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Signor Presidente della Repubblica, Signor Presidente del Senato, Signor Presidente della Camera, Signor Presidente della Corte Costituzionale, Cari Ministri, Signori Ambasciatori, Signor Presidente del Copasir, Autorità, gentili ospiti, rivolgo un ringraziamento particolarmente caloroso al Signor Presidente della Repubblica ed alle Alte Cariche dello Stato qui presenti, per avere accettato l’invito a presenziare a questa cerimonia.

Questo momento è vissuto dai suoi protagonisti, le donne e gli uomini del Dis, dell’Aise e dell’Aisi, cui rivolgo il mio pensiero più affettuoso e riconoscente per il prezioso sostegno che stanno assicurando nella mia azione di governo, con i sentimenti di soddisfazione e legittimo orgoglio che soltanto il raggiungimento di un traguardo particolarmente ambizioso può regalare.

DUE MOTIVI PER ESSERE ORGOGLIOSI

Il che mi rende orgoglioso e lieto a mia volta, per almeno due buoni motivi.
In primo luogo, perché oggi viene portato a compimento un progetto snodatosi nell’arco di un decennio, a riprova che in questo Paese si riesce a perseguire e raggiungere anche obiettivi di lungo periodo: si è in grado, tutti assieme, di affrontare e vincere anche sfide complesse, e non è affatto vero che in Italia si agisca col fiato corto e nell’ottica del breve periodo.
Ed inoltre, perché a culminare oggi non è il cammino dell’intelligence semplicemente verso una nuova sede, ma verso qualcosa di ancor più rilevante e profondo: un’identità definita, una fisionomia riconoscibile, un’acquisita maturità di “istituzione fra le istituzioni” adeguata a fronteggiare un panorama quanto mai variegato di minacce alla nostra sicurezza. Non è certo un caso, ed è anzi assai significativo, che i due processi si siano dispiegati, negli anni, di pari passo. La legge di riforma ha trovato la sua attuazione sempre più piena, e sempre più aderente all’intuizione strategica che animò a suo tempo l’intero arco parlamentare, grazie ad un’intelligence che ha progressivamente potenziato le sue capacità operative, ha affinato i suoi prodotti analitici, si è resa conoscibile, ha tessuto partenariati solidi con tutti gli attori del Sistema Paese.

Al contempo, il progetto “Piazza Dante” si è gradualmente concretizzato, con uno sforzo assiduo ed un impegno corale che oggi sono visibili attorno a noi, ed in virtù dei quali quest’opera ci appare esattamente per come era stata concepita, ed oggi infine è: una grande opera infrastrutturale al servizio del Paese.
In questa sede saranno, infatti, ospitate d’ora innanzi tre strutture il cui dovere, e la cui ragion d’essere, è lavorare armoniosamente per tutelare l’interesse nazionale.

Questo Palazzo è, pertanto, molto più che il nuovo indirizzo dei Servizi Segreti. È la raffigurazione plastica di un percorso indicato dalla legge di riforma, che ha opportunamente delineato un’articolazione non unica, ma triadica, della nostra intelligence, intesa a valorizzare e potenziare il portato etico ed operativo dei due Servizi, anche ampliando lo spettro della loro attività di raccolta informativa.
Parimenti la legge 124 ha previsto che venisse rafforzata l’unitarietà del Sistema, canalizzando i poteri di direzione e le relative responsabilità in un’unica figura politica di vertice, ed individuando soluzioni, a cominciare dalle funzioni di coordinamento del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, che permettono di esercitare in concreto, nella quotidianità del lavoro, tali poteri e tali alte responsabilità.
Tanto che, in questa circostanza, i sentimenti che maggiormente mi sento di condividere con i valorosi professionisti della nostra intelligence sono la consapevolezza e la fiducia. Consapevolezza che la sicurezza nazionale è una conquista quotidiana. Fiducia che, sebbene il rischio zero non possa esistere a fronte di nessuna minaccia, il Paese è nondimeno resiliente, sa discernere i rischi dalle opportunità, sa ridurre l’incertezza sul futuro.

PERCHÉ HO CREDUTO NEL PROGETTO “PIAZZA DANTE”

Mi riconosco, dunque, profondamente nelle ragioni che hanno indotto cinque miei predecessori a credere in questo progetto, e sono loro grato di questa eredità, che ho prontamente raccolto.
Ho ritenuto di portarla a compimento con sincera determinazione e convinto impulso, avendo peraltro ritenuto di coglierne anche il respiro storico.

Questa struttura di Piazza Dante rispecchia lo spirito del suo tempo, è la trasposizione architettonica della spinta al cambiamento di un’epoca che vide la classe dirigente dell’Italia post-unitaria impegnata a tessere la nervatura amministrativa della Nazione. Mi piace pensare ad un collegamento ideale tra il processo di unificazione del Paese, del quale questo edificio storico è frutto, ed il processo di “unitarizzazione” del Comparto informativo. Più di cento anni dopo, si completa e si arricchisce di senso e di significato l’anelito modernizzatore di quegli anni, cui viene assicurata, oggi come allora, una traduzione concreta, tesa a rispondere, ancora una volta, agli imperativi del tempo che ci è dato vivere.

Credo che questa sorta di “chiusura del cerchio” tra i motivi originari per i quali questo Palazzo venne costruito e la finalità cui viene adesso adibito potrà incentivare una forte determinazione a coltivare e proteggere i valori identitari che uniscono tutti gli italiani. Penso che farà da stimolo al DIS, all’AISE ed all’AISI affinché continuino, come già stanno commendevolmente facendo, a promuovere quei valori. La nostra intelligence è, e rimarrà, presidio di democrazia ed al tempo stesso espressione di cultura democratica. Ed a buon diritto può anche rivendicare di porsi come modello di efficienza.

IL MIO APPREZZAMENTO

L’accelerazione impressa negli ultimi mesi per portare a termine i lavori ha messo a dura prova tutti gli attori coinvolti nell’attuazione del progetto, ai quali desidero esprimere il mio caloroso apprezzamento.
Lo rivolgo, per l’appunto, anzitutto al personale dell’intelligence più direttamente impegnato nell’iniziativa, che non ha lesinato sforzi per rispettare il cronoprogramma che ci si è dati, coniugando il rigore amministrativo e l’efficacia decisionale con un’ammirevole capacità di risolvere situazioni complesse e superare ostacoli ardui.
Lo indirizzo in modo particolare al proprietario del Palazzo, Cassa Depositi e Prestiti, in primo luogo per la messa in disponibilità dell’immobile e per le sinergie fruttuose instaurate con il Comparto in questi anni. Ed a maggior ragione per la sagacia con la quale ha dimostrato di saper assolvere ad uno dei suoi compiti primari, cioè promuovere lo sviluppo dell’Italia: nel caso specifico, sostenere un’Amministrazione di cruciale rilevanza strategica nello sforzo di garantire l’unitarietà delle sue diverse componenti, non più soltanto sul piano concettuale e del modus operandi, ma anche nella dimensione logistica ed organizzativa.

Le modalità con le quali è stata impostata l’operazione – il finanziamento degli interventi di adeguamento dell’immobile, ed un accordo di durata trentennale con diritto di prelazione per l’acquisto – sono lì a dimostrare che Cassa Depositi e Prestiti, quale società di diritto privato con un’importante partecipazione statale, si conferma punto di riferimento fondamentale per la crescita del Paese.
Estendo il mio ringraziamento più sentito a quanti hanno materialmente contribuito alla realizzazione dell’opera, a tutte le aziende interessate ed a tutti i lavoratori coinvolti, associandomi al sentimento di dolore e tristezza nel ricordare che nel 2014 un operaio ha perso la vita.

DUE NOTAZIONI

Vi sono due notazioni ulteriori sulle quali tengo a soffermarmi.

In primo luogo, viene pienamente corroborata la validità dell’istituto della conferenza di servizi. La sede in cui ci troviamo è anche l’espressione di un dialogo costruttivo e fecondo fra tutte le istituzioni interessate, da quelle locali a quelle di safety e sanità, da quelle architettoniche a quelle archeologiche, che è stato opportunamente propiziato grazie al ricorso a quello strumento, di grande utilità nel favorire il buon andamento della pubblica amministrazione e nel garantire i dovuti criteri di economicità ed efficacia.
Inoltre, viene avvalorata la necessità che qualsiasi iniziativa di governo sia sempre portata avanti con uno spirito di continuo e trasparente confronto con le persone. Il progetto di Piazza Dante è profondamente rispettoso della comunità presso la quale questa nuova sede si insedia, e con la quale il dialogo è stato costante, è stato avviato sin dall’inizio e non ha mai conosciuto pause. Di ciò vi è chiara e bella dimostrazione nei disegni che circondano la cittadella dei cantieri: so che scaturiscono dall’iniziativa “il cantiere dei poeti”, svolta in collaborazione con le scuole del quartiere, e quindi davvero meritoria, in sintonia con l’esigenza ineludibile di guardare prima d’ogni cosa alla cittadinanza, alle sue sensibilità ed alle sue aspettative.

COSA MI AUGURO

Auguro di cuore, a chi avrà il privilegio di servire lo Stato in questa nuova sede, un lavoro proficuo e fruttuoso. E non ho dubbi che tale sarà, perché vedo che questa struttura racconta una storia che non è fatta solo di competenza, abilità e rigore amministrativo.
Vedo che non è scevra dalla doverosa considerazione della memoria dei Caduti dell’intelligence, di coloro che, per i valori in cui hanno creduto e per il loro sacrificio, rappresentano l’esempio cui le generazioni presenti e future di operatori degli Organismi informativi potranno e dovranno ispirarsi.
La Parete della Memoria è un angolo ben visibile a chiunque, da ora a sempre, varcherà la soglia di questo Palazzo. È un tributo perenne a quegli uomini, ed agli ideali che li guidarono, ed è volutamente trasparente, affinché non possa mai esservi confusione tra la riservatezza, sempre doverosa, e l’opacità, che non appartiene all’intelligence di questo Paese.
Ne sono, al contrario, caratteristiche peculiari la lealtà alle istituzioni democratiche ed il rapporto di fiducia costruito con i cittadini. È grazie ai valori nei quali credono profondamente, più ancora che in virtù di una professionalità coltivata meticolosamente, che gli appartenenti al Comparto hanno potuto percorrere la strada che li ha portati sin qui, e che li induce a mettere la persona al centro di ogni iniziativa.

L’IMPORTANZA DELLA CONFERENZA INTERNAZIONALE “BRIDG&”

Emblematico di tale percorso è un evento molto importante che si svolgerà proprio domani a Roma: si tratta di una Conferenza internazionale delle intelligence maggiormente impegnate sul fenomeno della radicalizzazione, organizzata dall’Italia nel convincimento che solo forme particolarmente sofisticate di cooperazione fra gli Organismi informativi dei diversi Paesi possono potenziare le capacità di prevenzione e contrasto di minacce che sono comuni, e vengono molto avvertite per il carico di insicurezza che proiettano sulla vita quotidiana di ciascuno.
Con la Conferenza in programma domani, la nostra intelligence dimostra che è possibile canalizzare l’impegno là dove più forte è la domanda di sicurezza dei cittadini. Ci era ben chiaro da tempo – in verità da molto prima che la problematica guadagnasse la ribalta del dibattito in Europa – che a destare un sentimento di incombente pericolo, e grandi apprensioni nella cittadinanza, è la natura rapida, invisibile, mimetica e capillare dei processi di radicalizzazione.

L’appuntamento di domani è frutto di un lavoro curato dal Dis negli ultimi mesi, e siamo convinti che si rivelerà molto efficace, permettendo di favorire lo scambio e l’approfondimento di modalità operative e migliori prassi per prevenire la radicalizzazione, in ciò supportando, concretamente, le attività del cosiddetto “Paris Group”.
Meglio delle mie parole, potrà renderne il senso un video che è stato realizzato per l’occasione, e che ho il piacere di “lanciare” personalmente.
Ma non prima di sottolineare che la Conferenza è solo il più immediato fra i tanti esempi concreti del lavoro intenso ed accurato che la nostra intelligence svolge costantemente a protezione degli interessi nazionali.

Tanti esempi, ed altrettanti motivi per i quali ho tenuto molto ad inaugurare la sua nuova sede unitaria, e per i quali da oggi potrà essere scritta una nuova pagina nella storia della sicurezza nazionale e nella storia della nostra democrazia.
Grazie ancora, di cuore, al Signor Presidente della Repubblica, grazie a tutte le Autorità presenti ed a tutti voi.

Vi spiego perché i servizi segreti contano (e anche la sede). Parla Conte

Di Giuseppe Conte

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