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Cristiano Ronaldo premio Nobel per la pace. Semplice provocazione? Non esattamente. Se ne parla in Israele, e non solo, a riprova che il calcio non è solo un gioco. È oramai chiaro anche ai più sprovveduti che calcio, politica e geopolitica siano un vero e proprio “triplete”: la politica ha bisogno del calcio e viceversa, ed entrambi i fattori disegnano vere e proprie strategie geopolitiche. Una tendenza globale, ma che vede un grande protagonismo nella regione “Mena”, Medio Oriente e Nord Africa, con i recenti mondiali del Qatar e l’ultimo trasferimento della star planetaria Cristiano Ronaldo in Arabia Saudita, all’Al-Nassr di Riad. E qual è la faglia più profonda che attraversa il Medio Oriente se non la questione israelo-palestinese? Ecco che Cristiano Ronaldo potrebbe giocarsi una partita anche su questo scacchiere, svestendo i panni di calciatore per vestire quelli della “soccer diplomacy”.

L’antefatto: la star portoghese ha siglato un contratto faraonico fino al 2025 con ingaggio da 200 milioni di euro a stagione per due anni e mezzo. Obiettivo non solo calcio, ma farsi “ambassador” del Regno Saudita, e delle nuove e più moderne ambizioni del principe Mohammed Bin Salman, che con il progetto Vision 2030 vuole trasformare il volto del Paese. La crescita dell’Al-Nassr è un processo di lunga durata, d’altronde. La squadra è allenata da Rudi Garcia, ex tecnico della Roma, e vi giocano il nazionale camerunese Vincent Aboubakar, il portiere David Ospina, ex Napoli. Ronaldo, con questo contratto, rivestirà un ruolo chiave per l’assegnazione del Mondiale 2030, che i Sauditi vorrebbero portare in Arabia, per replicare il progetto che quest’anno ha realizzato il più piccolo Qatar. Così, Cristiano riceverà altri 500 milioni di euro che porteranno il suo stipendio per i prossimi 7 anni all’incredibile cifra di un miliardo di euro. Ma perché il Medio Oriente possa affermarsi anche come “brand”, è necessario superare il più grande di tutti i problemi. La questione israelo-palestinese, rispetto alla quale c’è la volontà di costruire una via d’uscita, come dimostrano gli Accordi di Abramo, firmati nel 2020, che hanno sancito la normalizzazione fra Israele, Emirati Arabi e Bahrain, e rispetto ai quali si aspetta solo la firma di Riad.

Una storica opportunità si presenta al celebre calciatore: Ronaldo, oltre che eccellere in campo, potrebbe avvalersi del suo status di superstar per promuovere la pace in Medio Oriente. Non è una boutade, ma una idea concreta. L’emittente israeliana Kan 11 ha affermato che il ministero degli Esteri israeliano vorrebbe cooptare il portoghese per raggiungere la pace con Riad. Gli fa eco Adel Al-Jubeir, il ministro degli Esteri saudita, che ha recentemente dichiarato all’American Jewish Committee che “la normalizzazione tra Arabia Saudita e Israele è solo una questione di tempo”.

Ronaldo, nuova bandiera “saudita”, ha già lavorato estensivamente con Israele, d’altronde. Nel 2017, uno dei suoi cinque Palloni d’Oro è stato venduto all’uomo più ricco di Israele, Idan Ofer, in un’asta di beneficenza per la fondazione Make-A-Wish. Ecco che non stupisce che, sulla stampa israeliana, in questi giorni si vociferi che il governo di Israele voglia coinvolgere l’asso portoghese nel processo per giungere alla pace. La popolarità del giocatore, trascendendo confini e culture, rende quest’ultimo un perfetto candidato per questo scopo. Usando voce e risonanza mediatica per incoraggiare il dialogo e la cooperazione tra Israele e Arabia Saudita, Ronaldo potrebbe contribuire al superamento delle divisioni regionali e al raggiungimento della pace. Non sarebbe la prima volta che un asso del calcio gioca una partita di sponda bipartisan. Lionel Messi è stato infatti contemporaneamente protagonista della campagna Visit Saudi e volto del Paris Saint Germain, di proprietà del Qatar. Ora anche Ronaldo potrebbe giocare questa partita.

Le attività filantropiche del giocatore già testimoniano della sua dedizione alla causa di un mondo migliore. Riuscire a favorire la pace tra Israele e l’Arabia Saudita potrebbe addirittura rendere Ronaldo un meritevole candidato al Premio Nobel per la Pace, riconoscimento, questo, che rafforzerebbe la sua già incredibile eredità: leggendario calciatore e storico fautore della pace e del cambiamento. Una operazione incredibile per il Medio Oriente e per il calcio, che certificherebbe così il ruolo diplomatico che riveste nella società del politainment, della politica-spettacolo.

Il trasferimento di Cristiano Ronaldo in Arabia Saudita rappresenta un’opportunità unica per promuovere la pace in Medio Oriente. Con la sua popolarità diffusa e l’impegno filantropico, Ronaldo ha il potere di generare cambiamenti che abbiano impatti duraturi sul mondo. Usando il suo nuovo status in Arabia Saudita per incoraggiare il dialogo e la cooperazione tra Israele e l’Arabia Saudita, Ronaldo potrebbe fare la storia e vincere un premio Nobel per la pace.

Ronaldo, premio Nobel per calcio e pace fra Israele e Arabia Saudita

Di Alessio Postiglione

Usando voce e risonanza mediatica per incoraggiare il dialogo e la cooperazione tra Israele e Arabia Saudita, Ronaldo potrebbe contribuire al superamento delle divisioni regionali e al raggiungimento della pace

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