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Dalle foto con papa Wojtyla, otre che con tutti i grandi protagonisti della terra di allora – nella mostra un mese fa alla Medina di Hammamet sulla storia di uno statista italiano morto in esilio – al convegno il 18 febbraio scorso nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, con la presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati, per il trentaseiesimo anniversario del Concordato Stato – Chiesa.

È la prosecuzione delle iniziative della Fondazione Craxi, partite dalla Tunisia dove Bettino Craxi è sepolto, che dureranno tutto l’anno per il ventennale della scomparsa dell’ex premier socialista. “Accordi di libertà” è il titolo dato al convegno, moderato dall’editorialista del Corriere della Sera Massimo Franco. È la revisione dei Patti Lateranensi di cui l’allora premier Bettino Craxi e quel Pontefice, attraverso cardinale Agostino Casaroli, furono protagonisti il 18 febbraio 1984. Venne fondato “un nuovo rapporto di parità e di reciproca collaborazione tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, nell’interesse dell’uomo e del Paese”, ha affermato Casellati, sottolineando il ruolo decisivo “dell’onorevole, ex presidente del Consiglio Craxi”.

Il Concordato, ha ricordato Stefania Craxi, senatrice di Forza Italia, vicepresidente della commissione Esteri, figlia dello statista socialista, ferma restando la centralità dei valori cattolici del popolo italiano, “ha messo su un piano di parità le religioni: dopo furono firmati accordi con i Valdesi, i Metodisti, le comunità ebraiche”. E questo in base a quel principio, ha spiegato la senatrice Craxi, da sempre guida dell’ex premier: “La centralità dell’individuo, delle sue libere scelte” e la consapevolezza che “non ci può essere pace tra i popoli se non c’è pace tra le religioni e nelle religioni”. Stefania Craxi ha messo l’accento sul massacro delle comunità cristiane in Africa e ammonito in generale contro i “settarismi” verso gli spazi di libertà religiosa.

La Craxi, e con lei il professor Benedetto Ippolito, ha osservato anche che il padre con la sua “lungimiranza” riuscì laddove “per trenta anni non erano riusciti i leader della Democrazia Cristiana”. Forse proprio perché il riformismo moderno di Craxi con quel Concordato superò anche le logiche dei cattolici organizzati in politica. Ippolito sul passaggio dallo Stato confessionale alla libertà religiosa: “Al centro furono messe le libere scelte dell’individuo, il Vangelo socialista”. Vennero aboliti privilegi della Chiesa e, come forma di contributo individuale, venne introdotto l’8 per mille. Stefania: “Mio padre anche in politica ha sempre pensato che non c’è libertà d’espressione senza libertà economica”. Margherita Boniver, presidente della Fondazione Craxi, creata da Stefania: “La revisione del Concordato non solo fu una tappa importante del governo Craxi e degli anni ’80 ma ha segnato la storia del Paese. E la storia di un grande italiano”.

Casellati infatti aveva ricordato come quello fu l’ultimo importante atto condiviso dall’intera classe politica. Concetto ripreso da Franco: “Su questo non ci fu ostilità tra Craxi e il Pci”. La svolta fu significativa per la libertà delle religioni, non più considerate culti ammessi. Lucio Malan, vicepresidente dei senatori di Forza Italia, ha ricordato le lontane persecuzioni dei Valdesi, per dare l’idea dei feroci scontri consumatisi sulla libertà religiosa. I rappresentanti delle Chiese Valdesi, Metodiste e dell’Ucei, l’Unione delle Comunità ebraiche, erano al convegno, con il segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati, Paul Richard Gallagher. “Sullo sfondo – ha detto Franco – restano i rapporti con il mondo musulmano, che allora non era così presente nel nostro Paese”. Ma anche sul pericolo di fondamentalismi Craxi aveva già ammonito, ricordando rispetto all’immigrazione che “se non accendiamo le luci nei loro Paesi verranno a cercare le nostre”.

Papa Wojtyla, S. Giovanni Paolo Secondo, attraverso il Cardinal Sodano, inviò nella casa di Hammamet il 19 gennaio 2000 un telegramma di “cordoglio”, ricordando “l’incessante attività politica” dell’ex presidente Craxi.

Gallagher, il Segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati, ha avuto significative parole di riconoscimento per il “merito di Craxi di aver concluso gli Accordi”. Una decisione la definisce “intrisa di consapevolezza storica ed animata dall’obiettivo di un futuro di concordia da costruire”. Ha concluso Gallagher: “L’impegno di Craxi fu un aspetto del suo essere riformista ed era coerente con il suo profondo rispetto sempre verso la Chiesa cattolica”.

Il Concordato, il riformismo moderno di Craxi e la libertà delle religioni

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