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Cosa cambia nell’Egeo (e quindi nel Mediterraneo) se dovesse essere messo a regime il nuovo polo chimico-energetico turco-azero? Quali scenari potrebbero aprirsi se l’asse Baku-Ankara mutasse rapporti politici e economici fino a ieri consolidati per aprirne di nuovi?

Socar Turkey ha acquisito da BP una licenza per la tecnologia di processo dell’acido tereftalico purificato (PTA), destinato a un nuovo impianto che potrebbe nascere ad Aliaga, in Turchia. Si tratta di una fabbrica che produrrebbe 900mila tonnellate annue, a partire dal 2023. La chimica, dopo la difesa e gli idrocarburi, al centro degli sviluppi geopolitici nella macroregione del Mediterraneo orientale, senza dienticare che PTA è la principale materia prima per i poliesteri utilizzati nell’industria tessile e degli imballaggi.

CHIMICA E PIL

Socar Turkey è la filiale turca di Socar, compagnia petrolifera di stato dell’Azerbaijan. L’impianto allo studio rientra in un più ampio progetto che comprende anche una raffineria (Star Refinery) che entrerà in attività quest’anno, un terminal container sul Mar Egeo (Petlim) e un’unita per paraxilene, ancora in fase di progetto.

BP si impegna a fornire prodotti e soluzioni per aiutare i propri partners a ridurre la propria dipendenza da materie del passato, ha dichiarato Rita Griffin, chief operating officer Bp Petrochemicals commentando l’accordo. “Siamo orgogliosi di costruire, grazie al rapporto di vecchia data esistente tra BP e Socar Turkey, l’implementazione di questa tecnologia nella struttura in Turchia: è la dimostrazione dei vantaggi derivati dal know how di Bp”.

Si tratta, quindi, di un investimento altamente strategico per Ankara, dal momento che soddisfa l’intento turco di strutturare una catena di valore energetico/produttivo, integrando il nuovo complesso infrastrutturale accanto alla raffineria Star e allo stabilimento Petkim di Aliağa. Un passaggio che, secondo Emil Eminov, chief operating officer di Socar Turkey, accresce di molto la competitività della Turchia anche nel settore della chimica, non solo nel bacino mediterraneo ma guardando alla macro regione mediorientale.

QUI SOCAR

Socar Turkey ha da tempo avviato una serie di progetti altamente innovativi come appunto la citata Star: si tratta di una nuova raffineria di petrolio da sei miliardi di dollari che sarà costruita in Turchia per fornire materie prime alla compagnia petrolchimica Petkim e così contribuire a ridurre la dipendenza turca dai prodotti petroliferi raffinati importati. Il tandem Star-Petkim aumenterà la capacità di raffinazione della Turchia del 30%, con una mutazione genetica anche dei rapporti commerciali di Ankara rispetto ai clienti di ieri. Il nuovo impianto avrebbe la capacità di trattare circa 10 milioni di tonnellate all’anno (200mila barili al giorno) di greggio, come annunciato dal numero due di Socar Vitaly Baylarbayov.

Un “arco” le cui frecce saranno in grado di produrre 1,6 milioni di tonnellate di nafta oltre a 4,8 milioni di tonnellate di gasolio, assieme a carburante per aerei e gpl. Una miniera vera e propria che, quando sarà a regime, cambierà anche lo scacchiere politico reativamente ai rapporti commerciali con altri paesi.

Al momento la Turchia può contare solo su Tupras, la società di raffinazione che ha quattro stabilimenti in tutto il paese con una capacità di trattamento combinata di 28 milioni di tonnellate (560mila barili al giorno).

ATENE RISPONDE

Il ping pong tra Atene e Ankara non si registra solo alla voce difesa, ma abbraccia anche l’energia. La statale Depa e la Bei (Banca europea degli investimenti) hanno raggiunto un accordo per un prestito da 48 milioni di euro che saranno rimborsati in meno di un lustro: i denari verranno utilizzati per realizzare reti di gas naturale nel nord della Grecia, precisamente in Tracia, nella Macedonia e nella parte continentale del Paese. Verranno costruiti 1.215 km di reti di gas naturale che saranno in grado di erogare 6,2 terawattora (TWh) all’anno in 20 anni.

PROSPETTIVE NUCLEARI

Di questo e di altro discuteranno a Mosca il prossimo 14 marzo i ministri degli Esteri di Russia e Turchia, Sergej Lavrov e Mevlut Cavusoglu. In occasione del comitato congiunto intergovernativo russo-turco sarà dedicato un focus ad hoc non solo agli accordi conclusi tra Russia e Turchia e ai dossier più delicati come i nuovi gasdotti del Mediterrano e la partita in Siria, ma anche alle nuove progettazioni nel campo energetico. Tra di esse spicca la centrale nucleare di Akkuyu nella Turchia meridionale, frutto di un accordo che risale al 2010 secondo cui ad Apc, soggetto controllato dall’azienda energetica russa Rosatom, è stata affidata la costruzione.

twitter@FDepalo

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