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La crisi libica e le sfide che si muovono nel cyber-spazio. Sono queste le minacce più preoccupanti per il nostro Paese secondo l’opinione pubblica della Penisola, seguite a stretto giro dalle tensioni tra Russia e Occidente, dal terrorismo jihadista e dall’ascesa del Dragone cinese. Lo certifica l’indagine “Gli italiani e la difesa”, condotta dal Laboratorio analisi politiche e sociali (Laps) dell’Università di Siena in collaborazione con lo Istituto affari internazionali (Iai) e presentata a Roma al Senato. Per affrontare “un quadro internazionale caratterizzato da numero sempre più crescente di fattori di incertezza e instabilità”, come lo ha definito il presidente dello Iai Ferdinando Nelli Feroci, i riferimenti per l’Italia restano la Nato e l’integrazione europea, almeno secondo gli intervistati.

LE MINACCE CHE PREOCCUPANO L’ITALIA

Sul fronte delle minacce, ha notato il direttore di Laps Pierangelo Isernia, a spaventare gli italiani è prima di tutto il terrorismo di matrice islamica, in cima alle lista delle preoccupazioni per l’82% degli intervistati. Seguono la situazione in Libia (74%), gli attacchi mossi nell’ambiente cibernetico e l’incertezza degli approvvigionamenti energetici (entrambi al 72%). I flussi migratori rappresentano una minaccia per il 69% del campione, mentre percentuali più basse sono state registrate per le tensioni tra Russia e Occidente, la situazione in Afghanistan e l’ascesa del Dragone cinesi, fenomeni che pure preoccupano la maggior parte degli intervistati. Considerando la sensazione di “peggioramento” su ognuna delle suddette voci, le priorità risultano due: la Libia e la cyber-security. Un quadro condiviso dal generale Luigi Francesco De Leverano, sottocapo di Stato maggiore della Difesa, che ha indicato la “due stelle polari” per affrontare la complessità del contesto securitario: Nato e Unione europea.

STATI UNITI O VECCHIO CONTINENTE?

E infatti anche gli italiani continuano a ritenere utili le storiche alleanze in cui si colloca la politica estera italiana. Per il 39% degli intervistati l’approccio cooperativo con Unione europea e Stati Uniti resta l’opzione preferita. Per il 42% è meglio cooperare con uno dei due, con una decisa preferenze per l’Ue (31%). Solo il 12% del campione ritiene migliore per la sicurezza nazionale una posizione autonoma. Considerando il dato combinato con le preferenze politiche, si nota che il 20% di coloro che si professano elettori del M5S prediligono l’opzione dell’autonomia, dato che scende al 15% tra gli elettori della Lega. Tra le opposizioni, gli elettori del centrosinistra prediligono al 58% la cooperazione con l’Ue, al 31% con entrambi e al 3% l’autonomia. Meno europeisti gli elettori del centro destra, che preferiscono al 49% la cooperazione con entrambi, all’11% con la sola Unione e al 27% con i soli Stati Uniti. Come notato da Donatella Tesei, presidente della commissione Difesa di palazzo Madama, ciò incarna “l’aspirazione storica dell’Italia a non isolarsi”.

TRA ALLEANZA ATLANTICA E DIFESA EUROPEA

Difatti, circa le alleanze internazionali, la Nato non cessa di ispirare fiducia negli italiani ed è vista di buon occhio dal 70% degli intervistati (secondo cui l’Italia deve continuare a farne parte), percentuale pressoché trasversale in tutti gli schieramenti, con un minino del 64% tra gli elettori M5S e un picco dell’80% tra quelli delle opposizioni. La maggioranza assoluta del campione si è detta inoltre favorevole al rafforzamento della Difesa europea e alle iniziative intraprese in tal senso da Bruxelles. Favorevoli a una maggiore integrazione industriale e militare nel Vecchio continente il 60% degli intervistati, contro 19% dei contrari.

IL PUNTO DI DONATELLA TESEI

Non a caso, ha detto nel suo intervento la Tesei, le iniziative intraprese da Bruxelles “rappresentano una grande opportunità che il Paese deve saper cogliere”. Per ora, circa il Fondo europeo di difesa da 13 miliardi di euro ormai prossimo all’approvazione, “il governo ha ottenuto importanti risultati, tra cui l’aver evitato l’ipotesi di un asse franco-tedesco nell’aggiudicazione dei fondi e la valorizzazione del ruolo delle Pmi. Eppure – ha chiosato la Tesei – c’è un elemento che la politica deve avere ben chiaro: oltre alle idee che non mancano alla nostra industria, per aggiudicarsi le risorse del Fondo ci voglio i finanziamenti nazionali”.

IL TEMA DELLA SPESA

Eppure, un campo su cui l’indagine ha rivelato risultati alterni è proprio quello degli investimenti nella difesa. “Il terreno – ha notato il direttore di Laps Isernia – resta molto scivoloso; raccogliervi un consenso solido risulta molto difficile”. Il 46% degli intervistati a cui sono state fornite informazioni risulta favorevole al sostegno delle spese militari, percentuale che scende al 35% per i non informati. Contrari rispettivamente il 44% e il 52%, con il resto della torta occupato dai “non saprei”.

IL RUOLO DELLE FORZE ARMATE

Un segnale in controtendenza rispetto ai compiti delle Forze armate su cui l’indagine riscontra le percentuali più elevate di “favorevoli”, tra l’altro proprio quelli in realtà più distanti dalla natura stessa dello strumento militare: l’assistenza in caso di calamità naturali, il contrasto al terrorismo e il controllo delle rotte marittime. Solo dopo vengono la difesa collettiva in ambito Nato e le missioni all’estero. Come ha notato il presidente di Leonardo Gianni De Gennaro, dallo studio è emerso dunque un concetto di difesa più ampio rispetto a quello a cui siamo abituati a pensare. Tra il contributo dei militari in casi di calamità naturali e quello nel contrasto alla minaccia terroristica, entrambi riconosciuti dagli intervistati, “la difesa è oggi chiamata a un ruolo che cambia, diventando parte di un sistema di sicurezza nazionale più ampio che coinvolge altre istituzioni, forze di polizia, accademia e industria”.

I SEGNALI AL GOVERNO

E proprio l’industria, ha aggiunto De Gennaro, è pronta a dare il suo contributo, pure nel presentare all’opinione pubblica le eccellenze del sistema-Difesa italiano e l’impatto positivo che ha sul complesso dell’industria nazionale. “La vera sfida – ha rimarcato il presidente di Leonardo – è cogliere la richiesta di sicurezza che traspare dalla ricerca e far capire che non è gratis, ma che comporta degli investimenti; forse c’è bisogno di comunicare meglio”. Ora, l’auspicio espresso dal presidente dello Iai Ferdinando Nelli Feroci è che i risultati dell’indagine Laps-Iai “aiutino chi ha responsabilità di governo a capire meglio il rapporto tra opinione pubblica e i temi della sicurezza e difesa, contribuendo così a rafforzare il sostegno nei confronti delle Forze armate e più in generale di tutto il settore”. È d’accordo Donatella Tesei, secondo cui “bisogna far conoscere meglio e di più il ruolo della nostra industria della difesa, di cosa significhi fare programmazione, innovazione e ricerca”.

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