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La giornata del Papa in terra cubana si è aperta prestissimo, con il giro in papabile nella Piazza della Rivoluzione, che alle ore 9 locali ha visto la celebrazione della santa messa. La location scelta è la medesima delle grandi celebrazioni di Giovanni Paolo II nel 1998 e di Benedetto XVI tre anni fa, anche se stavolta l’altare è stato posto a lato del gigantesco ritratto stilizzato di Ernesto Guevara. L’omelia del Pontefice è stata tutta incardinata sul Vangelo del giorno: “I discepoli discutevano su chi dovesse occupare il posto più importante, su chi sarebbe stato il privilegiato, su chi sarebbe stato al di sopra della legge comune, della norma generale, per mettersi in risalto con un desiderio di superiorità sugli altri”. Gesù – ha chiosato Francesco – “sconvolge la loro logica dicendo loro semplicemente che la vita autentica si vive nell’impegno concreto con il prossimo”.

“IL SERVIZIO NON E’ MAI IDEOLOGICO. NON SERVE IDEE, MA PERSONE”

Ed è su questo punto che il Papa si è soffermato: “L’invito al servizio presenta una peculiarità alla quale dobbiamo fare attenzione. Servire significa, in gran parte, avere cura della fragilità. Avere cura di coloro che sono fragili nelle nostre famiglie, nella nostra società, nel nostro popolo”. “Il cristiano è sempre invitato a mettere da parte le sue esigenze, aspettative, i suoi desideri di onnipotenza davanti allo sguardo concreto dei più fragili”. Quel che si deve fare, è “guardarci dall’alto servizio, dalla tentazione del servizio che ’si’ serve. Esiste una forma di esercizio del servizio che ha come interesse il beneficiare i ‘miei’, in nome del ‘nostro’. Questo servizio lascia sempre fuori i ‘tuoi’, generando una dinamica di esclusione”. Il servizio, ha scandito il Pontefice, “non è mai ideologico, dal momento che non serve idee, ma persone”.

LA CRITICA ALL’ELITARISMO

E a proposito di servizio, Bergoglio ha sottolineato che “lontano da ogni tipo di elitarismo, l’orizzonte di Gesù non è per pochi privilegiati capaci di giungere alla ‘conoscenza desiderata’ o a distinti livelli di spiritualità. L’orizzonte di Gesù è sempre una proposta per la vita quotidiana, anche qui, nella ‘nostra’ isola; una proposta che fa sempre sì che la quotidianità abbia il sapore dell’eternità.

L’INCONTRO CON FIDEL CASTRO

Terminata la messa, Francesco si è recato nella casa di Fidel Castro, dove ha incontrato l’anziano leader cubano per circa trenta minuti, alla presenza dei familiari. Il Vaticano ha fatto sapere che non diffonderà alcuna foto o filmato del colloquio, durante il quale Fidel ha posto molte domande al Papa (come già aveva fatto tre anni fa con Benedetto XVI). Il Pontefice ha donato a Castro diversi libri, una copia dell’enciclica Laudato si’, una dell’esortazione Evangelii Gaudium e qualche cd con le incisioni dei sermoni di padre Llorente, che fu professore di Fidel. Quest’ultimo ha regalato al Papa il libro “Fidel e la religione”, di Frei Betto.

L’APPELLO PER LA COLOMBIA

All’Angelus, il Papa ha lanciato un appello per la Colombia, “i cui figli, con sforzo rinnovato e mossi dalla speranza, stanno cercando di costruire una società pacifica. Che il sangue versato da migliaia di innocenti durante tanti decenni di conflitto armato, unito a quello di Gesù Cristo sulla Croce, sostenga tutti gli sforzi che si stanno facendo, anche in questa bella isola, per una definitiva riconciliazione. E così la lunga notte del dolore e della violenza, con la volontà di tutti i colombiani, si possa trasformare in un giorno senza tramonto di concordia, giustizia, fraternità e amore, nel rispetto delle istituzioni e del diritto nazionale e internazionale, perché la pace sia duratura”.

LE PAROLE DI FRANCESCO ALL’ARRIVO

E di pace, Francesco, aveva parlato anche il giorno prima, nel suo intervento all’aeroporto José Marti, dove era stato accolto dal cardinale Jaime Ortega y Alamino e dal presidente Raul Castro. Il Pontefice, dopo i rituali ringraziamenti alle autorità e a tutto il popolo cubano, aveva sottolineato l’importanza del riavvicinamento diplomatico con gli Stati Uniti d’America. Non ha parlato d’embargo, ma ha significativamente citato la frase storica che Giovanni Paolo II pronunciò diciassette anni fa nello stesso luogo: “Cuba si apra con tutte le sue magnifiche possibilità al mondo e il mondo si apra a Cuba”. Francesco ha osservato come sia ormai avviato “il processo di normalizzazione delle relazioni tra due popoli, dopo anni di allontanamento. E’ un segno del prevalere della cultura dell’incontro, del dialogo, del sistema della valorizzazione universale… sul sistema, morto per sempre, di dinastia e di gruppo”.

IL DISCORSO DI RAUL CASTRO

Di diverso tenore, invece, come del resto era lecito attendersi, il taglio dato da Raul Castro al suo discorso. Ha ricordato il fratello Fidel e il suo impegno nel campo dello sviluppo e dell’ambiente, quindi ha confermato pubblicamente “l’apprezzamento” per il sostegno dato dalla Santa Sede nel favorire il dialogo tra gli Stati Uniti e Cuba: “Il ristabilimento delle relazioni è stato un primo passo nel processo di normalizzazione delle relazioni tra i due paesi”. Molto resta da fare, ha chiarito il presidente, a cominciare dall’eliminazione dell’embargo “crudele, immorale e illegale”. Castro ha domandato anche un gesto di buona volontà da parte di Washington, quale è “la restituzione della base navale di Guantanamo”.

IL PROGRAMMA

Nella tarda serata italiana, il Papa si è recato nella cattedrale metropolitana per la celebrazione dei vespri con i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i seminaristi. Successivamente, ha incontrato i giovani del centro culturale padre Félix Varela. Lunedì mattina partirà per Holguin, dove celebrerà la messa e benedirà la città. Nel pomeriggio locale, trasferimento a Santiago.

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