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Utilizzare i proventi anticipati per chiudere il buco di bilancio che ammonta a 25 miliardi di dollari. È l’obiettivo del governo egiziano, che ha studiato due mosse per eliminare un ostacolo non da poco sulla strada che porta alla normalizzazione finanziaria, indispensabile per gestire al meglio non solo il dossier energetico con il secondo gasdotto Nohr, dopo Zohr. Ma soprattutto il nuovo status di player macroregionale in un momento in cui si registrano ancora preoccupanti tensioni in Siria e sul fronte israelo-iraniano.

MOSSE

Le ambizioni del presidente egiziano Al Sisi sono note da tempo: farsi interlocutore privilegiato per l’intera area che si trova a cavallo di due quadranti strategici, come quello mediorientale e quello euromediterraneo. Per farlo al meglio occorre mettere i conti in ordine e chiudere eventuali falle che potrebbero incrinare la stabilità istituzionale.

Per questa ragione il governo ha lanciato un appello agli investitori asiatici emettendo le cosiddette obbligazioni samurai in yen giapponesi e obbligazioni panda in yuan cinesi. Risale allo scorso 13 gennaio il primo annuncio del ministro delle finanze egiziano Mohamed Mait, con un valore totale compreso tra 3 e 7 miliardi di dollari.

STRATEGIA

La mossa ha una sua finalità in una sorta di anticipo di cassa: infatti con i proventi anticipati, Il Cairo vorrebbe colmato il divario finanziario nel suo bilancio pubblico, che sarà ufficializzato nel prossimo luglio ma di cui si definiscono già i contorni, ovvero un buco da 440 miliardi di sterline egiziane (25 miliardi di dollari).

Parallelamente ecco l’altro fronte su cui il governo sta agendo: la riserva di cassa, scesa di circa 2 miliardi di dollari dallo scorso novembre, passata da 44,5 miliardi a 42,5. Questo perché nel frattempo l’Egitto ha saldato una fetta del suo debito estero, che si attestava a 92,6 miliardi di dollari. Il tutto rientrava in una sorta di memorandum concordato con il maggiore prestatore, il Fondo Monetario Internazionale.

DUBBI

Ma se dovesse arrivare quell’anticipo i problemi sarebbero risolti all’istante? In teoria sì, ma c’è chi pensa che l’emissione di obbligazioni potrebbe avere un esito non scontato. Alcuni economisti sono del parere che mentre gli investitori pompando denari nelle obbligazioni di altri mercati emergenti come la Turchia e l’Argentina, per via dei loro tassi di interesse relativamente alti (in Turchia del 22% e in Argentina del 60%), in Egitto i numeri sono tutt’altri, con un tasso tra il 5% e l’8%. Sul punto va ricordato che lo scorso anno il ministero delle Finanze del Cairo ha annullato ben tre aste dopo che i banchieri europei avevano chiesto tassi competitivi con le obbligazioni turche e argentine.

SCENARI

Ecco che questo ultimo passaggio getta un’ombra sulla strategia complessiva del governo, che deve affrontare in questi giorni anche l’aumento dell’inflazione sul paniere di prodotti base, elemento che influisce negativamente sulla percezione dei cittadini.

Per cui, per uscire da un possibile impasse, ecco ancora una volta il dossier energetico a rappresentare una zattera di salvataggio. Il governo sta pensando ad una nuova forma di contratto per lo sfruttamento di petrolio e gas, con l’obiettivo dichiarato di migliorare il trend delle entrate (al momento di 10 miliardi di dollari). L’annuncio porta la firma del regista delle operazioni egiziane sull’asse energetico, quel Tarek El-Molla che da ministro sta maneggiando i dossier più delicati.

ENERGIA

La nuova disposizione offrirà una serie di bonus a quegli investitori che vorranno esplorare i combustibili fossili in aree non sviluppate, come il Mar Rosso. Si punta almeno a 13 concessioni con già due players significativi come Total e Bp alla testa dell’operazione, come dimostra la presenza in conferenza al Cairo sia dell’ amministratore delegato di Total SA Patrick Pouyanne che di Bp, Bob Dudley, al fianco del ministro.

Altro segno positivo arriva dall’accordo con Nicosia: il patto intergovernativo firmato tra Egitto e Cipro per il giacimento di gas di Afrodite ha suscitato grande interesse da parte delle compagnie petrolifere internazionali. Per cui la liberalizzazione dell’industria energetica, quindi, diventa una sorta di ponte per superare le disfunzioni economiche, apportare benefici alla qualità della vita degli egiziani e rafforzare la leadership regionale di Al Sisi.

Il tutto proprio mentre due filoni delicatissimi come la Siria e il conflitto israeliano-iraniano sono al centro dell’agenda mondiale di queste settimane.

twitter@FDepalo

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