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Ci voleva tutto il coraggio dimostrato nell’attività di magistrato prima e poi di attento osservatore dei fatti della giustizia – con articoli e libri tutti lucidi e inoppugnabili – per assumere il ruolo di Guardasigilli. Carlo Nordio ha preso sulle spalle una delle sfide più pesanti di questa legislatura e di questo governo. Con tutto il rispetto e l’ammirazione che merita il ministro mi permetto un “caveat”.

Per esperienza diretta so bene quanto i percorsi della giustizia possono fare male, anche a chi non ha nulla da farsi perdonare. Tutto quello che attiene alla sfera della libertà personale tocca la carne e il cuore delle persone. Solo i provvedimenti sulla salute sono altrettanto sensibili rispetto a quelli che normano le attività giudiziarie e le possibili e conseguenti limitazioni della libertà.

Sentire promettere ponti e grandi opere, o grandi riforme sulla concorrenza o nel turismo è impegnativo per chi le azzarda; può essere una delusione per chi le attende e ci spera, ma si tratta pur sempre di materie “rinunciabili”. Senza far confronti con i valori “non negoziabili” evocati nel Magistero della Chiesa dall’allora cardinale Ratzinger, nel 2002, ci sono certamente materie che per delicatezza ed essenzialità richiedono una cura particolare, anche nella comunicazione.

Si può dibattere e confrontarsi su tutto, ma chi soffre o chi è impedito nella sua libertà non ha voglia di discutere o di esercitarsi in questioni teoriche. Cerca risposte pragmatiche. E se si parla di riforme, pretende le categorie della “necessità e urgenza” che non a caso distinguono gli atti ordinari del governo da quelli eccezionali della decretazione.

Una riforma complessiva del sistema giudiziario è prospettiva di legislatura, certo. Ma le modifiche di alcune evidenti storture del percorso possono (debbono?) essere sottratte alle architetture infinite e inserite in processi decisionali rapidi e urgenti.

La diffusione “pilotata e arbitraria” delle intercettazioni è una “porcheria” secondo Nordio. Sottoscrivo. Ma aver sostenuto la necessità di intervenire su questo tema imporrebbe un’azione conseguente. E come non sottoscrivere le parole di Nordio, quando, pochi giorni fa ha detto, a proposito di carcerazione preventiva: “Il paradosso più lacerante è che, tanto è facile oggi entrare in prigione prima del processo, da presunti innocenti, quanto è facile uscirne dopo la condanna, da colpevoli conclamati. Orbene, la custodia cautelare, proprio perché teoricamente confligge con la presunzione di innocenza, non può essere demandata al vaglio di un giudice singolo”. Il Gip “monocratico” è troppo esposto a queste aberrazioni. Facciamo tre membri? Bene, ma passiamo dalle parole ai fatti.

Di fronte a una generosa attività di denuncia delle criticità del nostro sistema giudiziario il ministro Nordio dovrebbe produrre fatti legislativi o amministrativi. Intendiamoci, al governo Meloni e ai suoi ministri, sembra spesso di chiedere in due mesi il cambiamento radicale di troppe “partite”. Se i ritardi sul Pnrr sono evidentemente frutto di atti precedenti all’attuale governo, se l’entità e la qualità della manovra finanziaria sono difficilmente separabili da quanto fin qui condotto dal governo precedente – le discontinuità su alcune materie richiedono tempo e oculatezza – ci sono questioni dirimenti. E spesso sono collegate ai temi dei valori “non negoziabili”. Libertà e salute.

Non voglio fare il suggeritore di nessuno. Non ne ho capacità né intendimento. La competenza del ministro Nordio è una delle ricchezze invidiabili di questo governo. Ma prima che le voci di parte, di partito, di casta raggiungano l’effetto di annegare le intenzioni del ministro in banali giochi di parole – il “sinistro della Giustizia” è una delle peggiori esibizioni verbali cui è stato fatto segno il ministro – mi permetto di chiedere a Carlo Nordio di mettere mano agli atti che si possono fare subito, in attesa di una riforma di sistema che richiede tempo e consenso politico.

Ci sono domande di libertà e di equità di fronte al sistema della Giustizia che attendono una risposta urgente. Cittadini (e imprese) hanno bisogno di ripristinare un rapporto di fiducia con le istituzioni, che passa anche (e soprattutto) dalla garanzia delle libertà personali. Il giustizialismo non fa mai giustizia.

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Ci sono domande di libertà e di equità di fronte al sistema della Giustizia che attendono una risposta urgente. Cittadini (e imprese) hanno bisogno di ripristinare un rapporto di fiducia con le istituzioni, che passa anche (e soprattutto) dalla garanzia delle libertà personali. Il giustizialismo non fa mai giustizia. Il commento di Antonio Mastrapasqua

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