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Il crollo dei 5 Stelle in Abruzzo, rispetto al voto nazionale del 4 marzo 2018, non è una sorpresa. Un movimento di lotta e contestazione, quando va al governo, inevitabilmente sconta una perdita di consenso, perché tradisce l’identità conflittuale a favore di quella governativa e diviene parte integrante dell’odiato potere. Nel contempo, l’azione di governo dei grillini ha mostrato gravi limiti e non ha offerto valide risposte alle grandi aspettative che ha ingenerato, producendo delusione. Il voto regionale inoltre, essendo basato maggiormente di quello nazionale sulla concretezza, penalizza un Movimento i cui rappresentanti hanno dimostrato scarse capacità di amministrazione, a livello locale e nazionale.

In aggiunta, la titolarità dei ministeri dello sviluppo economico e del Lavoro in capo al leader del Movimento, ha fatto ricadere sui 5 Stelle i giudizi negativi sulla situazione dell’economia e dell’occupazione. Con l’aggravante che la politica grillina è corresponsabile della situazione, perché in teoria dovrebbe sostenere lo sviluppo ma in pratica porta avanti posizioni ostili verso l’impresa e la crescita economica: opposizione alle grandi opere, espansione del ruolo pubblico nell’economia, contrarietà a politiche di detassazione del reddito, irrigidimento del rapporto di lavoro e degli orari dei negozi, aumento del deficit dello Stato. E il reddito di cittadinanza, per la sua portata assistenzialistica e contingente, per la sua natura di redistribuzione improduttiva della ricchezza, non suscita entusiasmi, né alimenta un voto di scambio sufficiente a colmare i vuoti di consenso.

A completare il quadro si aggiunge una politica estera che contribuisce all’isolamento internazionale dell’Italia, con improvvidi avvicinamenti ai gilet gialli francesi, posizioni fortemente criticabili sulla vicenda del Venezuela, dichiarazioni imprudenti su responsabilità neocoloniali di Stati europei. Senza dimenticare una gestione aggressiva della comunicazione pubblica e l’insistenza nella contrapposizione alle elites: elementi che potevano portare consensi ai tempi dell’opposizione al sistema, ma che al governo risultano inconferenti e poco rassicuranti. Non ultima, una propaganda basata sulla ripetizione di slogan e parole d’ordine, nell’ambito di una narrazione semplificata della realtà, che poteva essere apprezzata nello stato nascente del Movimento, ma che stona con il ruolo di partito di governo, chiamato a decisioni delicate su problemi complessi.

In sostanza, gli elettori dell’Abruzzo hanno colto le fragilità e le incongruenze del Movimento 5 Stelle e le hanno punite. Con ciò hanno fatto un grande favore ai grillini, perché li hanno messi di fronte alle loro carenze e contraddizioni, offrendo l’occasione di stabilizzare un’identità di lotta o di governo, favorevole alla crescita economica o alla decrescita, attenta alla competenza o disponibile all’improvvisazione, ancorata all’economia di mercato o incline allo statalismo, protesa alla coesione sociale o votata allo scontro, radicata nelle democrazie liberali o incline a cedimenti populisti.

Insomma, in prospettiva delle elezioni europee, è arrivato il momento che i 5 Stelle facciano capire cosa vogliono fare da grandi.

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