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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scelto Jerome Powell per guidare la Fed, la Federal Reserve, ossia la banca centrale americana. Powell è considerato un’ottima scelta (“Shocking” ha scritto sul New York Times Steven Ratter, ex consigliere del Tesoro nell’amministrazione Obama e navigato executive di Wall Street: scioccante, ne ha beccata una, è il senso del suo op-ed) perché è da anni nel board dell’istituto ed è considerato tra i più esperti e qualificati.

LA CONTINUITÀ CON YELLEN

Ciò nonostante, il Wall Street Journal ha fatto notare che è la prima volta che in quarant’anni non viene chiesto all’uscente, nel caso Janet Yellen, di restare: ma non è una constatazione sconvolgente. Trump ne aveva promesso la testa urlando in campagna elettorale (“Dovrebbe vergognarsi”, diceva), poi è finito per apprezzare pubblicamente le qualità della colomba obamiana (“Una donna meravigliosa che ha fatto un lavoro straordinario” e “una persona spettacolare” ha detto durante la presentazione di Powell). La scelta conservativa di Trump – nel senso che ha pescato tra i membri dell’esecutivo interno – è un’altra delle ragioni per cui la nomina di Powell viene considerata un ottimo pick. Il nuovo presidente dovrebbe inoltre garantire la terzietà, per cui Yellen ha lottato, nell’operare la politica monetaria del Federal open market committee (Fomc), che è il braccio operativo dalla Federal Reserve, sganciata dalle pressioni e intromissioni della Casa Bianca. Powell è anche il meno politicizzato dei concorrenti in lizza: uno di quelli considerati più papabili fino a un paio di mesi fa, Gary Cohn, ha pagato il disallineamento da Trump dopo le reazioni ai fatti di Charlottesville; altri l’essere troppo vicini allo Studio Ovale. Powell trova anche la sponda favorevole del segretario al Tesoro Steve Mnuchin.

TRUMP E LA SUA FED

Il rischio più grosso è quello legato alle visioni di Trump e di alcuni suoi collaboratori, che non vogliono in alcun modo mettere limiti all’azione dell’industria finanziaria. Però Trump, nonostante davanti a lui si stia trovando davanti la possibilità di costruire una Fed su misura – visto che oltre al presidente ci sono altre posizioni centrali da nominare – ha scelto la strada del deal, del compromesso. Powell è un nome che accontenta tutti: farà da mediatore tra i falchi degli schieramenti contrapposti, quelli che chiedono mani libere per Wall Street e quelli che per istinto ideologico le vorrebbero legare con le manette quelle mani. Powell è il nome che Financial Times e Wall Street Journal avevano in testa quando chiedevano a Trump di intraprendere la strada della moderazione, ben consapevoli che in qualche modo il presidente avrebbe voluto smarcarsi dal predecessore Barack Obama e non riconfermare Yellen.

(Foto: Youtube, White House Videos, screenshot)

Perché Powell alla Fed è il frutto dell'art of deal di Trump

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