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Sono ancora tanti gli italiani in prima linea al fianco delle truppe separatiste filorusse nel Donbass nell’ambito della guerra in Ucraina. Mercenari tornati sulle pagine dei giornali dopo che un giovane di 28 anni di Messina è stato arrestato all’estero dai carabinieri del Ros su ordine di custodia del Gip della città siciliana. All’arrestato, che combatteva dal 2014 con armi e uniformi dell’esercito russo, è stata contestata anche l’aggravante della transnazionalità e rappresenta l’ennesima conferma dell’esistenza di una rete attiva sia in Italia che in Ucraina volta a reclutare volontari in cambio di denaro.

Alcune perquisizioni effettuate dal Ros, come quella a carico di un professore spesso impegnato in viaggi tra l’Italia e le zone di combattimento, consentiranno di disegnare meglio l’organizzazione il cui capo, sembra certo, è Andrea Palmeri detto “il generalissimo”, 41 anni di Livorno, estremista di destra tuttora nelle aree del conflitto su cui pende un mandato di arresto europeo. Si tratta a tutti gli effetti di strutture paramilitari.

Questa fase delle indagini è una conseguenza dell’“Operazione 88” effettuata a Genova nel 2018 con tre arresti, altrettanti sfuggiti all’ordine di cattura e una quindicina di indagati, quasi tutti nell’area filonazista e sostenitori del nazionalismo russo. Nel Donbass sono impegnati anche estremisti di sinistra come quelli del Comitato per il Donbass Antinazista: a quanto risulterebbe dalle indagini di questi anni, però, chi accetta di andare a combattere in cambio di denaro sarebbe di estrema destra mentre a sinistra si tratterebbe di volontari. Sono diverse le procure italiane che hanno aperto fascicoli sul reclutamento di mercenari e il Ros punta a individuare i vertici della struttura che opera sul nostro territorio utilizzando ampiamente i social network.

Negli ultimi anni numerosi cittadini italiani, o con doppia nazionalità, sono stati coinvolti in guerre di ogni tipo. Con la nascita dell’Isis, la guerra in Siria e in Iraq e gli attentati in Europa, le strutture antiterrorismo si sono dovute confrontare con i foreign fighter, combattenti per i quali il decreto antiterrorismo del febbraio 2015 ha reso più severe le norme del codice penale, recependo anche una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu del 2014. Altra cosa sono i mercenari: il codice penale punisce sia l’arruolatore sia chi compie “atti ostili” contro uno Stato estero e una legge del 1995 punisce chi combatte “in un conflitto armato nel territorio comunque controllato da uno Stato estero” in cambio di “corrispettivo economico o altra utilità”. Per avere un’idea, chi arruola rischia da 4 a 14 anni di carcere, chi va a combattere in cambio di denaro può essere condannato fino a 8 anni.

Situazione del tutto diversa, invece, è quella di chi va a combattere a sostegno di una causa per motivi ideali: un esempio famoso è l’italo-marocchino Karim Franceschi che tra il 2014 e il 2015 ha combattuto nelle file dei curdi dello Ypg contro l’Isis durante l’assedio di Kobanȇ, nel nord della Siria, esperienza raccontata in due libri.

(Foto: Creative Commons)

Gli italiani nel Donbass, la guerra sporca dei mercenari

Negli ultimi anni numerosi cittadini italiani, o con doppia nazionalità, sono stati coinvolti in guerre di ogni tipo. Con la nascita dell’Isis, la guerra in Siria e in Iraq e gli attentati in Europa, le strutture antiterrorismo si sono dovute confrontare con foreign fighter. Altra cosa sono i mercenari come quello arrestato negli ultimi giorni

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