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Formiche.net ha ottenuto tramite una fonte libica presente al vertice a Mosca il testo della tregua che il premier del Governo di accordo nazionale di Tripoli, Fayez Serraj, e il capo miliziano dell’Est, Khalifa Haftar, dovrebbero firmare insieme.

Al momento della stesura di questo pezzo il documento è stato vistato soltanto dal primo. Non firmato da Haftar, perché Serraj ha chiesto la ritirata dei miliziani haftariani dalle postazioni in Tripolitania conquistate in questi nove mesi di trattativa, ma è una condizione che per ora il signore della guerra delle Cirenaica (come prevedibile) non sta accettando. E ha preso tempo fino a domani, ci dice una fonte governativa libica.

E dunque il negoziato che avrebbe dovuto portare a un controllo della crisi per ora non si sta risolvendo.

Il documento parte col riportare esplicitamente che l’accordo sarà firmato alla presenza di funzionari della Federazione Russa e della Turchia, che saranno “i garanti” della tregua. Una sottolineatura sul ruolo diplomatico e politico internazionale che i due alleati hanno giocato avviluppando il dossier libico da fronti contrapposti, per arrivare poi a una decisione comune (che esclude le dinamiche messe in atto dall’Ue).

Le controparti si impegnano a rispettare lo stop alle armi su richiesta turco-russa; riaffermano il loro impegno riguardo alla “sovranità e all’integrità territoriale” della Libia; confidano che il futuro del paese non passerà da una “soluzione militare”, ma dal “dialogo intra-libico”.

Formule minime, che aprono alla sezione cuore dell’intesa. Primo, rispetto del cessate il fuoco partito dalla mezzanotte di domenica. Secondo, determinare una linea di separazione sul fronte di Tripoli da cui partire per ristabilire l’equilibrio sul terreno attraverso “una de-escalation” e permettere i libici di tornare alla “normalità”. Terzo, le parti si impegnano anche a permettere il passaggio sicuro dei servizi di assistenza umanitaria.

Quarto, l’alt alle armi dovrebbe essere poi discusso e implementato da un sistema di dialogo formato da 5 rappresentati del governo e 5 della milizia haftariana Lna, supervisionato dalla missione Unsmil della Nazioni Unite. È questo punto che Tripoli chiede che poi diventi un ritiro: aspetto che, secondo le informazioni di Formiche.net, ha portato Serraj a tentennare fino a sera prima di mettere la sua firma.

Quinto, designare rappresentanti per dialogare insieme e con il rappresentante speciale incaricato dal segretario delle Nazioni Unite; e infine designare gruppi di lavoro congiunti per pianificare “la soluzione politica intra-libica” e “il recupero economico” del paese.

In calce al testo manca la firma di Haftar, e non c’è nemmeno quella del presidente della Camera dei rappresentati (il parlamento libico), del capo dell’Alto consiglio di stato (organo consultivo del Consiglio presidenziale guidato da Serraj e creato dall’Onu quattro anni fa) e del Tripoli Group dell’HoR (il gruppo di parlamentari eletti nel 2014 che appoggia dichiaratamente il processo Onu).

Da notare il fatto che nel documento visionato ed evidentemente preparato dal Cremlino, c’è scritto che la prossima riunione si terrà a Mosca, in data da definirsi. In una copia visualizzata successivamente, che corregge il nome del presidente del Tripoli Group e poco altro, la location dell’incontro è depennata.

Il dossier Libia sembra declassato al gioco di influenze che attori esterni intendono muovere sul palcoscenico internazionale. Mosca pare che voglia usarlo per dimostrare la sua capacità di essere un honest broker su una crisi complessa. Anche se entrambe le parti intendono raccontare il passaggio a Mosca come una vittoria, in realtà tutte e due escono indebolite, dimostrando di non essere in grado di fare niente senza il supporto dall’esterno, come ha commentato Wolfram Lacher, analista dell’Swp di Berlino (capitale in cui si terrà una conferenza di pace a data da definire, con cui l’Europa cercherà di riagganciare il dossier che Turchia e Russia gli hanno sfilato di mano).

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