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In un contesto globale sempre più instabile e incerto, la difesa missilistica sta acquisendo un ruolo crescente nei rapporti internazionali, sia per l’esigenza di protezione e deterrenza da minacce in rapida evoluzione, sia come strumento di alleanze strategiche e politiche. Non a caso, il colosso americano Lockheed Martin si starebbe preparando a raddoppiare la produzione di Patriot, i celebri missili intercettori universalmente riconosciuti tra i più efficaci al mondo per la protezione delle minacce dal cielo.

I PIANI DI LOCKHEED MARTIN PER AUMENTARE LA PRODUZIONE

L’annuncio arriva da Bob Delgado, direttore dello Sviluppo del business internazionale per la difesa aerea e missilistica dell’azienda guidata da Marillyn Hewson. Intervistato dal sito specializzato DefenseNews, l’executive ha spiegato che gli ordini dell’Us Army e dei clienti internazionali porteranno presto a un raddoppio della produzione, costringendo l’azienda a individuare probabilmente una nuova linea produttiva. Oltre al successo industriale dell’avanzato sistema, la notizia nasconde in sé almeno altri due messaggi. Prima di tutto, sospinti dall’effetto Trump sul budget della difesa, gli Stati Uniti dimostrano l’intenzione di accrescere il proprio potenziale di deterrenza nei diversi contesti in cui sono coinvolti, tutt’altro che disposti a cedere terreno nella competizione con Russia e Cina. Poi, con un uso sapiente della politica di difesa al servizio della politica estera, puntellano il proprio sistema di alleanze, dall’est Europa al Golfo.

I CLIENTI INTERNAZIONALI

Lo scorso marzo, un accordo con la Polonia aveva portato a cinque (considerando le intese siglate con Qatar, Giappone, Romania ed Emirati Arabi) il numero dei clienti internazionali dell’ultima versione del sistema: Patriot Advanced Capability-3 Missile Segment Enhancement (Pac-3 Mse). A inizio aprile, il Pentagono aveva poi affidato a Lockheed Martin un doppio contratto (di quasi 530 milioni di dollari) per la fornitura dello stesso assetto ad Arabia Saudita e per l’ampliamento di quella alla Romania. Nello stesso mese, dal dipartimento della Difesa era inoltre arrivato il via libera al passaggio alla produzione a pieno rateo, per un prodotto su cui ha manifestato il proprio interesse anche la Svezia, che sarebbe intenzionata ad acquistate circa 200 Patriot.

LA DOMANDA INTERNA

La richiesta dei tre Paesi europei ammonterebbe dunque a circa 580 missili, una cifra che va sommata all’incremento della domanda interna che arriva dall’Us Army, la quale beneficerà nel prossimo futuro dell’aumento del budget Difesa predisposto dall’amministrazione Trump. Per il 2018, il Congresso ha approvato un bilancio complessivo da 700 miliardi di dollari, mentre sta discutendo in queste settimane una proposta da circa 717 miliardi per l’anno fiscale 2019. I piani elaborati dall’Esercito per lo scorso anno prevedevano inizialmente di acquistare 95 Patriot all’anno dal 2018 al 2022. Dopo dodici mesi, spiega DefenseNews, gli ordini sono saliti da 93 a 240, soprattutto grazie ai fondi previsti per le operazioni oltreoceano. Per il 2019 la richiesta dell’Us Army resta a 240 (nella proposta in discussione a Capitol Hill si parla di 179), mentre per il 2021 e 2022 se ne prevedono 160.

LE PAROLE DI DELGADO

“C’è un grande interesse intorno al Pac-3 Mse”, ha confermato Bob Delgado. “Tanto interesse che stiamo raddoppiando la nostra capacità”, fino a un massimo di 500 missili all’anno. “Per ora, stiamo soddisfacendo la domanda – ha aggiunto il manager – ma ciò diventa sempre più difficile con nuovi ordini e perciò stiamo prevedendo, insieme al governo Usa, un punto in cui abbiamo bisogno di aumentare la nostra capacità”.

LE CARATTERISTICHE DEL PATRIOT

I Patriot sono missili intercettori, lanciati da piattaforme mobili terrestri per proteggere una determinata area da una molteplicità di minacce dal cielo. La versione Pac-3 Mse rappresenta l’ultima evoluzione, potenziata in velocità e range, contro missili balistici tattici, da crociera e velivoli. A fare la differenza rispetto ai Pac-1 e Pac-2 è soprattutto la tecnologia hit-to-kill, con cui si intende la detonazione del missile al contatto con il target. Ciò ne aumenta l’efficacia rispetto alle versioni precedenti che esplodevano nelle vicinanze dell’obiettivo richiedendo, tra l’altro, testate più potenti. Il sistema di difesa nel suo complesso è modulare e comprende, oltre alla stazione di lancio, una stazione di controllo e un stazione radar, tutte montate su camion e rimorchi capaci di far entrare il sistema in operatività in pochi minuti.

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