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Nel giorno che ricorda i 41 anni dalla strage alla stazione di Bologna, il premier Mario Draghi ha preso una decisione storica: desecretare gli atti che riguardano l’organizzazione Gladio e la loggia massonica deviata Propaganda 2. La direttiva emanata da Palazzo Chigi “dispone la declassificazione e il versamento anticipato all’Archivio centrale dello stato della documentazione”. “E’ un’ottima iniziativa, che servirà sicuramente a fare luce su tanti punti, ma anche a ridisegnare la verità a fronte delle tante fandonie che si sono raccontate, in particolare sulla strage alla stazione di Bologna”. L’approccio dissacrante, puntuale e puntuto è quello di Giampiero Mughini che, prima di ogni altra cosa, è stato testimone diretto di quella stagione vissuta dal nostro Paese.

L’iniziativa intrapresa dal premier Draghi è coraggiosa. Un’operazione di verità. Che cosa emergerà dagli atti fino ad oggi confinati nella soffitta della storia?

Ovviamente non so che cosa verrà fuori. Di certo quella di Mario Draghi è una scelta importante da cui emergeranno scenari più ricchi di quelli che conosciamo già.

Quali sono le fandonie che secondo lei sono state raccontate sulla strage di Bologna?

Non penso affatto che le cose siano andate come detta la sentenza che condanna Francesca Mambro e Valerio Fioravanti quali esecutori materiali del mostruoso attentato. Che loro, come tanti altri della loro generazione, siano stati dei delinquenti politici non v’è dubbio e lo hanno pagato con oltre 20 anni ciascuno di cella. Che poi loro abbiano agito al servizio di Licio Gelli e dell’ex direttore del “Borghese” (e allievo di Leo Longanesi) Mario Tedeschi nel mettere un ordigno che ammazzava indiscriminatamente dei civili, questo non lo crederò mai. Piccolo particolare, loro due sono miei amici da molti anni e credo di conoscerli bene.

Qual è l’aspetto, la vicenda, la pagina oscura sulla quale vorrebbe si facesse chiarezza con più celerità?

E’ singolare che quei documenti siano stati come occultati per così lungo tempo. Sarà molto interessante vedere tutto quello che attiene al cosiddetto “lodo Moro”, all’accordo che il nostro governo aveva fatto con i terroristi palestinesi, ossia di non creare loro intralci e purché non colpissero uomini e cose del nostro Paese.

Che cosa è stata secondo lei la Loggia P2?

Penso che sia stata innanzitutto una congrega di persone che si aiutavano a far carriera ciascuno nel suo ambito professionale, fosse il giornalismo o fossero le carriere militari. Da qui a dire che fosse una congrega talmente potente da minacciare le fondamenta della nostra vita democratica ne passa un bel po’.

E Gladio?

Erano un gruppo di amici che si promettevano di rendere la vita non facile ai comunisti se questi ultimi avessero preso il potere. Uno di loro, Edgardo Sogno, uno degli eroi della nostra Resistenza, l’ho conosciuto bene. Era un gran guascone. Pensare che Gladio abbia condizionato un qualche momento della storia del nostro Paese mi sembra fuori da ogni realtà, anche se in passato hanno avuto un gran successo alcun campagne giornalistiche che andavano in quella direzione. A condizionare la nostra storia sono state le forze che si esprimevano apertamente e non sottobanco. I grandi partiti ideologici strutturati organizzativamente, i sindacati quando facevano combutta, i giornali di opinione, l’editoria di qualità.

Però le stragi (da Piazza Fontana a Piazza della Loggia, passando per la stazione di Bologna), ci furono.

Eccome se quelle stragi e quelle caterve di morti innocenti ci furono. Ad opera di sciagurati che non avevano alcuna presa sul tessuto reale del nostro Paese. Esattamente come non avevano alcuna presa quei terroristi di sinistra che aspettavano sotto casa un magistrato o un giornalista per ucciderli a sangue freddo. Ho affisso alle pareti di casa un volantino delle Br in cui si vantavano di avere fatto degli attentati ad alcune caserme come se fossero delle grandi imprese militari. Dei buffoni, dei tragici buffoni.

Si fa sempre un gran parlare di servizi segreti deviati. Che ruolo hanno avuto?

Non so nulla di servizi segreti, non me ne sono mai occupato. Sicuro che ci saranno stati non so quanti agenti che hanno fatto il doppio e triplo gioco. Tutti loro messi assieme non hanno contato nella storia del nostro Paese quanto un Marco Pannella che da solo volle quel referendum che permise a tre milioni di italiani il cui matrimonio era andato all’aria di ricostruirsi una famiglia se solo lo volevano.

Dove era lei il due agosto 1980?

Ero in vacanza in Sicilia, ascoltammo alla radio la notizia dell’attentato. Ci volle niente perché quell’attentato fosse definito di “marca fascista”. Sarebbe stato molto più tardi il presidente Cossiga a dire che non c’era alcun elemento reale a giustificare quell’ipotesi fatta fin dal primo momento. E questo perché era l’ipotesi la più facile, infinitamente più facile che non ammettere che lungo lo stivale terroristi palestinesi facevano transitare armi e missili che potevano esplodere da un momento all’altro. Staremo a vedere.

Le stragi sciagurate, gli amici di Gladio e i carrieristi P2. Mughini, come Draghi, apre gli archivi

Il giornalista e scrittore commenta l’atto di desecretare i documenti. “Draghi ha fatto bene. Ora staremo a vedere: questa scelta ridisegnerà parte della verità anche sulla strage di Bologna”. Gladio non ha cambiato la storia d’Italia, tantomeno Gelli. Ecco perché

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