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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha licenziato John Bolton, il suo consigliere per la Sicurezza nazionale. È Trump stesso a informare, chiaramente via Twitter, su una decisione che era attesa da tutti gli osservatori delle dinamiche che ruotano attorno allo Studio Ovale.

“Ieri sera ho informato John Bolton che i suoi servizi non sono più necessari alla Casa Bianca. Non ero molto d’accordo con diversi dei suoi suggerimenti, così come altri nell’amministrazione, e quindi ho chiesto a John le sue dimissioni, che mi sono state date stamattina. Ringrazio molto John per il suo servizio. La prossima settimana nominerò un nuovo consigliere per la sicurezza nazionale”.

Bolton rappresenta una linea politica molto diversa rispetto a quella che Trump e i suoi teorici vogliono imprimere alla presidenza. Il consigliere è un falco interventista, che ha preso posizioni forti e aggressive, e ha cercato di dettarle, su diversi dossier, dall’Iran alla Corea del Nord, fino al Venezuela. Diverse dalla linea negoziale, giocata anche da dealer, che caratterizza l’azione di governo di Trump.

Da tempo segnali della frustrazione e di insoddisfazione venivano fatti uscire dalle fonti interne alla West Wing. Messaggi chiari sull’imminente licenziamento che girano da mesi. Addirittura era stato lo stesso presidente a parlare di lui come di “uno che vorrebbe fare una guerra diversa ogni mattina”, durante un’intervista.

“L’estromissione di John Bolton dal Consiglio per la Sicurezza Americana rimuove dall’amministrazione Trump il più forte elemento di resistenza all’agenda jacksoniana del presidente”, commenta Germano Dottori, docente di Studi strategici alla Luiss di Roma, tra gli studiosi più esperti sulla presidenza Trump (in edicola con “La visione di Trump”, Salerno Editrice), che da tempo sostiene questa dicotomia interna agli apparati statunitensi.

“Prevale la linea della non ingerenza e cede il partito del regime change. Si rafforza la possibilità di un’intesa con l’Iran e forse anche con la Russia. I rapporti non erano mai stati facili. Specialmente dopo le pressioni esercitate da Bolton per ottenere una politica più aggressiva nei confronti di Maduro. Il rispetto delle sovranità nazionali si conferma al cuore della postura trumpiana negli affari mondiali”, aggiunge Dottori.

Bolton è il terzo capo del National Security Council cambiato da Trump nel giro di questi primi tre anni di mandato: prima di lui era toccato, per ragioni diverse, a Michael Flynn e HR McMaster.

Fuori Bolton. Dottori: Trump rafforza la linea della non ingerenza

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