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Nell’appena pubblicato Rapporto della Marina Militare per il 2023 sono stati individuati alcuni fattori chiave che stanno condizionando lo scenario marittimo internazionale e, più in generale, lo sviluppo e l’evoluzione degli strumenti militari ed il quadro geostrategico complessivo. Nello specifico, questi fattori sono:

• la centralità del valore della rete globale delle infrastrutture critiche subacquee;
• la pervasività e efficacia dei sistemi unmanned aerei, di superficie e subacquei;
• la sicurezza dei colli di bottiglia marittimi;
• la disponibilità misurata di mezzi ad alta tecnologia vs moltitudine di sistemi low-tech.

L’importanza della dimensione underwater e della sua tutela – e, perché no, del suo utilizzo in chiave offensiva – ma anche di quella “tradizionale” di superficie, con sfide che minacciano l’integrità dei commerci internazionali e, nello specifico, del potenziale italiano quale collettore delle rotte (la crisi del Mar Rosso), è tenuta in grande considerazione dalla Marina Militare.
Entrambe le questioni, che potrebbero essere definite, appunto, “strategiche”, vanno ad inglobare i fattori “tattici” ed evolutivo-dottrinari dell’analisi, che sono quelli collegati allo sviluppo delle nuove tecnologie ed al loro utilizzo su un campo di battaglia che è sempre più multidominio.

Secondo parte della teoria, infatti, l’utilizzo massiccio dei droni e la facilità del loro reperimento sul mercato e di adattabilità a contesti militari, nonché l’abbattimento dei costi di mantenimento ed utilizzo, segnerebbero l’avvento di una vera e propria rivoluzione sia in ambito tattico, sia in ambito strategico, anche per la conduzione della guerra navale.

La discrasia tra costi proibitivi di produzione/utilizzo e i modesti risultati ottenuti dai mezzi definiti ad “alta tecnologia” nel contrasto a quelli “low-tech” è uno dei temi centrali del dibattito – non solo confinato tra tecnici – che sta emergendo a fronte dell’utilizzo di sciami di droni nei teatri aereo e terrestre e delle lezioni impartite dalla “mosquito fleet” ucraina alla Flotta russa del Mar Nero in quello marittimo.

Anche la crisi del Mar Rosso sta dimostrando, per esempio, che l’utilizzo di costosissimi missili per abbattere droni commerciali è una scelta antieconomica, tipica di una dottrina – decisamente da rivedere – che considera queste risorse “illimitate”, dunque adatte per qualunque tipo di risposta, tanto difensiva quanto offensiva. Questo ha spinto alcune delle marine partecipanti alle operazioni di contrasto alle aggressioni degli Houthi ad approntare altre tattiche di contrasto ai droni, come l’utilizzo dell’artiglieria convenzionale in luogo dei missili, di gran lunga più efficace contro questo tipo di sistemi e meno dispendiosa (e su questo l’approccio di Nave Caio Duilio ha fatto scuola nel Mar Rosso).

Il fulcro dell’evoluzione tecnologico-dottrinaria della Marina Militare italiana resta il Future Naval Combat System 2035, che punta a coniugare la rapidità di schieramento e rischieramento delle navi (che è una specifica del “genoma” navale nazionale fin dai tempi della Regia Marina), riduzione dei costi di gestione, automazione/remotizzazione dei processi, ruolo maggiore per le piattaforme unmanned. Il tutto, nel quadro di una “balanced fleet”, che è l’unica configurazione idonea per una forza navale che abbia compiti ed ambizioni “oceaniche” nell’attuale mondo instabile.

In un ambiente vasto come quello del “Mediterraneo allargato”, l’integrazione Manned UnManned-Teaming (MUM-T) per la Marina Militare diventa essenziale, nonché uno strumento che permetterebbe di accrescere le proprie capacità di intelligence surveillance & reconnaissance (ISR), guerra sottomarina, cacciamine e operazioni speciali, trasporto e logistica, riducendo i costi in termini economici per il mantenimento di un controllo capillare del mare e della sua difesa, aumentando, parimenti, il proprio coefficiente di potenza generale.

Questioni strategiche e tattiche del Rapporto della Marina 2023

Di Filippo Del Monte

Il fulcro dell’evoluzione tecnologico-dottrinaria della Marina Militare italiana resta il Future Naval Combat System 2035, che punta a coniugare rapidità di schieramento delle navi, riduzione dei costi di gestione, automazione/remotizzazione dei processi. Il tutto nel quadro di una “balanced fleet”. L’intervento di Filippo De Monte, Geopolitica.info

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