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Alla fine di un anno che lo ha visto sempre sulla cresta dell’onda, è proprio lui che si è meritato la medaglia del miglior politico del 2018.

Parliamo di Matteo Salvini, decretato, nel bene e nel male, sia dal Corriere della Sera sia da Libero il personaggio che ha fatto la differenza in politica.

Se da un lato qualche mugugno arriva dagli imprenditori del Nord e da chi non apprezza le misure sulla sicurezza e l’immigrazione, dall’altra parte le due testate ne menzionano l’abilità ad avere raggiunto obiettivi che in poco tempo lo hanno portato al centro del dibattito mediatico.

Obiettivi quelli raggiunti dal vice premier che gli hanno fatto guadagnare un 7,5 come voto dal Corsera. Perché nell’anno ha saputo portare la Lega a un livello nazionale mai raggiunto prima, ha consolidato la sua leadership nel centrodestra, ed è arrivato al Viminale prendendo decisioni anche molto criticate, ma che gli hanno dato ragione se poi nei sondaggi sembra volare.

Insomma un leader anche nella coalizione quella che descrivono Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero. Che sottolineano altresì quanto sia stato abile grazie a “un realismo politico che non si vedeva da anni” a stringere un’alleanza contrattuale con il Movimento 5 Stelle che nel documento finale ha ricalcato pressoché “le misure che erano contenute nel programma elettorale del centrodestra”.

E se il Corsera critica velatamente la smania di selfie che lo ha comunque reso bersaglio “facile” sui social, dall’altra Libero ne dà una lettura più ampia dell’uso pensato della comunicazione. Attraverso il contatto con il suo pubblico-elettore. Salvini ad oggi si è mostrato come “uomo del popolo in mezzo al popolo e al servizio del popolo”, sostiene Libero. Scalzando quindi anche il M5S che dalla rete è nato, ma ora sembra essersi arroccato nei palazzi. Non è un caso con queste premesse di comunicazione, concludono Becchi e Palma, che anche una parte di elettorato grillino si stia dirigendo verso la Lega.

E allora se l’anno di Matteo Salvini può essere incorniciato, cosa dovrà attendersi dal futuro? Un anno di sfide, a cominciare dalle Europee, fino alle comunali e regionali. Ma anche un continuo duello con quello che è il partito di coalizione, che non intende lasciare il terreno all’”avversario”. Basti pensare al ritorno, dato per certo, di Alessandro Di Battista.

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