Skip to main content

Le recenti polemiche sull’Intelligence hanno richiamato l’attenzione sull’opportunità di sottrarre una materia tanto delicata alle liti politiche. In Italia è stata avanzata più volte la proposta di istituire un National security council (Nsc) secondo l’esempio americano. La proposta è di grande interesse e pone urgentemente al centro del dibattito temi che meriterebbero una riflessione più approfondita rispetto a quella svolta sinora. Occorre tuttavia maggiore precisione nel definire i termini della questione per evitare imprecisioni, ambiguità e confusione. Quale funzione assolve il Nsc americano?

Da quando è stato istituito nel 1947 per supportare il presidente in materia politica estera, difesa, Intelligence ed economia, il Nsc ha garantito il necessario coordinamento tra i dipartimenti governativi e la Casa Bianca. Al suo interno si riuniscono i principali attori responsabili per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il Nsc è inoltre dotato di un proprio staff e le sue attività sono organizzate all’interno di un sistema di commissioni multilivello. Il consigliere per la sicurezza nazionale (incarico non elettivo di nomina presidenziale) gestisce l’agenda quotidiana del presidente in materia di sicurezza ed è supportato dallo staff nella stesura di documenti classificati da sottoporre ai membri del consiglio.

L’esempio americano ci invita a riflettere sul carattere poliedrico del concetto di sicurezza nazionale, non riducibile alle più specifiche attività di Intelligence. La sicurezza dei propri cittadini e del proprio territorio rientra tra i doveri fondamentali di ogni governo. La sicurezza nazionale chiama in causa una pluralità di ambiti (difesa, Intelligence, politica estera e cooperazione internazionale, commercio internazionale, sicurezza interna, cyber-sicurezza) e definisce un insieme dinamico di sfide e problemi che richiedono risposte adeguate e coerenti. Si tratta di un compito complesso e al tempo stesso indispensabile per assicurare le ambizioni di ogni governo sulla scena internazionale.

L’Italia non dispone attualmente di un organismo analogo al National security council americano. Presso la presidenza del Consiglio dei ministri è presente il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (Cisr), un organismo di consulenza e deliberazione sugli indirizzi e le finalità generali specifiche dell’Intelligence. Ammesso (e non concesso) che la principale esigenza italiana sia una maggiore indipendenza dell’Intelligence, allora il modello a cui rivolgersi non è il Nsc americano, in cui vige il primato della politica sulla burocrazia. Se si cerca l’indipendenza dalla politica e dai partiti occorre guardare ad altri esempi. Le tensioni verificatesi negli ultimi anni tra il presidente Trump e il Nsc ci ricordano che i contrasti tra politica e burocrazia non rappresentano una anomalia imputabile a indebite intromissioni politiche bensì l’esito fisiologico della mancanza di fiducia reciproca. Se invece, come ritiene chi scrive, la nostra principale esigenza è una cooperazione politica rafforzata in materia di sicurezza nazionale (non solo per l’Intelligence), allora il Nsc può fornire un valido modello.

Anche la Gran Bretagna ha istituito nel 2010 il proprio National security council, traducendo l’esempio americano all’interno del proprio sistema di governo. Quello inglese rappresenta probabilmente l’esempio più appropriato alle esigenze del nostro Paese, per via del comune sistema parlamentare. Un Consiglio per la sicurezza nazionale fornirebbe un forum per il dialogo e il coordinamento interministeriale garantendo una maggiore regolarità ed efficienza nei processi decisionali, una elaborazione strategica più sistematica e la costante attenzione del presidente del Consiglio in materia grazie al supporto di un apposito consigliere per la sicurezza. L’esempio americano e britannico ci invita tuttavia a una riflessione disincantata sulla condizione del Paese. Cosa accadrebbe se si istituisse un Consiglio per la sicurezza nazionale nelle condizioni attuali?

Il rischio di vedersi moltiplicare al suo interno le divisioni già presenti nella maggioranza di governo è molto elevato. Un consiglio interministeriale sul modello anglo-americano richiederebbe inevitabilmente il rafforzamento, attraverso modifiche costituzionali, della figura del presidente del Consiglio. Un simile organo presuppone infatti l’esistenza di un potere esecutivo coeso e di partiti fortemente intenzionati a condurre una politica estera corrispondente all’interesse nazionale. Si tratta di due elementi rari in un Paese come l’Italia che fatica ad accettare gli oneri politici e materiali connessi a una presenza attiva sulla scena internazionale.

L’assenza di una nozione condivisa di interesse nazionale nell’attuale classe politica è un limite culturale di lungo corso che non verrà direttamente colmato mediante l’istituzione di nuovi organi o comitati. Da solo un Consiglio per la sicurezza nazionale non colmerà le nostre lacune storiche. Senza uno sforzo di maturazione politica anche i migliori modelli organizzativi sono destinati all’impotenza. L’istituzione di un Consiglio per la sicurezza nazionale rappresenterebbe un passo in avanti necessario ma non sufficiente per risolvere le mancanze italiane, che sono di carattere etico-politico prima ancora che istituzionali. Un dibattito più ampio su questi temi consentirebbe sicuramente alle proposte recenti di acquisire maggiore profondità, aumentando le proprie possibilità di successo.

Un National security council per l’Italia. L'analisi di Mesini

Di Lorenzo Mesini

Dopo le polemiche sulle attribuzioni per le posizioni di Intelligence, da più parti ci si interroga sulla capacità italiana di esprimere una politica di sicurezza e difesa coerente e attenta agli interessi nazionali del Paese. Perché non dotarsi di un Consiglio di sicurezza nazionale sul modello americano e britannico? L’analisi di Lorenzo Mesini, PhD in Filosofia presso la Scuola normale superiore di Pisa

Il caso Gamestop e il pericolo per l'ordine pubblico economico. L'analisi di Monti

La possibilità che individui organizzati possano alterare le dinamiche del mercato finanziario pone un problema di ordine pubblico economico. Purtroppo, irrisolvibile. L’analisi di Andrea Monti, professore incaricato di diritto dell’Ordine e della sicurezza pubblica all’università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara

Tesla macina utili ma non vendendo auto. Un "dettaglio" che rischia di farla implodere?

Nel 2020 l’azienda delle auto elettriche guidata dall’imprenditore sudafricano ma naturalizzato statunitense ha chiuso con 721 milioni di utili, dopo perdite per quasi 900 milioni. Più che delle vendite, merito dei crediti ambientali ceduti per milioni di dollari a quei costruttori che non rispettano i parametri di emissioni di Co2. Un Eldorado che, presto o tardi, finirà

Indo-Pacifico. Se anche Biden vuole implementare il Quad

Linea chiara di Biden anche sul Quad: la partnership con India, Australia e Giappone va istituzionalizzata e implementata come forma di contenimento della Cina. Un altro tassello dell'”alleanza delle democrazie” che gli Stati Uniti vogliono creare (anche) nella regione

Joe Biden

Diplomazia, sanzioni e stretta all’export. La ricetta di Feldstein (Carnegie) contro i tecno-regimi

Le democrazie si devono unire per affrontare la sfida dei tecno-regimi, a partire da Cina e Russia. Come? Diplomazia, sanzioni e controlli sull’export, risponde Steven Feldstein, senior fellow del Democracy, conflict and governance program presso il Carnegie Endowment for International Peace

Un governo fondato sul “contratto” sarà bruciato dalla pandemia. Scrive Malgieri

Il documento è  un escamotage, un espediente, una carta d’imbarco nel nuovo esecutivo. Nessuno sarà tanto ingenuo da ritenere che sia intoccabile. In crisi non è una formula o una maggioranza, bensì il sistema politico-istituzionale che rivela che ben altri strumenti occorrerebbero per superarla o quantomeno contrastarla. Il commento di Gennaro Malgieri

Angi, manifesto per la mobilità del futuro tra innovazione e sostenibilità

In un’economia sempre più orientata al digitale, abbracciando quelle che sono le nuove tecnologie abilitanti, diventa fondamentale guardare al futuro all’insegna della sostenibilità. È così che nasce il manifesto dell’Associazione Nazionale Giovani Innovatori - ANGI sulla smart mobility destinato al decisore pubblico come contributo e linea guida per la mobilità del futuro. iniziativa realizzata in collaborazione con diversi partner sostenitori…

Turchia e Libia, cosa chiedono gli Usa all’Italia. Parla il gen. Camporini

L’Italia ha ruolo strategico per la sua collocazione nel Mediterraneo, sempre riconosciuto dagli Stati Uniti. Tuttavia, non basta avere le capacità, serve avere la volontà politica di utilizzarle. Intervista con generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa

Usa e Russia, nuove schermaglie nell'Egeo. Il risiko nei Balcani

La Grecia da cenerentola d’Europa è diventata snodo di tre gasdotti, il Tap (operativo), il Tanap (verso i Balcani) e l’Eastmed (da Israele al Salento). Abbastanza per innescare una buona dose di tensioni che investono anche altre dinamiche (Turchia, Iran, IS, Balcani)

Tra Italia e Arabia Saudita c’è un’amicizia secolare. I parlamentari che si schierano con Riad

Un gruppo di parlamentari italiani si schiera a favore del Regno di Mohammed bin Salman, “tra i più importanti elementi di stabilità nell’area del Medio Oriente”, e il cui programma “Vision 2030” rappresenta un punto di riferimento per gli altri paesi. La nota in anteprima su Formiche.net

×

Iscriviti alla newsletter