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Grande finanziatore globale o trappolone? Mai come oggi la reputazione della Cina è messa a dura prova. Come raccontato a più riprese da Formiche.net, i Paesi che hanno contratto prestiti con il Dragone si sono ritrovati spesso e volentieri nei guai, ovvero con un debito doppio rispetto alla cifra originaria. E questo per colpa della natura a dir poco opaca di tali finanziamenti, intrisi di clausole a trabocchetto e vincoli molto stringenti in termini di trasparenza.

Ora, anche la Bbc ha deciso di accendere un faro sull’immane flusso di denaro che dalla Cina ha invaso molte economie, spesso inserite nello scacchiere della Via della Seta, dedicando alla questione un editoriale, che parte da una domanda di fondo che è anche il titolo dell’editoriale stesso: China, big spender or loan shark? Ovvero, la Cina è solo un grande prestatore di denaro o qualcosa di più simile a un usuraio? “Pechino oggi distribuisce almeno il doppio del denaro per lo sviluppo dei Paesi, rispetto a quanto fatto dagli Stati Uniti e da altre grandi potenze”, scrive la media company inglese.

“L’enorme quantità di prestiti cinesi è sorprendente, oltre 800 miliardi di dollari a 165 Paesi in 18 anni. Gran parte di questo denaro è legato all’ambiziosa strategia della Belt&Road voluta dal presidente cinese Xi Jinping. Tuttavia, numerosi economisti temono che i prestiti cinesi, ad alto interesse e che finanziano molti progetti, stiano costringendo le popolazioni dei Paesi in via di Sviluppo, ignare, a indebitarsi alle stelle.

La Bbc cita alcuni esempi. “Il Laos ha dovuto sottoscrivere un prestito di 480 milioni di dollari con una banca cinese per finanziare una ferrovia. Ora, la maggior parte della linea ferroviaria è sì di proprietà di un gruppo ferroviario cinese, ma secondo i torbidi termini dell’accordo a monte del prestito, il governo laotiano è responsabile del debito della ferrovia. Risultato? L’accordo squilibrato ha portato le agenzie di rating internazionali a declassare il rating creditizio del Laos allo status di spazzatura”. Di più. “Nel settembre 2020, sull’orlo della bancarotta, il Laos ha venduto un importante asset alla Cina, cedendo parte della sua rete energetica per 600 milioni di dollari al fine di chiedere la cancellazione del debito dai creditori cinesi. E tutto questo prima ancora che la ferrovia abbia iniziato a funzionare”.

Intanto, come ampiamente previsto, il colosso immobiliare Evergrande, che ieri avrebbe dovuto staccare la cedola su un bond in dollari in mano agli investitori esteri, non ha di fatto pagato, secondo Bloomberg e Reuters. Si tratta del secondo caso dopo quello della settimana scorsa, mentre a ottobre è in scadenza la cedola di una terza obbligazione (per 180 milioni di dollari) di questo gigante colpito da 305 miliardi di dollari di debiti che il governo sta cercando di portare ad un default controllato.

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