Il leader del Partito democratico ha assicurato che non favorirà il voto anticipato anche se a lui converrebbe. C’è da credergli per una parte, ma per l’altra bisogna ammettere che puntare alla stabilità di governo una qualche altra sconvenienza per il Pd dovrà pure averla. La rubrica di Corrado Ocone
Politica
Il velo islamico, le tradizioni e quel difficile equilibrio tra diritti
Dal caso di Perugia serve sviluppare una riflessione politica e culturale di ampio respiro affinché il giusto rispetto delle diversità non si trasformi in un attentato alla libertà della donna
Meloni atlantista, Salvini sovranista? Cosa si muove nel centrodestra
L’autonomia strategica Ue “non può essere considerata un’alternativa alla Nato”, dice la leader di FdI. Mentre il segretario della Lega prepara un gruppo con Le Pen e Orbán
Perché serve una elezione diretta del Capo dello Stato. Scrive Zacchera
Forse è davvero ora di riparlare di presidenzialismo perché l’Italia ha bisogno di decisioni, di tempi di reazione adeguati alla situazione internazionale ed europea con persone che abbiano il coraggio di prendere decisioni senza rimanere impigliate nell’eterno scontro tra partiti, correnti, gruppi e sottogruppi e la necessità di centellinare nomine e responsabilità, insomma di accontentare sempre tutti
Covid-19 e fine del patto sociale?
La necessità di gestire la pandemia ha alterato il rapporto fra diritto e politica e ha disegnato un nuovo assetto istituzionale dagli effetti imprevedibili sul lungo periodo. L’analisi di Andrea Monti, professore incaricato di Digital law nel corso di laurea in Digital marketing, Università di Chieti-Pescara
Phisikk du role - La Leopolda e il partito di Ferragnez
Mentre Matteo Renzi dalla Leopolda punta le vele verso l’Isola che non c’è del centro liberal-democratico, ci sarebbe un partito che vale 36 milioni e mezzo di followers in due, quello dei Ferragnez. Se portassero al voto anche solo un terzo dei loro followers farebbero numeri da Democrazia cristiana dei tempi d’oro
Draghi è la Quarta Repubblica. La versione di Alli
Una Quarta Repubblica è ormai alle porte, e Draghi ne è il timoniere naturale. A Palazzo Chigi più che al Quirinale. Purché non esca di scena: è un lusso che l’Italia, e i partiti, ora non possono permettersi. Il commento di Paolo Alli
Un centro con Renzi? No grazie. E Gentiloni al Quirinale. Parla Richetti (Azione)
Il senatore di Azione sull’ipotesi di un nuovo schieramento che comprenda Italia Viva, +Europa e il partito di Toti. “L’Italia non chiede un partito di centro, chiede coraggio, coerenza e competenza. Azione si è proposta come soggetto politico con una connotazione ben precisa che si incardina su questi pilastri”. E il Pd? “Se pensa di inglobare i populisti nel campo progressista, noi non ci stiamo”
Dal Re al Presidente. La nascita della Repubblica raccontata da Celotto
Giugno 1946 fu un mese intensissimo per lo Stato italiano, quasi pirotecnico. Bisognava votare il referendum istituzionale, dopo mesi di attesa e di dubbi. La spaccatura era profonda non soltanto fra i partiti, ma anche sul territorio. Pubblichiamo un estratto del volume “L’enigma della successione. Ascesa e declino del Capo da Diocleziano a Enrico De Nicola” (Feltrinelli), del costituzionalista Alfonso Celotto
Le zuffe tra partiti rischiano di bruciare l'ultima istituzione rispettata, il Quirinale
Esaurito il periodo dell’appeasement che favorì la scelta di Draghi, le forze politiche hanno ripreso a combattersi. Ma prima che sui nomi, che vengono gettati nell’arena per essere bruciati, bisognerebbe discutere di metodo per l’elezione del successore di Mattarella. Invece prevale l’ipocrisia di chi rinvia tutto a gennaio. Il mosaico di Fusi
















