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Come si mette al sicuro dallo spionaggio cinese un ministro impegnato in una visita a Pechino? Il giornale britannico i ha rivelato alcuni dettagli delle misure attuate dalle agenzie d’intelligence di Londra in occasione della missione di James Cleverly, ministro degli Esteri, nella capitale cinese dov’è atteso la prossima settimana anche il suo omologo italiano, Antonio Tajani, per discutere il delicato tema del rinnovo del memorandum d’intesa sulla Via della Seta.

Funzionari ed ex di GCHQ, MI5 e MI6 hanno spiegato che la pianificazione è iniziata mesi fa, con un incontro tra il ministro e i vertici di MI6. Uno di loro ha evidenziato come una “parte importante” del briefing è stata quella di “pensare a cosa faremmo noi per sfruttare una visita di un ministro cinese di alto livello” e “supporre che i cinesi facciano lo stesso – o probabilmente di più – e si difendano”.

“Gli avranno detto di non fare nuove amicizie e di non parlare con nessuno che non conosca già”, ha raccontato un’altra fonte. “Quindi, l’approccio più probabile da parte di qualsiasi agenzia di intelligence cinese sarebbe attraverso persone che lui ha già incontrato”. E ancora: qualsiasi nuovo approccio da parte di funzionari o uomini d’affari cinesi dovrebbe essere registrato e comunicato ai servizi di sicurezza britannici.

Per quanto riguarda le conversazioni riserva l’unica ipotesi sembrano essere le secure room appositamente progettate nell’ambasciata britannica a Pechino. “L’ambasciata disporrà di una stanza sicura per qualsiasi discussione sensibile con l’ambasciatore e il suo team”, ha spiegato una fonte. Gli edifici governativi cinesi non sono, evidentemente, sicuri.

Quanto alla sicurezza informatica, il consiglio è “quello di presumere che i cinesi possano effettuare intercettazioni ovunque”, ha spiegato una fonte ex GCHQ. Ecco perché Cleverly non avrebbe portato con sé il suo telefono personale preferendo dei burner phone controllati prima del suo arrivo e distrutto alla sua partenza. A gennaio lo stesso giornale aveva rivelato l’esistenza di un dispositivo di tracciamento cinese nascosto all’interno un veicolo governativo. All’inizio di questo mese, invece, ha raccontato come hacker cinesi e russi abbiano avuto accesso alle reti del Foreign Office a causa di una grave falla nella sicurezza informatica.

La minaccia di intelligence è più acuta di quella fisica. La sicurezza del ministro è di competenza della nazione ospitante. E difficilmente la Cina lascerebbe che la visita venga minacciata da manifestazioni o proteste.

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