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A prima vista è un fallimento completo. Con l’Olanda che ha posto il veto su una proposta accettabile anche per la Germania sull’utilizzo del Mes e sulla possibilità di introdurre titoli di debito pubblico con il marchio europeo. Ma forse è l’annuncio di un compromesso che comporterà qualche rinuncia importante per i paesi del Sud, Italia in testa. Un punto di incontro sulla risposta europea alla pandemia da coronavirus che avrà un timbro franco-tedesco. Il primo round dell’Eurogruppo si è concluso con un rinvio ad un’altra videoconferenza tra i ministri economici della moneta unica fissata per il 9 aprile.

L’Italia ha annunciato l’esito della prima riunione, 16 ore in notturna, un tweet del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. “Nonostante i progressi nessun accordo all’Eurogruppo. Continuiamo a impegnarci per una risposta europea all’altezza della sfida del Covid-19. È il momento della responsabilità comune, della solidarietà e delle scelte coraggiose e condivise”.

Presa d’atto di un mezzo fallimento, ma anche l’annuncio di compromessi futuri. Anche la Commissione europea si è fatta sentire. E non è un caso che sia stato il commissario agli Affari economici Paolo Gentilioni ad appellarsi “al senso di responsabilità necessario in una crisi come questa. Domani è un altro giorno”, ha concluso l’esponente italiano nel governo europeo.

Altrettanto significativamente il ministro delle finanze francese Bruno Le Maire e l’omologo tedesco Olaf Scholz hanno postato due tweet praticamente identici dove si sono reciprocamente taggati.“Con Scholz ci appelliamo a tutti gli stati europei ad essere all’altezza degli eventi eccezionali per arrivare a un accordo ambizioso”, è la conclusione del post del ministro francese. L’omologo tedesco ha chiesto “insieme a Le Maire tutti i Paesi dell’euro di risolvere queste difficili questioni finanziarie e di consentire un buon compromesso, per tutti i cittadini” europei.

È la rottura del fronte dei paesi del Sud, più Irlanda e Belgio, che chiedono i coronabond. Ma anche l’annuncio che i due azionisti di maggioranza dell’Ue vogliono arrivare a una soluzione.

La trattativa si è svolta su tre punti. Primo un intervento del Mes, quindi il meccanismo europeo di stabilità per concedere prestiti ai paesi membri. Il nodo restano le condizionalità. Il salva Stati prevede per i paesi i cui conti non sono in linea con i limiti europei l’imposizione di riforme e manovre. L’Olanda insiste nel mantenere le condizionalità. Punto sul quale la Germania aveva mostrato qualche apertura. Non è la prima volta che l’Olanda si fa portavoce e pedina delle strategie tedesche. Ma potrebbero essere proprio le condizionalità del Mes il terreno sul quale sarà possibile trovare un’intesa.

Poi c’è il ruolo della Banca europea degli investimenti sul quale, di fatto, un accordo è già stato trovato. La Bei fornirà 200 miliardi di finanziamenti alle imprese. Accordo facile anche sul Sure, il meaccanismo della Commissione europea che si tradurrà in interventi da 40 miliardi a favore delle piccole e medie imprese, in particolare per gli ammortizzatori sociali. Da definire i dettagli.

Infine c’è il fondo per fare ripartire l’economia del continente, finanziato da obbligazioni congiunte europee. Uno strumento molto simile ai corona bond, che a loro volta richiamano gli eurobond, titoli di stato europei che romperebbero il tabù tedesco di una mutualizzazione dei rischi del debito. Proposta ufficialmente francese, destinata ad essere ridimensionata, visto che ufficialmente l’Olanda, attraverso il ministro delle finanze Hoekstra ha posto il veto proprio sulle obbligazioni europee.

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