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Una strategia comune perché gli investimenti privati nel settore dell’energia vadano a buon fine nel prossimo decennio e affinché la transizione energetica da realizzare diventi un pilastro fondamentale nel sistema di economia sostenibile ancora da realizzare. Sono questi i punti principali condivisi tra le organizzazioni sindacali e Confindustria Energia, dopo la presentazione, da parte di quest’ultima, dello Studio 2020 su “Infrastrutture energetiche per l’Italia e per il Mediterraneo”, realizzato da Confindustria Energia con il contributo oltre delle Associazioni aderenti, delle Aziende Snam e Terna. Le parti hanno deciso di dare vita ad un vero e proprio tavolo strategico e congiunto sul settore della energia, perché lo studio in questione deve tradursi in una vera e propria iniziativa congiunta, considerata la strategicità del settore.

CONTRO LO SPIRITO ANTINDUSTRIALE

Si tratta della risposta migliore al quel sentimento antindustriale che da tempo va affermandosi in ambito nazionale e che è comprovato da molteplici scelte delle istituzioni locali rispondente ad istanze populiste più che amministrative. L’ordinanza del sindaco di Brindisi, solo per fare un esempio, sulla chiusura del Petrolchimico di Brindisi, di proprietà di Eni-Versalis, emessa la scorsa settimana, è solo l’ultimo provvedimento di scelte analoghe che danneggiano il mondo della produzione industriale e l’attività professionale di chi lavora.

GLI INVESTIMENTI PRIVATI E L’OCCUPAZIONE

Nello studio confindustriale, che abbiamo accolto con favore, si prefigurano investimenti per ben 110 miliardi di euro, esclusivamente privati, rivolti ad infrastrutture energetiche primarie tra il 2018 ed il 2030. Si tratta di un’azione che tiene conto di quanto previsto dal Pniec e dal Green new deal, ma che proietta il nostro Paese nel cuore del Mediterraneo come spazio vitale della transizione energetica a favore di una economia sostenibile in ambito continentale. Nello specifico, per quanto riguarda gli investimenti, si tratta di 8, 2 miliardi di euro nella produzione di idrocarburi; 12 nel biometano; 36,8 nelle energie rinnovabili elettriche; 3,3 nella generazione del Tgas; 11,1 nella raffinazione di biocarburanti; 14,8 nella rete gas; 4,2 nello stoccaggio Gn, Gnl, Gpl; 14,5 nella rete elettrica; 4,9 negli accumuli elettrici. Tutte risorse che non appesantiranno, ripetiamo, il debito pubblico nazionale, perché provenienti dal capitale delle aziende private. Secondo le proiezioni esaminate la mole di investimenti previsti determinerà entro il 2030 ben 160 miliardi di euro di valore aggiunto con un Pil che, a seguito degli investimenti programmati, crescerà di almeno l’1% entro alla fine del prossimo decennio. Anche l’occupazione avrà dei risvolti postivi con in media circa 160 mila occupati da qui al 2030 e con 40mila nuovi addetti dopo questa data necessari all’avvio e alla tenuta in funzione delle infrastrutture realizzate. Insomma, dati di tutto rispetto che meritano di avverarsi concretamente.

ECONOMIA CIRCOLARE E SEMPLIFICAZIONE

Perché ciò sia possibile bisognerà insistere su due aspetti importanti: il rispetto dei criteri di economia circolare e la semplificazione dei processi autorizzativi. Il settore energetico dovrà rilanciare gli investimenti volti alla crescita delle filiere innovative e alla riconversione, all’adattamento e alla trasformazione degli asset esistenti, proprio nel rispetto dei criteri di economia circolare che assicurano la sostenibilità ambientale e sociale degli interventi. Dovranno semplificarsi i processi autorizzativi proprio per consentire una più rapida realizzazione degli investimenti. Dopo l’emergenza sanitaria, dovuta alla diffusione in Italia e nel mondo del virus Covid-19, è emersa con virulenza la crisi economica che dovrebbe manifestarsi a fine anno con percentuali del Pil negativi di oltre dieci punti rispetto alle rilevazioni dell’anno precedente. Un vero e proprio dramma. Occorre, quindi, rimettersi al più presto sul mercato garantendo livelli produttivi ed occupazionale.

LA CRESCITA DEL PAESE

Lo studio di Confindustria Energia dimostra che questa strada è percorribile. Gli investimenti prospettati per il loro significativo impatto su PIL, occupazione oltre che le ricadute ambientali costituiscono una leva importante per favorire la ripartenza del nostro Paese, e garantire la continuità nella fornitura di energia, sempre assicurata anche in tutta la fase emergenziale. Nel settore energetico gli investimenti previsti possono contribuire al percorso di ripresa dell’Italia e affermare il nostro Paese, grazie al suo impegno e al know-how, come interlocutore privilegiato con i Paesi limitrofi della Regione del Mediterraneo contribuendo al consolidamento di un modello di sviluppo sostenibile. Mai come ora il sindacato in modo responsabile e convinto è pronto a fare la propria parte insieme alle imprese del settore energetico affinché il Paese rialzi la testa e guardi alla ripresa possibile.

L’unione tra sindacati ed imprese energetiche. Il punto di Pirani

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