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L’hanno chiamata la “rivoluzione del remoto”, innescata dall’emergenza coronavirus, e ha segnato tutti gli aspetti della società, a cominciare proprio dal lavoro. Il “Covid-working”, sperimentato durante l’emergenza, ha dimostrato infatti come il lavoro agile non rappresenti più una misura eccezionale, ma implichi invece un profondo ripensamento delle modalità organizzative aziendali.

Il tema sta animando un dibattito che si presenta particolarmente acceso, legato anche alla negoziazione in materia di rinnovo dei contratti e al cambiamento delle regole che disciplinano il lavoro da casa una volta che la fine dello stato di emergenza porrà termine allo “smart working semplificato”.

Gli scenari evolutivi che caratterizzeranno il mondo del lavoro saranno al centro della Tavola Rotonda HRC 2020 “Il futuro del lavoro” – che si terrà su piattaforma online domani 29 settembre – e vedrà il contributo dei principali attori protagonisti del confronto: istituzioni, imprese e parti sociali.

Il dibattito si articolerà su quattro pillars tematici: il “Futuro del lavoro”, che vedrà come speakers Carlo Tamburi, direttore Enel Italia, e Mauro Caruccio, amministratore delegato di Toyota Motor Italia; “I giovani e il lavoro”, con gli interventi di Dario D’Odorico, responsabile Italia Indeed, Guido Stratta, direttore People and Organization Enel, Domenico De Masi, sociologo e professore di Sociologia del Lavoro; “La governance del lavoro”, cui prenderanno parte Raffaele De Luca Tamajo, senior partner Studio Toffoletto De Luca Tamajo, Marina Irace, direttore Risorse Umane Almaviva, Marco Bentivogli, già Segretario Generale Fim Cisl; e “Le politiche del lavoro”, con i contributi di Tiziano Treu, presidente del Cnel e già ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, Enrico Giovannini, portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) e professore all’Università di Roma Tor Vergata, e Cesare Damiano, presidente dell’Associazione Lavoro&Welfare.

Secondo Tiziano Treu, Presidente del Cnel e già ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale: “Non si può più guardare al lavoro utilizzando i parametri del lavoro tradizionale, né tantomeno considerare lo smart working un semplice spostamento del luogo di lavoro dall’ufficio alle proprie abitazioni. Il lavoro agile sta stimolando nuove modalità di organizzazione e gestione delle risorse all’interno delle aziende, più snelle e flessibili, che valorizzano le competenze e l’autonomia di lavoratori. La sfida sarà quella di creare strumenti regolativi che non irrigidiscano le norme bloccando i sistemi produttivi, ma bensì forniscano delle linee guida a livello nazionale che poi ogni azienda potrà declinare a seconda delle sue specifiche esigenze e caratteristiche”.

Anche nella visione di Cesare Damiano, presidente dell’Associazione Lavoro&Welfare, viviamo un tempo di grandi cambiamenti per quanto riguarda l’economia e la società. Lo stesso mondo del lavoro ha subìto nei decenni profonde trasformazioni, accelerate dal processo di digitalizzazione, e per questo bisogna immaginare delle politiche che guardino al futuro: “Le politiche del lavoro dovranno essere in grado di contemperare le esigenze di flessibilità e di innovazione delle imprese e le tutele dei lavoratori. Le nuove regolazioni dovranno garantire il rispetto di alcuni diritti universali di base e tenere conto di una modalità di lavoro, quella dello smart working, che non sarà transitoria, ma diventerà strutturale, e richiederà una revisione profonda della mentalità sia di chi dirige impresa che del lavoratore. Si tratta di una nuova concezione del lavoro basata su presupposti diversi, che aprirà la strada a grandi cambiamenti se le parti sociali saranno capaci di trovare dei punti comuni di intesa da proporre alla politica e ai governi per una più moderna forma di concertazione”.

Per ulteriori informazioni e per iscriversi all’evento: https://community.hrcigroup.com/eventi/tavola-rotonda-hrc-2020/

Il futuro del lavoro. Una tavola rotonda sulla "rivoluzione del remoto"

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