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Sono ancora in corso le indagini sulle interferenze alle presidenziali del 2016 ed è da poco passata la tornata delle elezioni di Midterm, durante le quali il Cyber Command ha comunicato di aver fermato le attività dell’Ira, meglio nota come ‘fabbrica dei troll’ di San Pietroburgo. Eppure oltreoceano è già alta l’attenzione su che cosa Mosca starebbe già facendo, stavolta con una nuova strategia, per influenzare l’appuntamento del 2020 per scegliere il nuovo inquilino della Casa Bianca.

UN CAMBIO DI STRATEGIA

John Hultquist, direttore dell’intelligence analysis presso la società di cyber security FireEye, ha detto a Bloomberg – la novità sarebbe nel fatto che queste attività – già in parte rilevate dai colossi social – starebbero diventando più subdole. In particolare, invece di creare contenuti facilmente riconoscibili e quindi bloccabili, questi profili (forse gestiti dalla stessa Ira) starebbero amplificando materiale spesso legittimo, ma con un grande effetto polarizzante su temi con effetti divisivi sul pubblico americano.

I COMMENTI

Candid Wuuest, ricercatore di Symantec sentito dalla stessa agenzia, ha invece sottolineato che sarebbero in aumento i dispositivi hackerati da hacker russi che vengono utilizzati per creare account solo apparentemente autentici. Wueest ha anche affermato di aver osservato una riduzione nella creazione di nuovi contenuti tra il 2017 e il 2018, mentre stanno crescendo gli account e la ricerca di follower che potrebbero essere utilizzati o direzionati come diffusori di messaggi.
Tuttavia per Laura Rosenberg, direttore dell’iniziativa Alliance for Securing Democracy e senior fellow del think tank German Marshall Fund, Mosca starebbe cambiando le sue tattiche, “ma tutto ciò che viene descritto è ciò che i russi hanno fatto – niente di nuovo. Se vogliamo contrastare questo”, ha aggiuntosu Twitter, “dobbiamo smettere di combattere l’ultima battaglia e riscoprire il problema”.

LA DISINFORMAZIONE RUSSA NEGLI USA

Il tema, in effetti, continua ad essere considerato di primaria importanza dall’intelligence e dall’Fbi americane (lo ha spiegato in una recente uscita pubblica il numero uno del Bureau, Christopher Wray) e i suoi riflessi sono stati più volte analizzati oltreoceano.
Una buona sintesi è contenuta in due dossier – uno preparato dalla Oxford University in collaborazione con l’azienda di analisi dei dati Graphika, l’altro dalla Columbia University con la società texana di cyber sicurezza New Knowledge – elaborati per la commissione intelligence del Senato Usa.
Entrambi i lavori – diffusi a dicembre scorso – sono basati sull’analisi di milioni di post forniti dalle stesse aziende coinvolte, tutti colossi della Silicon Valley, intenti allora a collaborare con il Congresso e gli investigatori che – soprattutto nell’ambito dell’inchiesta sul Russiagate guidata dal procuratore generale Robert Mueller – si spendevano per far luce su quella che potrebbe essere la più grande operazione di influenza condotta sulla società americana. Secondo i documenti, tutte le piattaforme dei maggiori social media sarebbero state coinvolte in una operazione su vasta scala condotta dalla fabbrica dei troll di Mosca, l’Internet Research Agency. E non solo in vista del prima voto per la Casa Bianca nel 2016, ma anche almeno fino alla metà del 2017. Poi sono arrivate le Midterm. E ora, in previsione delle presidenziali del 2020, è già iniziata una nuova partita.

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