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Si fa presto a dire cantieri, grandi opere, posti di lavoro. In una parola, Pil. Il rischio, quasi del tutto italiano, è sempre quello che dalle parole non si passi ai fatti. E così, quando ieri il vicepremier Luigi Di Maio ha abbracciato l’invito del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a sbloccare il prima possibile i cantieri già destinatari di fondi pubblici, è diventato lecito chiedersi se il governo stesse facendo sul serio oppure lavorando di semplice spot. “Il lavoro che stiamo facendo e che dobbiamo fare, e per questo sono contento di incontrare il presidente Boccia, è di pianificare tutte le azioni che servono per smantellare tutta la burocrazia che ruota intorno ai cantieri italiani su cui serve un piano shock . Oggi la visione del nostro Paese deve essere legata alle nuove opere da creare e le opere da concludere, perché ce ne sono alcune ferme da decenni”, ha affermato Di Maio.

Parole che in Confindustria, hanno lasciato il segno, ma anche una certa cautela. “Prendiamo per buono quanto detto da Di Maio, sono mesi che diciamo di attivare opere, piccole o grandi che siano, per tornare a una crescita che non vediamo”, spiega a Formiche.net Costanzo Jannotti Pecci, ai vertici di Viale dell’Astronomia e vicepresidente dei Cavalieri del Lavoro del Mezzogiorno. “Però a questo punto mi chiedo: al di là delle parole, dove sta il decreto per sbloccare i contratti pubblici? E le Regioni sono pronte in termini di patto di stabilità e di bilancio? Sono domande da farsi, perché un conto sono gli annunci, un conto la realtà dei fatti. Il governo ha dato un annuncio, va bene, ma ora serve chiarezza. Come, nel concreto, avviare i cantieri?”.

Jannotti Pecci dà un suggerimento. “Se il governo vuole davvero fare sul serio, allora ci incontri, veda gli imprenditori, si confronti una volta per tutte con la realtà produttiva. Chiami intorno a un tavolo l’Ance (l’associazione dei costruttori, ndr) e discuta con l’industria. Perché finora il confronto con i corpi intermedi non c’è stato”. Impossibile non tirare in ballo la Tav, forse l’emblema dell’immobilismo sulle infrastrutture. “Il mio parere è sempre lo stesso, non fare la Tav resta un errore gravissimo. Però va fatto un chiarimento. Non decidere è molto peggio che decidere. Preferirei una decisione, anche negativa, piuttosto che una non decisione. Cosa che sta facendo parte dell’esecutivo, continuando a buttare la palla in tribuna”. Sulla Tav “credo manchi la visione”, aggiunge Jannotti Pecci. “Faccio un esempio, nei primi 15 anni di servizio, sull’Autosole ci passavano poche macchine, mentre poi c’è stato un vero e proprio boom. Che cosa voglio dire? Che il ministro delle Infrastrutture (Danilo Toninelli, ndr) sbaglia quando dice che la Tav non serve. Perché serve, anche se all’inizio magari non sembra. Le grandi opere vanno viste in un’ottica di 30-40 anni”.

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