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Incassato il colpo, quel deficit al 3,1% che ha compromesso le speranze di una manovra espansiva e di nuovi, ingenti, aiuti alle famiglie alle prese con l’aumento dei costi energetici, per Giancarlo Giorgetti è tempo di andare avanti e provare a gettare il cuore oltre l’ostacolo, abbozzando i principi della finanziaria che verrà, l’ultima del governo di Giorgia Meloni. Tutto nero su bianco nella premessa, firmata dallo stesso ministro dell’Economia, al Documento di finanza pubblica approvato ieri pomeriggio dal Consiglio dei ministri, l’ex Def che tradizionalmente segna il perimetro del bilancio pubblico.

Prima certezza, il sostegno del governo all’economia reale non verrà meno, nonostante il ridotto spazio di manovra sui conti. “Di fronte a uno shock di tale portata, il governo continuerà a sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese: sarebbe irresponsabile non farlo, perché il costo che ne deriverebbe in termini di danni persistenti all’economia e al tessuto sociale sarebbe inaccettabile. Al momento, come testimoniato dai provvedimenti adottati a partire dall’inizio dell’anno, gli interventi sono stati effettuati attraverso una riallocazione di altre componenti del bilancio, cosicché sono risultati neutrali dal punto di vista della finanza pubblica”, ha scritto Giorgetti.

Nella consapevolezza che “se il quadro economico dovesse peggiorare sensibilmente, non si potrà escludere la possibilità che gli interventi addizionali finiscano per gravare sulla finanza pubblica. Sosterremmo, in tal caso, proposte che consentissero di dare efficaci risposte da parte della Commissione europea a tale grave congiuntura economica. Di sicuro, il Dfp porta i segni della mancata chiusura della procedura per disavanzo eccessivo a carico dell’Italia”. Tradotto, il governo è pronto a ricalibrare pesi e contrappesi.

“D’altro canto, i margini di bilancio risultano particolarmente assottigliati in ragione sia del lieve deterioramento dei principali indicatori di finanza pubblica, sia della necessità di intervenire, in maniera ancora più decisa, per contrastare con interventi mirati gli effetti del rincaro delle materie prime energetiche. Di conseguenza sarà necessario ridefinire le priorità e riprogrammare gli aumenti previsti in altri ambiti, ivi inclusa la difesa”, ha messo in chiaro il titolare del Tesoro nella premessa al Dfp. Una cosa è certa, il deficit continuerà ad assottigliarsi e questo nonostante le stime sul Pil, sia per l’anno in corso, sia per quello prossimo, siano state ragionevolmente riviste allo 0,6% per ambo gli esercizi.

La traiettoria di discesa del disavanzo è d’altronde intrapresa da tempo: nel momento in cui Giorgetti ha messo piede a Via XX Settembre e Meloni a Palazzo Chigi, il deficit era all’8,1% del Pil, gonfiato a dismisura dalle misure pandemiche, incluso quel superbonus che Giorgetti ha sempre additato come errore madornale. E tra il 2024 e il 2025 il disavanzo si è ridotto di 4,4 miliardi. La strada, dunque, non si cambia. “Il quadro previsivo conferma che il rapporto deficit/Pil sarà ricondotto al di sotto della soglia del 3% entro quest’anno, e che anche negli anni seguenti si manterrà su un profilo discendente. Se tale andamento si confermerà nel corso di quest’anno, ciò consentirà all’Italia di uscire dalla procedura per disavanzo eccessivi nel 2027”.

 

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