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La Fase 2? Densa di incertezze, ragion per cui accanto al dato relativo agli indecisi (il 40%), spicca tra cittadini e imprenditori l’elemento dell’interrogativo, dice a Formiche.net Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research. I cittadini (bravissimi nel lockdown in casa) cercano un punto di riferimento ma, provando a guardare al domani, vedono molta indecisione anche perché la politica ha generato troppe aspettative mentre almeno dovrebbero esserci protocolli di intesa per sicurezza e ripresa del lavoro.

Il recupero del M5S è parallelo alla gestione della pandemia da parte del premier?

Nei nostri dati non ho il recupero dei Cinque Stelle, solo uno scarto di più 0,2%. Non lo considero un recupero ma solo una stabilizzazione. Penso che i numeri del M5S si siano fermati lì.

Cosa significa?

Che il vicariante Crimi ha fatto molto meglio di Di Maio, visto che ha portato il partito 1,8% sopra il valore delle scorse Europee. Non credo che questo sia un momento di grande risalita piuttosto, come emerge da un dato comune che abbiamo, riveste interesse e rilevanza il settore degli indecisi: il 40%. Vuol dire che quasi un italiano su due si allontana dalla politica. Un dato che abbiamo registrato, ad esempio, nel giorno del V-day quando è nato il M5S. A Bologna la gente si distaccava dai partiti sull’ondata di antipolitica. Penso anche ad elezioni passate, come le regionali emiliane del 2014, dove ci fu un’affluenza bassissima sotto il 40%.

Circa il dato relativo al premier, terzo nel gradimento dopo il Papa e il Capo dello Stato, è fisiologico spirito unitario in tempi di crisi?

La fiducia nel premier è in questi giorni molto altalenante, negli ultimi giorni ha perso qualche punto. Resta dopo il Santo Padre e Mattarella, il primo uomo politico-istituzionale di riferimento degli italiani, ma è in calo. È un momento di crisi e gli italiani hanno bisogno di punti di riferimento e di alcune certezze. Le uniche certezze che abbiamo avuto sono che bisogna lavarsi le mani, avere un distanziamento sociale e restare a casa. Non abbiamo contezza sul costo delle mascherine, su quali vadano bene e quali no, sugli accorgimenti per entrare in un ufficio: questa è la realtà. I cittadini cercano un punto di riferimento ma, provando a guardare al domani, vedono molta indecisione. Sicuramente Conte risulta un punto di riferimento perché è il Presidente del Consiglio e nelle sue mani sono le sorti del paese. Ma siamo al 30 aprile e in teoria il 4 maggio si riapre: gli italiani però sono molto confusi da come potrebbe andare la situazione.

Paura del contagio accanto a quella di fallire?

Esatto. É questo un tema molto importante in una fase delicatissima, dove non conta tanto quanto è gradito un partito bensì come procede tutto il resto della quotidianità che, ai tempi del Covid, si è fermata. Nel frattempo non mancano altre malattie, quindi gli ospedali andrebbero organizzati in modo tale da avere reparti dedicati al Covid e reparti continuativi. Infatti è aumentato il tasso dei morti per infarto, perché la gente ha paura ad andare in ospedale con l’ambulanza. Ma non dimentichiamo il Terzo Settore. Tutte le devoluzioni infatti sono state date all’emergenza Covid, per cui molte realtà di Terzo Settore versano in gravi difficoltà. Penso all’assistenza domiciliare di un disabile.

La politica che obiettivo ha perseguito?

Si è esposta molto proprio per sanare le molteplici aspettative, ma così facendo ha alzato le attese. E’come se non avesse pensato, in tempi utili, a quali sarebbero stati i costi per tutte le misure necessarie a mettere in moto un sistema che è fermo. Scontiamo già il fatto che la nostra politica è guidata da un eccesso di individualismo: a ciò si aggiunga che i cittadini sono chiusi nei loro gusci avendo una situazione psicologica molto complicata, un aspetto che non è affatto da sottovalutare.

Quale è stato l’impatto delle task forces?

Di positivo c’è il fatto di aver coinvolto i vari settori per parlare assieme di un tema che coinvolge tutti. Di critico c’è che tutti vorrebbero accedere ad un tavolo di discussione per poter dire la propria; allo stesso modo sono talmente tanti che si crea una dispersione di interessi. Alla fine la montagna partorisce il topolino. Per cui, fermo restando che si tratta di una situazione imprevista e sconosciuta, un momento dopo le responsabilità devono essere messe sul piatto. Ma non è questo il momento dei giudizi, perché il Covid non lo conosciamo: come facciamo a dire chi ha fatto bene e chi ha fatto male?

Dunque?

Gli italiani hanno verso le istituzioni un sentimento altalenante perché al momento non ci sono delle guide certe. Ma almeno dovrebbro esserci protocolli di intesa per sicurezza e ripresa del lavoro. Il rischio è che alla fine non vada tutto bene, ma tutto in malora. La cacofonia creatasi ha svilito il senso di sinfonia che invece serviva a cittadini e imprese. Non dimentichiamo che 53 giorni di claustrofobia sono un risultato che premia l’impegno degli italiani: sono stati tutti bravissimi. Purtroppo non tutti vivono in spazi ampi o in condizioni sociali in cui la stretta convivenza è sopportabile.

Quale la percezione di imprenditori e commercianti?

Un mix di rabbia e preoccupazione. Il tema per loro è riuscire a tenere in piedi una responsabilità senza avere un strada maestra. Sono chiamati a decidere se essere costretti a chiudere dinanzi ad una situazione di questo tipo, osservando anche la politica mondiale. Gli imprenditori stanno considerando di rimodulare la propria vita accanto a quella dei propri dipendenti verso un futuro che non potrà essere uguale a ieri: questo ha generato il Covid.

twitter@FDepalo

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