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C’è una questione “legislativa” che da tempo pesa sul Paese, sui diritti, sui doveri, sugli interessi legittimi, sulle aspettative dei cittadini che a causa di una legislazione confusa e spessa incomprensibile spesso sono traballanti e non chiare. I governi Conte e specialmente il governo Conte giallo-rosso hanno contribuito, con la giustificazione forzata della risposta all’emergenza della pandemia, a peggiorare ulteriormente la qualità delle leggi.

Già Matteo Lombardo, personaggio del Purgatorio della Divina Commedia di Dante si chiedeva: “Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?”. È noto che buona parte della legislazione nasce in seno ai governi, ma purtroppo oggi, visto anche il decadimento della qualità media dei parlamentari, in vari casi, il Parlamento contribuisce a peggiorarle. La performance normativa più significativa del governo Conte 2 è stato il decreto rilancio, fatto di ben 256 articoli, per 495 pagine e 110mila parole complessive. Mentre contemporaneamente il Cares Act americano conteneva un numero di parole di meno di 1/3. Inoltre mentre il decreto rilancio italiano conteneva 600 misure, il Cares Act che, ha mobilitato molte più risorse e molto più snelle ed efficaci per i cittadini e gli operatori ne conteneva solo 100. In quella occasione, un grande esperto come Sabino Cassese scrisse sul Corriere della Sera, in riferimento al decreto rilancio, che “alcune norme sembrano scritte da un teologo medievale”.

Si sa che oramai in larga parte si legifera per decreti legge e tutto sommato bisogna riconoscere che la qualità media della normazione nei decreti con il governo Draghi è migliorata anche perché Draghi e alcuni suoi ministri, specie quelli tecnici, si avvalgono di legisti di una qualità superiore a quella media dei legisti del governo Conte 2 e ancor più rispetto al governo Conte 1. Rimane però il problema dell’eccesso di proliferazione di decreti legge, per i quali l’ordinamento non prevede l’Analisi di Impatto della Regolamentazione (AIR), a differenza di quanto avviene per i disegni di legge ordinari di iniziativa del governo. Ma soprattutto si nota oggi un contributo del Parlamento allo scadimento della qualità della normazione e della qualità dei decreti.

È stato di pochi giorni fa in occasione del suo ottantesimo compleanno l’allarme segnato dal Presidente della Repubblica Mattarella rispetto ad un decreto legge, in riferimento all’inserimento da parte delle Camere di norme del tutto eterogenee rispetto al contenuto del provvedimento originario. Si è infatti invalso quest’uso di inserire nell’iter di conversione disposizioni spesso molto eterogenee rispetto alle tematiche disciplinate con il decreto legge originario, contrariamente a quanto ha stabilito in più occasioni la Corte Costituzionale: ciò grazie anche al decadimento della qualità media dei nostri legislatori. Questa prassi offende non solo il principio di omogeneità dei decreti ma anche la possibile chiarezza dei testi legislativi, nell’interesse degli operatori e dei cittadini. Il monito fermo di Mattarella a prestare maggiore attenzione rispetto alle norme inserite nei decreti di conversione dovrebbe avere un seguito, anche se tutti conosciamo i vizi del nostro Parlamento.

Si tratta di un monito indiretto anche al governo che, in vari casi, anche se minori rispetto a quello che avveniva con i governi Conte, si avvale della necessità e urgenza anche per disciplinare materie non sempre strettamente omogenee, come avviene nel caso dei cosiddetti detti decreti legge omnibus. Le questioni che pesano sulla qualità e sulla quantità della legislazione non si fermano qui, ma ritengo di aver evidenziato alcuni punti attuali e cruciali. Questo perché la scarsa qualità e la scarsa leggibilità degli atti normativi pesa gravemente sull’attività della burocrazia e su interessi fondamentali degli operatori e dei cittadini.

Il pasticcio dei decreti non colpisce solo le istituzioni ma i cittadini

Il monito fermo di Mattarella a prestare maggiore attenzione rispetto alle norme inserite nei decreti di conversione dovrebbe avere un seguito, anche se tutti conosciamo i vizi del nostro Parlamento. La scarsa qualità e la scarsa leggibilità degli atti normativi pesa gravemente sull’attività della burocrazia e su interessi fondamentali degli operatori e dei cittadini

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