità di fare la Tav. “Abbiamo una constatazione di un forte calo del Pil. La Tav è un simbolo: anche da un punto di vista evocativo, se si ferma un cantiere come la Tav si ferma il Pil. Dobbiamo stare attenti a dare i giusti segnali”.

La partita si gioca sullo stato di avanzamento dei lavori. Per Di Maio è tutto ancora a carissimo amico, per Salvini no. Ma come stanno davvero le cose? Secondo alcuni calcoli dell’Agi, i chilometri totali di galleria scavati ad oggi (considerando il totale dei lavori geognostici) sono 28, proprio grazie all’avanzamento dei lavori nel cantiere di Saint-Martin-La-Porte. Dunque, ha sostanzialmente ragione Salvini a parlare di 25 chilometri di gallerie già scavate. Di Maio ha invece torto nel sostenere che non sia stato scavato nemmeno un centimetro del tunnel.

I chilometri di tunnel di Saint-Martin-la-Porte sono scavati nell’asse e nel diametro del tunnel di base e quindi ne costituiranno di fatto il primo tratto, già in fase di realizzazione. Secondo i dati più recenti, diffusi a gennaio 2019, sui 9 km totali di questo tunnel ne sono stati realizzati il 64%, cioè 5,75 km circa. Insomma, i lavori sono stati iniziati e proseguono, anche per ammissione della stessa ministra dei Trasporti francese, Elizabeth Borne, che ha assicurato il progresso del lavoro nei tunnel.

Ma pensare di bypassare l’opinione dei grillini, che accusano le “peggiori lobby” di spingere per la Tav, vorrebbe dire nei fatti sfiduciare una parte di governo e dunque farlo cadere. Forzare la mano, per Salvini, sarebbe un rischio. C’è un’unica soluzione, il referendum. Una soluzione salomonica in grado di scongiurare la rottura. Come a dire, se la Tav si farà sarà perché lo hanno chiesto gli italiani. Se non si farà, idem.

Venezuela governo giallo-verde

Tav, i chilometri di tunnel che separano Salvini e Di Maio

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