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Se pensi al Parlamento non ti viene in mente un volto che lo rappresenta. Se pensi al Governo te ne vengono in mente tre, ma questa è un’anomalia tutta contemporanea. Se pensi al tuo Comune, invece, ti salta subito davanti agli occhi l’immagine di una persona in carne e ossa. È il tuo sindaco. “I cittadini ci avvertono come primo avamposto delle istituzioni perché conoscono il nostro nome di battesimo e la nostra faccia. Perché ci incontrano per strada e sanno dove abitiamo”. Sono le parole di Antonio Decaro, primo cittadino di Bari, che abbiamo intervistato per il foglio mensile di Telos A&S PRIMOPIANOSCALAc. Leggi l’intervista.

Fare il sindaco è una scuola di politica, la migliore. Un vero e proprio antidoto alla sindrome della bolla, quella in cui si rifugia un leader quando perde il contatto con la realtà, contornandosi di fedeli collaboratori che preferiscono non turbarlo per evitare a sé stessi la seccatura di un capo in preda all’ansia.

Questo è un lusso che un sindaco non può permettersi. Per strada lo fermano, lo consigliano, lo insultano. La vera politica ha a che fare con la vita vera e in sindaci ne sanno qualcosa. “Siamo con i cittadini quando c’è da raccogliere le macerie di un terremoto – e quanti sindaci-eroi l’hanno dimostrato in questi anni, purtroppo, durante tante e gravi emergenze – e quando c’è da tenersi per mano per mantenere saldo quel vincolo che fa di ogni Comune, di ogni paese, una comunità”.

Guardarsi in faccia con i cittadini è la prerogativa del politico-sindaco. Forse da questo nasce la mossa vincente di Antonio Decaro che, nel 2017, ha invitato a un confronto pubblico gli hater che su Facebook erano particolarmente ligi nell’insultarlo. “Mi ci sono affezionato, certe volte sembrano quegli zii un po’ acidi che borbottano sempre su tutto”. Rino formica aveva brillantemente detto che “la politica è sangue e merda”. Oggi è sangue, merda e zii acidi che fanno gli hater. Ci mancavano pure quelli.

Antonio Decaro e i sindaci con una faccia

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