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Politica, per ribadire che questo è un governo politico, con scelte politiche e non di mediazione. Cultura, per rivendicare una rupture rispetto alla concezione socialista. Dibattiti, perché l’idea degli organizzatori, non da oggi, è quella molto cara alla politica che si faceva un tempo nelle sezioni, ovvero con voci discordanti che si confrontavano attorno ad un tavolo. Come sarà quest’anno la convention della destra italiana di Atreju?

Destra uguale dibattito

Atreju 2023 è soprattutto un “modello”, spiega a Formiche.net il senatore Roberto Menia, vicepresidente della commissione Esteri/Difesa del Senato, già sottosegretario all’ambiente, ma soprattutto esponente della destra italiana praticamente da sempre, prima nell’Msi, poi in An e quindi in FdI, presente alla kermesse dagli anni 2000, quando Giorgia Meloni guidava Azione Giovani.

“Mi riferisco ad un modello di ragionamento che è figlio di una rivendicazione: sedersi attorno ad un desco a raccontarsi chi siamo, dove vogliamo andare e in che modo percorrere quel tratto di strada. La destra italiana è stata sempre abituata al dibattito, non è vero come certa sinistra vuol far credere che qui prolifera la voce unica o la figura Alfa. Lo dimostra, una volta di più, l’evoluzione che ha avuto Fratelli d’Italia dalla sua fondazione ad oggi, con una donna ai vertici, prima del movimento giovanile di An, poi del partito. E noi, ancora una volta, ci ritroviamo nel centro della capitale per discutere, analizzare e affrontare le tematiche più importanti: dalla manovra alle riforme, dalla congiuntura internazionale alle vie d’uscita, dalla famiglia alla solidarietà, dall’identità al progetto di Italia futura. Senza dubbio aperti all’ascolto, ma senza complessi di inferiorità nei confronti di chi ha una visione del mondo diversa dalla nostra e non ha ceto brillato per soluzioni”.

Non c’è nessun bunker

Un altro aspetto che Menia sottolinea è quello dei troppi luoghi comuni che circondano la narrazione della destra. “Si favoleggia di una destra rude, chiusa e patriarcale a leggere certa stampa o ad ascoltare taluni dibattiti televisivi. Osservo, da cronista, che è stata la destra italiana e non chi la critica ad avere la prima leader donna, ad aver favorito la salita a Palazzo Chigi del primo premier donna della storia d’Italia. Ciò conferma che da un lato siede chi sta compiendo un percorso, lungo, costante e determinato; e dall’altro chi invece pensa di avere la verità in tasca, mentre invece gli italiani hanno detto l’esatto contrario”.

E aggiunge: “Un’altra leggenda metropolitana è quella che dipinge, ad arte, una destra chiusa nel proprio bunker, con le proprie idee, con i propri uomini. Falso e i programmi delle varie edizioni di Atreju sono lì a dimostrarlo. Piuttosto, osservo con preoccupazione che un certo bunker ideologico è presente a sinistra: criticano l’invio di armi all’Ucraina, hanno in testa alcuni chiodi fissi solo ideologici, come l’inserimento del gender nelle scuole o una transizione energetica che ci consegna mani e piedi alle batterie cinesi. Sono loro ad essere chiusi nelle proprie convinzioni, semmai, non la destra dei conservatori”.

Da Atreju quale Italia?

E conclude: “Penso che la tradizionale convention che si apre giovedì prossimo a Roma sia la naturale prosecuzione di un certo modo di fare politica, niente affatto arroccato o chiuso in un bunker come certa critica sostiene, ma aperto al dibattito con gli avversari e caratterizzato da un’idea propositiva: ovvero fornire soluzioni accanto a valori”.

Il senatore interverrà sabato alla presentazione del libro “La traversata della destra. Dal Msi a Fratelli d’Italia e al governo Meloni” di Adalberto Baldoni e Federico Gennaccari, assieme a Paola Frassinetti (sottosegretaria di Stato al ministero dell’Istruzione e del Merito) e Salvatore Deidda (Deputato FdI e presidente della Commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni) moderati da Incoronata Boccia (vicedirettore Tg1).

Vi racconto il modello vincente (e dialogante) di Atreju. Parla Menia

Lo storico esponente della destra (Msi, An, FdI) mette l’accento su come la tradizionale convention che si apre giovedì prossimo è “la naturale prosecuzione di un modo di fare politica, niente affatto arroccato, come certa critica sostiene, ma aperto al dibattito con gli avversari e caratterizzato da un’idea propositiva: soluzioni accanto a valori”

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