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Il tema è antico: al personaggio pubblico può essere riconosciuto il diritto alla privacy, e in particolare quello a veder tutelata la riservatezza riguardante la sfera della sua salute? Fino a che punto quelle informazioni sanitarie che nulla hanno a che fare con l’esigenza di trasparenza nei comportamenti di chi è esposto al giudizio del pubblico – soprattutto se non esercita alcun ruolo nel governo della nazione – possono diventare argomento di gossip planetario?

Il caso della principessa Kate Middleton, costretta all’outing sul suo cancro, a fronte di un aggressivo e asfissiante stalking mediatico, impone una riflessione. Il primo pensiero va alla speciale voracità dei media inglesi e al ruolo esercitato nella tragedia di lady Diana, accomunata in una sorta di maleficio che toccherebbe le belle del reame in fuga dal gossip. Si ricorderà che anche la “principessa triste”, madre di William e moglie di Carlo, ebbe una vita “reale” complicata emotivamente anche a causa della sovraesposizione mediatica a cui il ruolo la costringeva e che l’incidente stradale nel tunnel che la portò alla morte venne causato dalla fuga forsennata dai paparazzi in agguato. Eravamo nel 1997 e il gossip non aveva ancora conosciuto lo splendore pervasivo dei social, rimanendo circoscritto al recinto dei tabloid distribuiti nei supermarket inglesi con foto in prima pagina di donnine discinte e di amori e amorazzi reali. Figurarsi oggi: lo spirito “guardone” dei sudditi inglesi, che sembrano portare riconoscenza alla monarchia perché consente loro di guardare alle nobili stanze del castello dal buco della serratura dei nobili bathrooms, può attingere a piene mani dalla rete soddisfacendo il voyeurismo con sbirciate digitali.

Ora, senza buttarla sulle già riflettute ragioni dell’anacronismo della forma-stato monarchica, torniamo a domandarci: fino a quale punto la principessa di Galles deve sottoporsi a tanta morbosità? Possiamo davvero ritenerlo un dovere connesso al ruolo di moglie del primo successore al trono?

I media inglesi ci hanno raccontato dell’innamoramento collettivo degli inglesi per Kate, una dea della perfezione che sembra prodotto dell’intelligenza artificiale. Bella, di una bellezza elegante ma non esuberante, portatrice di una sobrietà che rifulge anche per l’assenza di sobrietà della cognata americana, madre amorevole e moglie premurosa, dotata di personalità ma capace di un approccio morbido, empatico con il popolo, preziosa animatrice di attività benefiche e politicamente corrette, amata persino dal suocero Carlo, è l’icona pronta all’incorniciamento per il posto d’onore nel salotto buono.

La sua scomparsa dalla scena pubblica dopo lo scarno comunicato ufficiale sull’intervento subito, che per la sua scarna vaghezza aveva acceso ogni diceria, aveva scatenato il chiacchiericcio gossipparo e la reazione un po’ goffa della foto di famiglia ritoccata. Un errore, certo, dal punto di vista della tecnica della comunicazione. Che, peraltro, ci fa domandare quale sia il campione di professionista che sovrintende alla cura dell’immagine della famiglia reale, considerato che ben difficilmente si può immaginare che la principessa abbia fatto tutto da sola o con la collaborazione dei suoi bimbi, magari ben attrezzati a gestire il photoshoot. Qualcuno dirà: “Entrare nella reale famiglia comporta la scomodità dello stare sui media anche quando non ti piace”. Vero: ma esistono anche soglie che non vanno varcate. Di un re “pazzo” come Giorgio III, che perse i lumi della ragione a causa della porfiria, i sudditi hanno diritto di sapere perché la follia può fare danni serissimi. Ma la principessa che sta curando il suo cancro, la moglie dell’aspirante al trono, non può far male a nessuno. Lasciarla un po’ in pace è solo regola di civiltà e di umanità.

A Kate solo un consiglio: si liberi dei suoi comunicatori. Subito.

Phisikk du role - Kate Middleton e il destino (triste) delle più belle del reame

Il caso della principessa Kate Middleton, costretta all’outing sul suo cancro, a fronte di un aggressivo e asfissiante stalking mediatico, impone una riflessione. Il primo pensiero va alla speciale voracità dei media inglesi e al ruolo esercitato nella tragedia di lady Diana, accomunata in una sorta di maleficio che toccherebbe le belle del reame in fuga dal gossip. La rubrica di Pino Pisicchio

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